Storie ordinarie di cronaca giudiziaria e di ordinaria violazione dell'art. 114 c.p.p.
Ieri, domenica 3 aprile, su un importante quotidiano nazionale ed altri mezzi di informazione compare la notizia che è indagato il Vescovo di Cassino, causa la denuncia di un seminarista, inviata per lettera nel dicembre 2015 al Procuratore della Repubblica di quella città.
Si apprende dall’articolo (cronaca nazionale, quattro colonne, taglio alto, in grandissima evidenza: “Indagato il Vescovo di Cassino. Il pm: ha molestato 8 seminaristi”) di otto seminaristi molestati, di seduzioni erotiche “non precisamente soft”, di otto verbali raccolti in tre mesi dagli investigatori che, naturalmente - non sia mai - “confermerebbero” la denuncia del seminarista.
E si dà atto che nessun provvedimento è stato notificato al Vescovo, né vi sono state perquisizioni o acquisizioni di documenti degli investigatori “coordinati dal questore Santarelli”.
Si legge ancora che solo il giorno precedente era “trapelato” qualcosa dalle “felpate indagini” (!) del Procuratore Capo dopo che alcuni “cronisti locali” avevano diffuso la (falsa) notizia di una “chiusura indagini” nei confronti del Vescovo.
Il Procuratore conferma l’inchiesta, ma puntualizza che non si è arrivati ad alcuna conclusione.
Inutile cercare di raggiungere il Vescovo, scrive la cronista, dato che sta “cresimando un gruppo di studenti”, ma che nel pomeriggio - si dà atto nell’articolo - diffonde una nota scritta sulla infondatezza delle accuse, sul fatto che non aveva ricevuto alcuna notizia delle stesse in precedenza e adombrando possibili vendette (seminaristi respinti).
A tempo di record (la giustizia a Cassino è efficiente, per fortuna, siamo certi per tutti), sullo stesso quotidiano viene oggi pubblicata la notizia (già ieri pomeriggio on line): una colonnina marginale: “Il caso” - “Il pm chiede l’archiviazione per il vescovo di Cassino”. E nel brano si comunica che per un “vizio di forma” (manca la querela), il Procuratore capo ha richiesto l’archiviazione e la vicenda “sembra destinata a rimanere in ambito religioso”.
Segue una singolare spiegazione del cronista (si parla di inchiesta originata non più da una lettera al Procuratore della Repubblica, ma ad un quotidiano romano; di carenza di “denuncia”; di “tre mesi di tempo” - sic - per “sporgere” una denuncia “formale” in caso di reati sessuali; in caso contrario, “senza nuovi indizi” non è possibile andare avanti; di fatti incerti).
Sintesi: a prescindere, come sempre, dal merito dei fatti, che non si conoscono, ecco un ordinario caso di cronaca giudiziaria.
L’indagato apprende dai mezzi di informazione di essere stato denunciato, viene linciato e fatto a pezzi dalla stampa prima di ogni accertamento sulla fondatezza della storia; la notizia filtra dal segreto prima della chiusura delle indagini grazie a “cronisti locali”; compare l’osanna alle “felpate indagini” e al “Questore” che, solerte, ha raccolto atti (segreti) che “confermerebbero” la responsabilità del Vescovo. Poi la (celere) richiesta di archiviazione, riportata però con spazi ridottissimi, e i dubbi su una storia non originata da una “denuncia” ma da una “lettera” ad un quotidiano.
Da parte nostra, le solite perplessità: è questo il compito della cronaca giudiziaria? È corretto che un cittadino, sia pure così “autorevole”, sia costretto ad apprendere notizie dai giornali e venga presentato per colpevole in anticipo grazie alle indiscrezioni filtrate dai “verbali” ancora non depositati e visionabili dalla difesa? Che vengano presentate notizie inesatte (ad esempio, sulla denuncia alla Procura invece che di una lettera ad un quotidiano). E che poi tutto si chiuda con un trafiletto che lascia dubbi in un senso o nell’altro? Era utile alla pubblica opinione e alle indagini tutto questo? È questa la civiltà giuridica che proviene dai mezzi di informazione?
A chi legge la risposta; intanto siamo certi che la solerte Procura di Cassino non mancherà di applicare il combinato disposto degli articoli 114 c.p.p. e 684 c.p.
Roma, 4 aprile 2016
L’Osservatorio sull’Informazione Giudiziaria dell’Unione delle Camere Penali italiane.
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