07/10/2015
Il vero volto della giustizia!

È normale che, in uno stato liberale e democratico che in quanto tale dovrebbe essere fondato sulla separazione dei poteri, rappresentanti del potere giudiziario lamentino senza alcun pudore la perdita della protezione di questa o quella forza politica?

Qualche giorno fa, sulle pagine de “la Repubblica” , abbiamo letto le “confessioni stragiudiziali” di diversi magistrati, rappresentanti delle varie correnti che agitano la magistratura italiana, uniti, però, questa volta, nell'affermare di avere perso il loro asserito baluardo politico, rappresentato –dicono- dal Partito Democratico.
L'occasione è stata l'approvazione definitiva, alla Camera, del disegno di legge delega sulle intercettazioni, che ora passa al Senato.
L’articolo si apre con la preoccupata premessa secondo la quale sarebbe “finita per sempre in archivio la stagione del grande feeling tra PD e magistratura”.
Seguono preoccupanti dichiarazioni di alcune “toghe”. Così, può leggersi che “Quando i magistrati protestavano contro Berlusconi accadeva subito che in parlamento ci fossero interventi per sostenere le nostre posizioni; e poi:“ci vogliono fregare, è chiaro; ancora, altri descrivono il venir meno “dell’alleanza di fatto che, in passato, garantiva il rapporto tra il PD e la magistratura”. Infine, la ciliegina sulla torta:”’Tra di noi serpeggia una grande paura perché è caduta qualsiasi protezione’ dice un magistrato attento come Sebastiano Ardita che, con Pier Camillo Davigo, ha fondato l’ultima corrente delle toghe...”.
Senza voler qui entrare nel merito della legge in discussione né sul tema pur meritevole di riflessione circa la rivendicata esistenza di un ”asse” tra “la magistratura” ed un partito politico (qualsiasi esso sia), ciò che suscita curiosità e, diciamolo pure, un po’ di sconcerto, nell'ultima levata di scudi dei magistrati, è stato il ricompattarsi delle varie correnti (solitamente divise allorquando si contendono spazi di potere) che vivono nel serpeggiante terrore per essere “caduta qualsiasi protezione” da parte di una forza politica.
Affermazione che suscita non pochi interrogativi, primo fra tutti: è legittimo, in uno Stato liberale e democratico, fondato sulla separazione dei poteri, che uno di essi esiga la “protezione” di una singola forza politica? E quali erano, se c’erano, i “non detti” di questo rapporto preferenziale?
Inutile dire che la stampa registra queste affermazioni ma, al solito, più esse sono stupefacenti (anche perché si afferma quel che prima si negava), meno i mezzi di comunicazione aprono riflessioni sul tema, come, invece, sarebbe necessario. E’ questa l’informazione sui temi giudiziari in Italia?

Roma, 7 ottobre 2015

La Giunta

L’Osservatorio informazione giudiziaria UCPI

 

Penalisti: riflettere su rapporto preferenziale toghe-politica Penalisti: riflettere su rapporto preferenziale toghe-politica "Suscita curiosità e un po'' di sconcerto"
Roma, 7 ott. (askanews) - "Qualche giorno fa, sulle pagine de ''la Repubblica'' abbiamo letto le ''confessioni stragiudiziali'' di diversi magistrati, rappresentanti delle varie correnti che agitano la magistratura italiana, uniti, però, questa volta, nell''affermare di avere perso il loro asserito baluardo politico, rappresentato dal Partito Democratico". Così in una nota l''Unione Camere Penali con il proprio Osservatorio sull''informazione giudiziaria."L''occasione - ricordano i penalisti - è stata l''approvazione definitiva, alla Camera, del disegno di legge delega sulle intercettazioni, che ora passa al Senato. Senza voler qui entrare nel merito della legge in discussione né sul tema pur meritevole di riflessione circa la rivendicata esistenza di un ''asse'' tra la magistratura ed un partito politico (qualsiasi esso sia), ciò che suscita curiosità e, diciamolo pure, un po'' di sconcerto, nell''ultima levata di scudi dei magistrati, è stato il ricompattarsi delle varie correnti (solitamente divise allorquando si contendono spazi di potere) che vivono nel serpeggiante terrore per essere ''caduta qualsiasi protezione'' da parte di una forza politica".Affermazione, conclude l''Ucpi, che "suscita non pochi interrogativi, primo fra tutti: è legittimo, in uno Stato liberale e democratico, fondato sulla separazione dei poteri, che uno di essi esiga la ''protezione'' di una singola forza politica? E quali erano, se c''erano, i ''non detti'' di questo rapporto preferenziale? Inutile dire che la stampa registra queste affermazioni ma, al solito, più esse sono stupefacenti, meno i mezzi di comunicazione aprono riflessioni sul tema, come, invece, sarebbe necessario. E'' questa l''informazione sui temi giudiziari in Italia?". Red/Sav

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