07/10/2015
Cronaca giudiziaria: come ti sistemo l'imputato

Un esempio tra quelli che l’osservatorio UCPI sta monitorando

L’articolo di Ferrarella su Maroni che “vuole il processo subito”: solo un affondo (sbagliato) contro l’imputato o anche un anticipato discredito di una eventuale assoluzione?

1.- Nella rubrica “Primo Piano” della cronaca milanese del Corriere della Sera del 26 settembre 2015 a pag. 2, è riportata la notizia della richiesta di giudizio immediato da parte dell’imputato Roberto Maroni nel processo per la contestata induzione indebita nei confronti del dirigente di Expo Malangone.
Si tratta del processo per le indebite pressioni che secondo la Procura sarebbero state esercitate su quest’ultimo affinchè aggregasse, con accollo di spese, una ex collaboratrice amica di Maroni a una missione in Giappone poi non realizzata, la cui udienza preliminare avanti il GUP di Milano è fissata al 30 settembre 2015.
L’articolo esordisce con la definizione della scelta processuale di rinuncia all’udienza preliminare come “un bel colpo d’immagine, senza dubbio”; riporta tra virgolette le motivazioni della scelta espresse dal difensore dell’imputato Maroni e poi argomenta sulla iniziativa “rarissima” dell’imputato che, “a ben vedere”, innescherebbe “anche una accorta e raffinata carambola di biliardo giuridico che, colpendo di sponda procedurale e tempistica, tra qualche mese potrebbe mandare in buca un risultato prezioso per Maroni: neutralizzare la principale fonte di prova nei suoi confronti, e cioè l’interrogatorio del dirigente di Expo spa Cristian Malangone”.
Nell’ultima colonna dell’articolo la “raffinata carambola” è illustrata nei termini seguenti: poiché il coimputato Malagone “è intenzionato a chiedere il giudizio abbreviato”, qualunque ne sia l’esito, questo si concluderà prima dell’avvio del rito immediato dell’imputato in procedimento connesso Maroni; il che comporterà la facoltà per Malangone di avvalersi della facoltà di non rispondere quando sarà chiamato a testimoniare nel processo a Maroni così che le sue dichiarazioni al Pubblico ministero, rese durante le indagini preliminari e ritenute dall’accusa una fonte di prova contro Maroni, non potranno più entrare nel processo ed essere utilizzate contro quest’ultimo.

2.- L’analisi è tecnicamente errata: posta la scelta processuale del rito abbreviato da parte dell’attuale coimputato Malangone, la richiesta di giudizio immediato da parte di Maroni è ininfluente sul destino della prova dichiarativa a carico (costituita dalle dichiarazioni di Malangone), che non dipende da quando e come venga celebrato il dibattimento di Maroni (se sia preceduto dall’udienza preliminare oppure no), ma dalla separazione del suo procedimento da quello di Malangone (in conseguenza della scelta di rito alternativo da parte di quest’ultimo).
Dunque, salvo invocare un non-senso processuale per cui Maroni avrebbe dovuto sacrificare il proprio diritto a un pubblico dibattimento e aderire all’opzione di Malangone di giudizio abbreviato per far sì che le dichiarazioni di quest’ultimo possano d’emblè essere utilizzate contro se stesso, l’analisi prospettata è priva di fondamento.
Svuotata di significato la pretesa “carambola di biliardo giuridico” che avrebbe assestato la difesa di Maroni nel processo, resta da verificare quale sia in concreto il risultato di informazione di un articolo così congeniato, che ricostruisce una legittima e sacrosanta scelta processuale dell’imputato (solitamente perseguita dagli uffici del pubblico ministero e solo perciò “rarissima”, in quanto è probabile che difensivamente non si sia ancora del tutto persa la speranza di incappare in un GUP terzo e indipendente e perciò ci si ostini a celebrare le udienze preliminari) come un trucco per sottrarsi a fonti di accusa di un processo, insomma una “furbata” per paralizzare un accertamento sul fatto degna – finalmente possiamo dirlo - di un imputato colpevole assistito da un difensore corrivo nella manipolazione delle norme. A margine dell’articolo non a caso, è riportata la fotografia dell’avvocato difensore, con tanto di didascalia secondo cui l’avvocato “è stato nominato da Maroni stesso nel Cda di Expo. Una nomina che ha suscitato polemiche proprio alla luce dell’inchiesta”.
Qui la suggestione è pluridirezionale: la difesa tecnica nel processo da parte di quell’avvocato è incompatibile e inopportuna dopo la nomina oppure l’imputato (allora indagato) Maroni ha compiuto l’estremo atto (lecito) di protervia politica?
In entrambi i casi il risultato di informazione non cambia: l’imputato e il difensore sono rappresentati come un corpo unico indigesto di sabotatori dell’accertamento del fatto nel processo.
La paventata perdita di prove a carico nel processo contro Maroni quale conseguenza della sua “accorta e raffinata” scelta processuale suona come un anticipato discredito di un’eventuale sentenza di assoluzione.
Non ci si dovrà mai rassegnare ad avere una stampa giudiziaria che si dia il compito di salvaguardare comunque le iniziative della procura, pure al costo di indebite delegittimazioni della funzione difensiva (e, sia chiaro, questo ci importa, mentre nulla ci interessa del politico Maroni).

Roma, 7 ottobre 2015

L’Osservatorio sull'informazione giudiziaria