I penalisti salutano con favore il Protocollo XVI anche se è incerto in che modo lo strumento ivi previsto raggiungerà l’obiettivo di deflazionare il contenzioso avanti la Corte Edu e quali saranno gli effetti del parere consultivo.
Il 2 ottobre 2013 è stato aperto alla firma il Protocollo n. 16 alla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo. In pari data l’Italia ha sottoscritto il Protocollo che dovrà essere ratificato dal Parlamento. Il dialogo tra le Corti nazionali e sovranazionali si arricchisce dunque con la previsione della facoltà per le autorità giurisdizionali di chiedere alla Corte Edu un parere consultivo su questioni relative all’interpretazione o all’applicazione dei diritti e delle libertà fondamentali, sulla falsa riga del meccanismo del rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia. Ancor prima che siano esaurite tutte le vie di ricorso interno, la Corte di Strasburgo sarà chiamata a dare un parere non vincolante in merito ad una causa nazionale al fine di indirizzare gli Stati membri ed evitare possibili violazioni delle disposizioni convenzionali. Soltanto le più alte giurisdizioni potranno adire la Corte Edu motivando la rilevanza della richiesta per la decisione di una causa pendente. Il parere emesso dalla Corte Edu non limiterà, però, il diritto del cittadino al ricorso individuale. Si ringrazia il prof. Michele Caianiello, componente dell'Osservatorio Europa e i dottorandi di ricerca Bianca Agostini e Giuseppe Centamore per la collaborazione e il determinante contributo alla stesura del documento.
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Osservatorio Europa 26.05.2014 Scarica

