Barbacetto scrive sul Fatto un articolo dai contenuti volgari e per certi versi paradossali. Basse insinuazioni sul Prof. Silvestri, mentre il nostro Giuseppe Frigo è "accusato" di aver ottenuto il Giusto Processo e di aver presieduto l'Ucpi. L'intento comunque è chiaro: delegittimare la Corte Costituzionale che dovrà decidere sul caso Napolitano.
In un articolo comparso sul Fatto Quotidiano il giornalista Barbacetto fa un breve ritratto dei due giudici costituzionali che trattano la materia delle intercettazioni,Giuseppe Frigoe Gaetano Silvestri. Con il consueto stile da informativa, o meglio da mattinale, di questura, si offre ai lettori una scheda dei due giuristi in cui si informa delle loro esperienze, professionali e non. Con l’aria di chi già mette le mani avanti rispetto ad un esito che si paventa non fausto, l’organo di stampa delle Procure sembra alludere: ecco chi darà torto al nostro campione Ingroia.
* * *
A tal fine, dopo averli qualificati “gemelli diversi” ed avere a suo piacimento descritto le opinioni politiche di entrambi, l’estensore riporta che “ i giornali scrivono ( nel 2010 ndr) che il nome di Gaetano Silvestri sarebbe presente nella lista Anemone…” per poi aggiungere “il giudice Silvestri smentisce” circostanza controbilanciata però dal fatto che“..la primavera scorsa è un suo parente, invece, a inciampare in un caso giudiziario”, con relativa minuziosa descrizione dello stesso caso che nulla ha che vedere con il medesimo Silvestri. Un formidabile esempio di completezza di informazione, non c’è che dire, ed anche un’impietosa, quanto involontaria, fotografia della cultura del sospetto. Nelle informative di ps relative ai processi di mafia, che Barbacetto sicuramente consulta, viene diffusamente spiegato cosa significa “mascariare”, forse è il caso di un veloce ripasso.
* * *
A Giuseppe Frigova meglio, anche se l’intento è il medesimo. Dopo averne ricordato alcuni incarichi professionali, mettendo in risalto ovviamente quelli ritenuti “sensibili” relativi a Berlusconi e Previti da un lato e Sofri da un altro (personaggi tutti non graditi a Marco Travaglio, firma di punta e comproprietario della testata), ma dimenticando – chissà perché – il Pool di Mani Pulite, il pezzo sottolinea “Dal 1998 al 2002, per due mandati consecutivi, è stato presidente dell’Unione delle Camere penali, che rappresenta 9 mila legali italiani. In questa veste, si è particolarmente distinto nella battaglia per la separazione delle carriere dei magistrati (pm e giudici) e in quella per il così detto giusto processo. L’inserimento nella Costituzione dell’articolo 111 può essere considerata anche una sua vittoria, ottenuta da leader dei penalisti italiani.” Fin qui una sorta di spot involontario che al nostro past president non potrà certo dispiacere, e in verità rende onore anche all’Unione. Certo, viene da pensare che per quel giornale lottare per il Giusto Processo equivale ad una colpa, ma su questo nulla si può obiettare, è una questione di imprinting: c’è chi si forma su Zanardelli e chi su Di Pietro.
* * *
Ma il veleno, come si sa, sta in cauda e qui l’articolista conclude “Ha sostenuto con vigore il principio dell’oralità della prova, che si deve formare in aula, davanti a un giudice terzo, nel contraddittorio delle parti. Chissà se ora avrà dubbi sul caso di cui è chiamato a fare il relatore: elementi raccolti nelle indagini (le telefonate del capo dello Stato) dovrebbero essere distrutti direttamente dal pm, senza intervento del giudice e senza il controllo delle parti...”. L’interrogativo, come noto, è lo stesso che è stato avanzato anche dalla Procura di Palermo, e non stupisce che venga utilizzato di nuovo dal giornale che fa da spin doctor ai comizi del pm dei due mondi. Un interrogativo che non coglie il centro della questione, però, che è e rimane l’area di immunità del Capo dello Stato rispetto alla pretesa di onniscienza delle procure, per dirla in parole semplici. Comunque su tutto la Consulta deciderà.
* * *
A noi preme solo sottolineare che tutto questo interesse per i giudici costituzionali è una novità visto che né Barbacetto né altri giornalisti che facevano la fila nei corridoi della Procura di Milano durante gli anni di tangentopoli, si erano peritati di documentarsi a proposito di quelli che, nel92’quel giusto processo che Frigo difendeva l’avevano smontato pezzo per pezzo. Non è una bella novità, sempre per restare a Palermo viene in mente il termine “delegittimare”, che così tanto il Fatto utilizza ogni qualvolta qualcuno non è d’accordo con i locali procuratori. Ecco, diciamo che si vuole delegittimare la Consulta in vista di una decisione delicata, sapendo di avere torto marcio sulla medesima. Non è bello.

