La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane e l’Osservatorio Europa e l’Osservatorio Informazione Giudiziaria segnalano la lettera di costituzione in mora inviata in data 18 giugno 2025 dalla Commissione europea all’Italia (INFR(2025)2066), con cui viene avviata una procedura d’infrazione per il mancato corretto recepimento della Direttiva 2016/343/UE sul rafforzamento della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo.
La Direttiva 2016/343/UE, insieme alle ulteriori 5 derivanti dalla Roadmap di Stoccolma, è stata adottata dall’UE per stabilire norme minime comuni, garantendo che i diritti di indagati e imputati a un equo processo nei procedimenti penali siano sufficientemente tutelati in tutta l'Unione. La Commissione ha rilevato gravi carenze nell’ordinamento italiano in relazione all’uso di misure coercitive fisiche in pubblico, al diritto al silenzio e al divieto di autoincriminazione, alla gestione dei processi celebrati in assenza e all’assenza di rimedi effettivi in caso di violazione di tali diritti.
L’esposizione pubblica dell’imputato in manette davanti ai media, anche nel corso di conferenze stampa organizzate dalle autorità inquirenti, è una pratica ancora diffusa come dimostra il recente episodio verificatosi a Bari - prontamente segnalato e stigmatizzato dal direttivo della Camera penale di Bari – e che rende evidente come l’Italia non stia garantendo il rispetto della fondamentale regola di civiltà giuridica, che vieta di riprendere e diffondere al pubblico immagini di persone arrestate e ammanettate, prima di tutto perché assistite dalla presunzione di innocenza ma ancora a monte per una basilare ragione di rispetto della dignità umana di ogni persona, colpevole o innocente.
Il video di Bari immortala le operazioni di arresto di alcuni soggetti indagati e riproduce le loro immagini in manette, bloccati contro il muro o accasciati per terra, mentre vengono strappati dalla faccia e riapplicati barbe o baffi adesivi.
La norma cogente che dovrebbe impedire che queste immagini siano riprese e diffuse con qualsiasi canale esiste già, è l’art. 114 comma 6 bis c.p.p., e, leggendola, non resta spazio per alcun dubbio o deroga, ma, in mancanza di una sanzione effettiva ed efficace, rimane spesso lettera morta di fronte ad altre esigenze che vanno dal suscitare un interesse morboso della peggior specie (come se le persone fossero animali da circo) all’enfatizzare i risultati delle operazioni delle forze di polizia, forse per cercare di rialzare il basso livello di fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di combattere la criminalità.
L’art. 684 del codice penale, che disciplina la pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, si applica anche alla pubblicazione di immagini di un imputato in manette (infatti, la norma si riferisce a qualsiasi atto o documento, inclusi immagini e video e quindi, se un'immagine di un imputato in manette viene pubblicata senza il suo consenso, si configura la violazione dell'art. 684).
Ma è chiaro che la sanzione prevista (arresto fino a trenta giorni o ammenda da euro 51 a euro 258) non può avere alcuna efficacia preventiva.
L’UCPI aveva già segnalato in Commissione giustizia alla Camera durante l’audizione nel corso dell’iter parlamentare del d.lgs.188/2021: l’informazione giudiziaria deve darsi non solo delle regole comuni e condivise da tutti (dai magistrati ai giornalisti dalle forze dell’ordine agli avvocati), ma a loro presidio deve essere predisposto un sistema sanzionatorio efficace.
Non basato, si era sottolineato, su sanzioni aventi necessariamente natura penale, ma piuttosto di tipo amministrativo sia pecuniario che accessorio-interdittivo, purché in grado di toccare gli interessi economici dei soggetti coinvolti.
Solo così le norme che sanciscono principi fondamentali per uno Stato di diritto potranno trovare finalmente rispetto. Ad iniziare dalla tutela della dignità della persona, sia presunta innocente sia non, che non può essere esposta come un trofeo alla pubblica gogna con tanto di manette ai polsi, a significare che, oltre alla libertà, il fatto di reato che ha commesso o per il quale è semplicemente accusata gli ha tolto anche la dignità.
Tra l’altro la lettera di infrazione della Commissione europea, arriva (altra coincidenza che fa riflettere) all’indomani dell’anniversario dell’arresto di Enzo Tortora, le cui immagini con i polsi ammanettati sono ancora impresse nella memoria di tutti noi.
Inoltre, nonostante i tentativi di riforma introdotti negli ultimi anni, l’ordinamento italiano continua a presentare gravi lacune, secondo la Commissione Europea, nella gestione dei processi in assenza. L’imputato assente non è sempre adeguatamente informato del proprio diritto a un nuovo processo, né esistono strumenti effettivi e automatici per garantire la rinnovazione del giudizio in caso di assenza non colpevole. Infine, mancano rimedi concreti e accessibili contro le violazioni delle garanzie previste dalla Direttiva, rendendo, spesso, non effettiva la tutela dei diritti fondamentali dell’imputato.
La procedura avviata dalla Commissione europea rappresenta un severo monito per l’Italia, che ha ora due mesi di tempo per replicare alle osservazioni ricevute e adottare le misure necessarie.
In caso contrario, la procedura potrà proseguire con l’emissione di un parere motivato e, se necessario, con il deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane e l’Osservatorio Europa e l’Osservatorio Informazione Giudiziaria sottolineano come questa iniziativa confermi l’inadeguatezza strutturale del sistema penale italiano rispetto agli standard europei. Non si tratta di questioni formali, ma di aspetti sostanziali che incidono direttamente sulla vita delle persone sottoposte ad indagini ed imputate e sull’equilibrio tra accusa e difesa. I diritti al giusto processo, al rispetto della dignità della persona e alla difesa effettiva devono essere garantiti con strumenti chiari, vincolanti e operativi.
In questo senso, l’Unione delle Camere Penali Italiane ribadisce il proprio impegno per promuovere un diritto penale realmente conforme ai principi dello Stato di diritto e continuerà a vigilare, documentare e proporre, affinché l’Italia dia finalmente piena attuazione ai propri obblighi europei.
Roma, 25 giugno 2025
La Giunta
L’Osservatorio Europa
L’Osservatorio Informazione Giudiziaria
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