29/07/2016
L'Unione delle Camere Penali Italiane rilancia la sfida sul regime detentivo ex art. 41 bis O.P.

All’esito degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, a cui l’Unione delle Camere Penali Italiane ha fornito un determinante contributo, l’Osservatorio Carcere continua il proprio impegno affinché il lavoro dei singoli Tavoli, raccolto nel documento finale del Comitato di Esperti, non vada disperso.

Rinnova, pertanto, anche la battaglia sul 41 bis, che ha sempre visto le Camere Penali in prima linea nel denunciare il fine nascosto di una detenzione inumana e degradante che nell’offendere la dignità del condannato, offende la stessa cultura di uno Stato di diritto.

Dal prossimo settembre, l’Osservatorio Carcere – dopo aver avuto nei mesi scorsi uno scambio di mail con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – farà pervenire a ciascun detenuto ristretto ai sensi del 41 bis O.P., una richiesta d’informazioni relativa alla salute, alla descrizione della cella, alle attività svolte, al trattamento, alla socialità, ai colloqui con familiari e avvocati, alla corrispondenza, al vitto, al sopravitto e a quanto altro si ritenesse di segnalare.

Grazie alla collaborazione di Camere Penali Tv, sono stati realizzati, inoltre, due video, con  un’intervista ad un ex detenuto, che ha scontato 4 anni di carcere, di cui 3 in alta sicurezza e l’ultimo al 41 bis. E’ il racconto di un oscuro e tragico percorso detentivo. Il primo filmato è disponibile sul sito della webtv dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Il secondo sarà pubblicato a settembre.

Non si comprendono le ragioni di un aggravamento del regime  per chi già è, da tempo, in Alta Sicurezza e certamente non è capo di un associazione criminale. E’ evidente che la finalità del provvedimento non può essere impedire i collegamenti con l’esterno, ma va ricercata altrove.

Partendo, dunque, da casi concreti, l’Osservatorio Carcere vuole individuare prassi e regole che non sono in linea con lo spirito della norma , in quanto la limitazione dei diritti acquista unicamente un valore afflittivo supplementare rispetto alla privazione della libertà personale, come tale incompatibile con la finalità rieducativa della pena per come delineata nell’art. 27, comma 3, della Costituzione.

Vanno eliminate tutte quelle limitazioni che hanno esclusivamente carattere punitivo, come il tempo di uscita dalla stanza, talmente ridotto che penalizza la salute stessa della persona; come il numero e la durata dei colloqui, sia visivi che telefonici, che non consentono un effettivo rapporto con la famiglia e compromettono quegli affetti spesso necessari alla stessa sopravvivenza; come i divieti di lettura, inutilmente dannosi per l’effettivo recupero del soggetto.

 Inoltre va – come esplicitamente affermato anche nella relazione del Comitato di Esperti degli Stati Generali – istituito il controllo giurisdizionale (garantito dall’art. 13 della Costituzione, per tutte le limitazioni inerenti la libertà personale) sull’adeguatezza dell’intervento ablativo del Ministro della Giustizia. Controllo, riservato dalla legge penitenziaria al Tribunale di Sorveglianza, che  deve esplicarsi a tutto campo non solo sull’an, ma anche sul quomodo  e, quindi pure sulle singole prescrizioni presenti nel decreto ministeriale. Va rimossa l’anomalia processuale della competenza esclusiva del Tribunale di Sorveglianza di Roma su tutti i reclami con cui si contesta l’instaurazione e la proroga del regime differenziato. Priva di valide ragioni, se non quella di uniformare la giurisprudenza in materia, impedendo il necessario e irrinunciabile contributo di più fonti, che è l’essenza stessa del Diritto.

Vanno rimodulati i segmenti temporali, sia quello iniziale, sia quello di eventuali proroghe, da disporre solo dopo un effettivo contraddittorio tra le parti, dinanzi al Magistrato.

L’ennesima impopolare battaglia che ci attende dovrà vedere impegnate tutte le Camere Penali territoriali, per ribadire e rafforzare i nostri principi di fronte ad una politica che non vuole la crescita culturale del Paese, ma solo immediato e facile consenso.

Roma, 29 luglio 2016

La Giunta

L'Osservatorio Carcere UCPI