Muore Provenzano in regime di 41-bis nonostante le sue gravissime accertate patologie.
Oggi è morto Bernardo Provenzano all'ospedale San Paolo di Milano.
Il 4 aprile scorso l’Unione delle Camere Penali Italiane aveva denunciato il provvedimento, contro natura e contra legem, adottato dal Ministro della Giustizia, su proposta della Direzione Nazionale Antimafia, con il quale era stato prorogato al predetto il regime ex articolo 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario.
Bernardo Provenzano era da tempo sofferente, come accertato in sede giudiziaria, per patologie plurime e invalidanti che comportavano un grave decadimento cognitivo e motorio, anche per i postumi di vari interventi chirurgici. Era, da quasi due anni, ricoverato presso il reparto detenuti dell'Ospedale San Paolo di Milano, in stato quasi vegetativo. Nonostante l' "uomo" non potesse, dunque, definirsi più persona, egli, secondo il Ministro della Giustizia era ancora individuo dalla "elevata pericolosità".
La proroga del regime di detenzione al carcere duro, dunque, non poteva essere finalizzata ad evitare contatti tra il detenuto e l'organizzazione criminale di appartenenza, né, nel caso concreto, poteva servire ad esigenze investigative - che pur non sarebbero consentite - miranti a "convincere" il destinatario a collaborare.
Le accertate gravi patologie, d’altro canto, non avevano mai indotto il Tribunale di Sorveglianza a sospendere la pena come richiesto dai legali di Provenzano che hanno osservato, in ragione di ciò, come ormai il 41-bis fosse stato applicato ai familiari dello stesso.
La sua morte, nelle condizioni in cui lo Stato ha voluto avvenisse, rappresenta, pertanto, solo ed esclusivamente la sconfitta del diritto in un Paese che, pur di dimostrarsi “forte”, ricorre a ingiustificati e ingiustificabili provvedimenti simbolici che assumono, poi, il valore di una vendetta.
Roma,13 luglio 2016
La Giunta
L'Osservatorio Carcere UCPI

