04/04/2016
La proroga del carcere duro a Bernardo Provenzano: un atto contro natura e contra legem

L' Unione Camere Penali Italiane esprime il proprio dissenso per il provvedimento del Ministro della Giustizia e ribadisce la preoccupazione per il percorso politico dei lavori degli Stati Generali dell'Esecuzione Penale.
 

Alla vigilia della presentazione dei lavori degli Stati Generali dell'Esecuzione Penale, il Ministero della Giustizia proroga il regime di detenzione al 41 bis O.P.  a Bernardo Provenzano. Ritornano in mente le parole del Ministro quando annunciò l'iniziativa il 19 maggio 2015, presso l'istituto di Bollate: "L'articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contro il senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. È un principio che ripetiamo spesso, ma non possiamo dire che abbia trovato la sua piena applicazione. Le sentenze della Corte di Strasburgo ce lo hanno ricordato....Per questo ho voluto avviare il percorso che abbiamo chiamato Stati Generali dell'Esecuzione Penale, sei mesi di ampio e approfondito confronto che dovrà portare concretamente a  definire un nuovo modello di esecuzione penale e una migliore fisionomia del carcere, più dignitosa per chi vi lavora e per chi vi è ristretto".

Bernardo Provenzano è stato condannato a più ergastoli, ma è da tempo sofferente, come accertato  in sede giudiziaria,  per  patologie plurime e invalidanti che comportano un grave decadimento cognitivo e motorio, anche per i postumi di vari interventi chirurgici. È, da quasi due anni, ricoverato presso il reparto detenuti dell'Ospedale San Paolo di Milano, in stato quasi vegetativo. Nonostante l' "uomo" non possa, dunque, definirsi più persona che abbia consapevolezza di sè e dello spazio circostante, egli, secondo il Ministro della Giustizia è ancora individuo dalla "elevata pericolosità" e, pertanto, vanno confermate le restrizioni previste dall'articolo 41 bis dell'Ordinamento Penitenziario.

Tale provvedimento è in netto contrasto con quanto aveva annunciato lo stesso Ministro Orlando, che  si era impegnato a promuovere interventi normativi volti ad adeguare l'istituto del "carcere duro" ai parametri costituzionali ed europei con particolare riferimento all’eliminazione delle restrizioni meramente vessatorie e non strettamente necessarie al raggiungimento degli obiettivi di prevenzione.  È evidente che il procrastinare tale regime nei confronti di una persona, che versa in gravissime condizioni di salute, rappresenta un trattamento disumano e, in quanto tale, assolutamente contrario ai principi di cui agli artt. 27 e 32 della Costituzione e all'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.

La rivoluzione culturale in tema di esecuzione della pena, annunciata dal Ministro Orlando, necessita di provvedimenti diversi e politicamente coraggiosi. Quello emesso nei confronti di Provenzano  sembra rispondere al timore di provocare reazioni di dissenso, o, peggio ancora, orientato alla ricerca del consenso, perché  in contrasto non solo con il senso di umanità che lo Stato non deve mai dimenticare, ma anche con le finalità della stessa norma, che pur andrebbe soppressa in un Paese civile.

La proroga del regime di detenzione al carcere duro nei confronti di Bernardo Provenzano, infatti, non serve ad evitare contatti tra il detenuto  e l'organizzazione criminale di appartenenza, né, nel caso concreto, serve ad esigenze investigative - che pur non sarebbero consentite - miranti a "convincere" il destinatario a collaborare.

L'Unione Camere Penali Italiane, pertanto, unitamente all’Osservatorio Carcere, esprime il proprio totale dissenso per il provvedimento emesso dal Ministro della Giustizia, rappresentando che è totalmente incoerente rispetto al percorso politico e giuridico che i lavori degli Stati Generali si propongono.

L'Unione delle Camere Penali Italiane

L'Osservatorio Carcere 

Roma, 4 aprile 2016