24/02/2016
L'esecuzione penale e la Costituzione

Il lungo cammino per il riconoscimento dei diritti dei detenuti . L'audizione del Ministro Orlando alla Commissione Giustizia della Camera e i dati diffusi dal DAP. 

L'Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, manifesta apprezzamento per quanto rappresentato dal Ministro Orlando nell'audizione tenuta, il 17 febbraio scorso, presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Le parole del Ministro della Giustizia, ancora una volta, lasciano sperare che la concreta riforma  dell'Esecuzione Penale - attesa dal 1975 - possa almeno in parte realizzarsi. Pur ritenendo raggiunto un primo risultato nell'aver concesso a ciascun detenuto lo spazio minimo indicato dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - circostanza solo in parte vera - il Ministro ha enunciato principi che, da tempo, hanno ispirato le battaglie portate avanti dall'Unione. Affermare che la detenzione non è l'unica sanzione penale e va limitata ai casi di effettiva necessità e che il sistema dell'Esecuzione penale deve corrispondere  al dettato della nostra Carta Costituzionale, al senso di umanità, alla dignità della persona, sono espressioni che impegnano il Ministro e lo stesso Governo, ad una battaglia politica tanto coraggiosa, quanto travagliata. Precisare poi che il detenuto va responsabilizzato e gli deve essere offerto un percorso scolastico, lavorativo, sportivo e culturale in un carcere che dia opportunità calibrate sugli elementi di conoscenza della persona e delle sue dinamiche affettive e relazionali, chiarisce ancora meglio il percorso che s'intende compiere.

Ma il "cambio di passo" già riconosciuto al Ministro Orlando, dall'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, troverà sul suo lungo cammino molti ostacoli. L'andamento lento del Ministro, dovuto alla consapevolezza che è necessaria una vera e propria rivoluzione culturale per raggiungere gli obiettivi, avrà pochissimi compagni di viaggio. Tra questi ci sarà certamente l'Avvocatura se la strada sarà quella tracciata nell'audizione alla Commissione Giustizia e  se verrà bandita quella populista di norme inutilmente carcerogene e di un'informazione non corrispondente alla realtà.

E’ incredibile, infatti, leggere dalle più accreditate Agenzie di Stampa, che il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, in una nota dell'11 febbraio scorso, ha dichiarato che il 95% dei detenuti è in regime di "custodia aperta" e trascorre dalle 8 alle 10 ore in spazi comuni fuori dalle stanze di pernottamento impegnati in attività trattamentali e di sostegno.

Nelle sue visite agli istituti di pena l'Osservatorio Carcere ha dovuto purtroppo constatare che sono ancora moltissimi i detenuti obbligati a stare nelle celle ad oziare per gran parte della giornata, in assenza di spazio vitale, mentre a coloro che possono usufruire del regime "aperto" - previsto dalla Legge - è consentito solo passeggiare nei corridoi e usufruire di una stanzetta "della socialità" dove vi sono gli stendini per asciugare i panni e al massimo un biliardino.

Venga detta con chiarezza la verità sulle condizioni delle nostre carceri e sulla mancanza di qualsiasi trattamento individualizzato. L'informazione distorta è un ulteriore nemico del l'affermazione dei principi costituzionali voluta dal Ministro Orlando. Le sue parole, invece, vengano amplificate per far comprendere alla collettività che fino ad oggi ha pagato un prezzo altissimo per l'agognata sicurezza sociale, senza ottenerla, e che la strada da intraprendere è un'altra, quella già tracciata dalla Carta Costituzionale.

Roma, 24 febbraio 2016

La Giunta

L'Osservatorio Carcere UCPI