Diabolico pensare di lasciare ancora più soli i detenuti con i colloqui a mezzo video. La Magistratura di Sorveglianza si riappropri del suo importantissimo ruolo.
L’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE INTERVIENE SULL’ENNESIMA DENUNCIA DI VIOLENZE IN CARCERE.
L’articolo pubblicato dal quotidiano “La Repubblica”, nel quale si racconta la vicenda di un detenuto marocchino, che ha subito reiterate violenze in carcere ad opera di agenti della Polizia Penitenziaria, merita una riflessione approfondita sul sistema penitenziario italiano. Valutazioni che, ci auguriamo, vogliano fare anche i politici e la stessa magistratura, da tempo lontana e indifferente all’esecuzione della pena.
Riteniamo, per pregresse esperienze, che sia possibile che gli agenti nel picchiare il detenuto, abbiano effettivamente pronunciato le frasi registrate “Questo carcere è fuorilegge, dovrebbe essere chiuso da 20 anni, se fosse applicata la Costituzione”. Le percosse in alcuni carceri, fanno parte del comune bagaglio di conoscenza di tutti noi. Solo i Radicali, alcune Associazioni e l’Avvocatura, da sempre, cercano, con i mezzi a loro disposizione di opporsi a questa inaudita violenza, proponendo riforme che consentano una maggiore trasparenza e un reale controllo su quanto avviene dentro quelle mura impenetrabili, non solo da un punto di vista fisico.
Se quelle voci appartengono effettivamente ad agenti di polizia penitenziaria, sarà accertato anche dall’indagine che lo stesso Ministro Orlando ha sollecitato, ma l’aver acceso nuovamente i riflettori sull’ennesima aggressione in carcere, potrà servire, speriamo, a comprendere perché nel nostro Ordinamento Penitenziario, da 40 anni, è scritto che “Il Magistrato di Sorveglianza vigila sull’organizzazione degli istituti di prevenzione e di pena e prospetta al Ministro le esigenze dei vari servizi, con particolare riguardo all’attuazione del trattamento rieducativo. Esercita altresì, la vigilanza diretta ad assicurare che l’esecuzione della custodia degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti”.
Lontanissima da questo principio di civiltà giuridica, l’attuale realizzazione della teleconferenza, con la quale il Magistrato di Sorveglianza, seduto nel suo ufficio, ascolta e vede il detenuto, attraverso uno schermo, mentre questi è in una stanzetta del carcere. La solitudine della cella diviene la solitudine dinanzi al video e l’unica compagnia è quella degli agenti di polizia penitenziaria che hanno scortato il detenuto al “presunto” colloquio e lo porteranno poi via.
L’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali, nelle sue costanti visite agli istituti di pena, ha potuto accertare che la presenza dei Magistrati di Sorveglianza nelle carceri è rarissima e quanto stabilito dall’Ordinamento Penitenziario è, nella maggior parte dei casi, tradito, in nome di una presunta efficienza nel leggere fascicoli e documenti.
Il carcere deve essere sempre più trasparente, con una Magistratura di Sorveglianza che si riappropri del suo ruolo, indicato chiaramente dalla Legge, che non ha voluto burocrati, ma uomini di diritto che “sorveglino”, nel bene e nel male, l’esecuzione della pena. Se ne gioveranno tutti, non solo i detenuti, ma la stessa Amministrazione Penitenziaria che potrà vedere valorizzato il suo impegno ed anche l’opinione pubblica – almeno quella orientata verso il rispetto dei principi costituzionali – che non si dovrà vergognare delle sue carceri.
Roma, 5 dicembre 2015
La Giunta
L'Osservatorio Carcere UCPI
L’art
- TAGS:
- CARCERE
- DIRITTO PENITENZIARIO
- ORDINAMENTO PENITENZIARIO
- Osservatorio Carcere
- Comunicati
- Giunta
- Osservatori e Commissioni
- Unione
DOWNLOAD
-
Comunicato del 5 dicembre 2015 Scarica

