Una grande e innovativa mobilitazione, che ci auguriamo porti ad un'idea diversa di carcere.
Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha incontrato, a Roma, i direttori degli istituti di pena e i provveditori regionali per promuovere il necessario cambiamento dei modelli di detenzione e trattamento. L’imponente riunione, che ha visto coinvolte centinaia di dirigenti, s’inserisce nel percorso degli Stati Generali dell’esecuzione penale, ai quali stanno lavorando moltissimi esperti suddivisi in 18 Tavoli tematici, ciascuno dei quali vede impegnate circa dieci persone.
Una grande mobilitazione, dunque, voluta dal Ministro per quella che ha definito una vera e propria “rivoluzione culturale”, nel rispetto dei principi costituzionali e delle direttive europee.
E’ la prima volta che un Ministro incontra tutta la dirigenza dell’amministrazione penitenziaria. Se non rivoluzionaria, la scelta di Orlando è senz’altro innovativa. Un ulteriore segnale di una reale volontà di cambiamento. Ha preferito avere un contatto diretto e personale, anziché affidare i suoi propositi a sterili circolari.
L’incontro non ha avuto un dettagliato resoconto mediatico, in quanto non aperto alla stampa. Possiamo comunque immaginare che l’amministrazione penitenziaria abbia chiesto maggiori risorse economiche e umane e che il Ministro abbia assicurato, pur nei limiti della crisi attuale, il suo impegno personale per l’aumento dei mezzi a disposizione, invertendo la tendenza di questi ultimi anni che ha visto diminuire costantemente quanto destinato alla gestione delle carceri.
Ma quello che maggiormente interessa è conoscere quanto Orlando ha detto nel suo discorso ai direttori. Se abbia illustrato gli elementi necessari per il non più procrastinabile cambio di rotta. Se abbia indicato la strada effettivamente percorribile con quanto oggi il Governo può mettere a disposizione.
Ci piace pensare che il Ministro abbia ribadito che gli istituti di pena, comprese le strutture Regionali e il Dipartimento, andrebbero gestiti in maniera diversa, con parametri assolutamente nuovi, capaci di trasformare in energia positiva e dinamica le risorse immobili e immobilizzate del carcere, per giungere ad una vera e propria "autogestione" dell’istituto. Vi sarebbe un enorme risparmio per lo Stato e si darebbe un senso alla pena scontata. Ci piace anche pensare che il Ministro abbia fatto comprendere che il carcere può essere una grande risorsa e che va visto con occhi diversi. Quanto avviene dentro le mura di un carcere deve essere proiettato verso l’esterno, costruendo un diverso rapporto con l’opinione pubblica, che deve conoscere l’attività degli istituti, senza alcuna diffidenza e/o pregiudizio.
L’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane visita costantemente gli istituti di pena e ha potuto verificare che molte potenzialità sono azzerate, non solo per la mancanza di risorse, ma anche per l’assenza di quel piglio manageriale necessario per avviare un vero e proprio impianto produttivo che possa offrire lavoro ai detenuti e, allo stesso tempo, le risorse economiche. In altri casi, vi è la produzione – e quindi il lavoro per i detenuti – ma manca il mercato esterno, con il risultato che l’attività deve necessariamente fermarsi.
L’Amministrazione Penitenziaria è praticamente quasi l’unica committente delle lavorazioni effettuate all’interno del carcere, con risultati di gestione in forte passivo.
Eppure, nell’istituto di Pescara i detenuti fabbricano ottime scarpe da lavoro, a Pozzuoli viene torrefatto un caffè eccellente, ma questi prodotti non riescono ad avere un mercato esterno. In molti istituti vi sono spazi all’aperto inutilizzati e abbandonati (es. Sollicciano) che potrebbero essere sfruttati per lavori agricoli. Pochissimi gli esempi virtuosi.
Occorre, dunque, una mentalità diversa. Questo è quello che ci piacerebbe fosse stato detto ai direttori. Gli istituti non devono essere visti esclusivamente come luoghi di punizione, dove hanno la prevalenza solo la custodia e la sicurezza, ma come delle realtà che vanno autogestite. Piccole imprese che devono offrire trattamento e lavoro ed essere competitive sul mercato. Per raggiungere lo scopo c’è bisogno di veri e propri manager.
Il Governo da parte sua dovrà impegnarsi a far conoscere meglio all’esterno le potenzialità del carcere, coinvolgendo il mondo imprenditoriale, offrendo nuovi vantaggi e pubblicizzando meglio quelli già esistenti. Dovrà soprattutto abbattere gli ostacoli normativi che impediscono all’istituto di pena, dove viene effettuata la lavorazione, il recupero dei costi di produzione e il ricavo delle eventuali quote di utile calcolate sul prodotto finito.
Se questi sono stati i temi dell’incontro e se questi argomenti troveranno un’effettiva realizzazione, non sarà stato vano il viaggio dei direttori a Roma, né le spese che lo Stato ha dovuto sostenere per il loro viaggio. Lo stesso lavoro degli Stati Generali sull’esecuzione penale se ne avvantaggerà, perché troverebbe terreno fertile per le sue proposte.
Il Responsabile
Avv. Riccardo Polidoro
Roma, 10 settembre 2015
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Cronache del Garantista del 12 settembre 2015 Scarica

