19/08/2015
FERRAGOSTO IN CARCERE

Meno visite e un vero impegno per la legalità.

La mancanza di “qualità” si avverte in ogni settore della Giustizia ed in particolare modo in quello penitenziario, dove alla privazione della libertà si accompagna spesso la vera e propria illegalità dello stato di detenzione. Una violazione di diritti, di cui pochissimi si fanno carico e, nell’indifferenza collettiva, si continuano a calpestare principi costituzionali e di elementare civiltà.

Rispetto agli anni scorsi la situazione è migliorata, grazie alla diminuzione delle presenze negli istituti di pena. Si era giunti a cifre da capogiro, 70.000 detenuti, oggi sono 52.144, a fronte di una capienza regolamentare di circa 49.655 unità (Dati Dipartimento Amministrazione Penitenziaria al 31 luglio 2015). La condanna europea del gennaio 2013, ha “costretto” l’Italia a emanare norme che hanno inciso in maniera determinante sul sovraffollamento. Ma molto, anzi moltissimo c’è ancora da fare. Non sono i numeri a garantire la legalità delle carceri, molte delle quali hanno enormi criticità strutturali, anche se di recente costruzione, e in alcune, d'estate, non è garantita l’erogazione idrica e d'inverno non vi è il riscaldamento. Inoltre la sistematica riduzione delle risorse che vi è stata di anno in anno, ha tramutato i già presenti “vuoti” di organico, in veri e propri “precipizi”. Secondo i dati forniti, nei giorni scorsi, dall’ UILPA – Sindacato della Polizia Penitenziaria – mancano ben 8.000 unità, tra direttori, psicologi e educatori; il servizio traduzioni viene effettuato con mezzi vecchi, obsoleti e pericolosi. Quello del sindacato è un vero e proprio bollettino di guerra. Ai 28 suicidi che vi sono stati dall’inizio dell’anno (in media uno a settimana), si aggiungono 545 tentativi di suicidio, 3.768 atti di autolesionismo, 769 episodi di danneggiamento (incendi alle celle, devastazioni di suppellettili), 42 risse tra detenuti, 794 atti di aggressione, minaccia o resistenza a personale di polizia penitenziaria. A questa tremenda statistica, va aggiunta quella delle morti in carcere che, da gennaio ad oggi, sono 70 (circa dieci morti al mese).

La mancanza di risorse coinvolge e travolge l’area del trattamento dei detenuti, finalizzata al loro reinserimento, da tempo affidata al volontariato, che resta un indispensabile e vitale elemento per l’applicazione dell’art. 27 della Costituzione. La situazione nelle carceri italiane resta allarmante per le condizioni di vita dei detenuti e degli stessi operatori dell’amministrazione penitenziaria. Al fine di ripristinare, nei limiti del possibile, la capienza tollerabile negli Istituti, sono stati effettuati negli ultimi anni migliaia di trasferimenti da un carcere all’altro. . Tali trasferimenti sono in netto contrasto con il principio della territorialità della pena, previsto dall’ordinamento per consentire un effettivo recupero della persona detenuta, che richiede relazioni stabili e assidue sul territorio, con i propri familiari e i servizi territoriali della regione di residenza.

L’Unione Camere Penali, con il suo “Osservatorio Carcere”, partecipa, unitamente ad altre realtà, che da tempo si occupano delle problematiche relative al mondo penitenziario, insieme a professori universitari, magistrati, garanti dei detenuti, educatori, agli “Stati Generali dell’Esecuzione Penale”, voluti fortemente dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, per riformare l’Ordinamento Penitenziario e garantire al nostro Paese una detenzione migliore e in linea con quanto l’Europa ci ha chiesto. I lavori, che vedono impegnate circa 200 persone, suddivise in 18 tavoli tematici, si concluderanno a metà novembre. Le proposte saranno poi affidate al Governo e successivamente al Parlamento.
Da quel momento dovranno essere i politici ad impegnarsi affinché venga effettivamente attuata la riforma, facendo dimenticare il recente passato di proclami e promesse che hanno illuso coloro che in carcere subivano (e ancora oggi subiscono) pene e sofferenze non previste da alcuna norma.
Come dimenticare lo “stato di emergenza” dichiarato alcuni anni fa dal Consiglio dei Ministri e poi prorogato di anno in anno ! Il Ministro della Giustizia dell’epoca affermò: “Quella che ci accingiamo a compiere è una missione che non ha precedenti nella storia della Repubblica, perché per la prima volta si vuole risolvere il problema del sovraffollamento carcerario senza dover ricorrere all’ennesima amnistia o a provvedimenti d’indulto, ma volendo dare dignità a chi, comunque, deve scontare una pena detentiva”.
Il programma del Governo prevedeva di “restituire dignità” ai detenuti sulla base di 4 punti essenziali, che il Ministro definì i “pilastri” della riforma. Come è noto, i pilastri si sono poi abbattuti sull’Italia, con la prevedibile condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Oggi la “dignità” dei detenuti va più che mai rispettata, perché è in gioco la “dignità” stessa del nostro Paese nei confronti dell’Europa.
In questi giorni alcuni politici hanno ripetuto il rito di “Ferragosto in carcere”. Una meritevole iniziativa promossa alcuni anni fa dai Radicali, che doveva rappresentare un momento di aiuto e solidarietà per la popolazione detenuta in vista di immediati interventi parlamentari ed è divenuta, invece, l’emblema dell’inefficienza della politica.
Ancora oggi, purtroppo, per molti penitenziari vale quello che scrissi dopo il secondo anno di “Ferragosto in carcere” , immedesimandomi in un detenuto chiuso in una cella, di pochi metri quadri, insieme ad altre persone, con un solo servizio igienico a vista ed un lavabo in cui ci si lava e si lavano gli alimenti, che vengono cucinati nel medesimo spazio; con letti a castello che arrivano all'unica finestra che dà luce alla stanza; con la televisione sempre accesa, quale unico diversivo oltre alle sigarette che vengono fumate senza sosta; se dovessi sopportare tutto questo per ventidue ore al giorno, mentre per le restanti due mi è consentito passeggiare in un cortile assolato, cosa chiederei al "politico" che mi viene a "fare visita", mentre in cella con gli altri detenuti bagno le asciugamani da mettere vicino la finestra per filtrare l'insopportabile caldo che rende tutto ancora più difficile ? Gli direi "Onorevole ha visto, quello che si dice è vero; quello che alcuni denunciano non è fantasia, qui si muore davvero;; onorevole ha voluto verificare di persona, bene. Se poi mi vuole compatire, mi compatisca pure, ma la prego faccia davvero qualcosa".
Sarei certamente scostumato ed ingeneroso verso colui che nel giorno di ferragosto, invece di stare in famiglia al mare viene a trovarmi. Il politico mi darà comunque ragione, mi dirà che si è reso conto dell'effettiva emergenza, che si farà promotore d'iniziative concrete. Intanto il suo addetto stampa ha già preparato il comunicato da inviare ai giornali affinché il sacrificio personale sia reso pubblico.

Queste considerazioni valgono – con la sola esclusione dei radicali e di pochi altri - per la maggior parte dei politici che aderiranno anche quest’anno all'iniziativa. Persone che, nel corso dell'anno, nulla hanno fatto, o comunque poco, per risolvere effettivamente quello che da sempre è uno scandalo nazionale. Il Governo ed il Parlamento sono indifferenti dinanzi alla conclamata illegalità vigente in parte del territorio della nazione e questa rinnovata attenzione della politica nel giorno di ferragosto, è diventata un ulteriore inutile e insopportabile appuntamento nell’agenda di coloro che ci dovrebbero rappresentare.
Sarebbe opportuno che la visita di Ferragosto venga lasciata a quelle persone che durante l’anno combattono davvero la battaglia della legalità nelle carceri italiane. Un vero gesto di solidarietà verso coloro che soffrono ingiuste pene .
Gli altri ? Restino pure a mare a riflettere sulle incomprensibili (da un punto di vista del diritto e della logica) ragioni perché la politica del Paese va da sempre verso una maggiore carcerazione; perché molte ipotesi di reato vengono inutilmente aggravate per facili consensi, sull’onda di fatti di cronaca che hanno allarmato l’opinione pubblica; perché non vengono rispettati principi costituzionali, a favore di un’ inutile repressione giustificata per garantire maggiore sicurezza al cittadino, mentre è pacificamente vero il contrario; perché gli istituti di pena sono, di fatto, ignorati dalla gente comune, pur svolgendo un ruolo certamente non meno importante degli ospedali e delle scuole.
Solo con una classe politica preparata e pronta a sfide anche impopolari, ma profondamente giuste, utili e ormai indispensabili per il nostro Paese, l’attività degli Stati Generali sull’Esecuzione Penale troverà concreta applicazione e l’impegno di coloro che vi stanno lavorando non sarà vano.

Roma, 19 agosto 2015

Avv. Riccardo Polidoro
Responsabile “Osservatorio Carcere” Ucpi