16/08/2015
Sulla presunta tutela del minore, sottratto alla madre detenuta

Quanto accaduto è l'ennesimo inaccettabile segnale della distanza di quella cultura della dignità della persona che troppo spesso governa l’amministrazione della giustizia, l’esecuzione delle pene detentive e l’utilizzo dello strumento custodiale

L' Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, è dalla parte del bambino, dalla parte della madre, contro la vergogna di Stato che rapisce il neonato ad una donna detenuta. Violentata la natura; stracciati anni di studi medici; inflitta ad una donna una pena suppletiva non prevista da alcuna norma; negato al nuovo nato, innocente, il calore materno. La stessa madre è "presunta innocente" perché condannata con sentenza appellata e quindi non definitiva. Ma seppure fosse colpevole? Esiste forse una pena che possa coinvolgere la creatura che si porta in grembo? Quando arriverà - ma quando ? - la decisione del Tribunale per i Minorenni sarà troppo tardi. L'attimo fuggente sarà svanito. Il piccolo avrà sentito altri odori, altre voci, altro calore . Calore artificiale, avendo invece diritto a quello di sua madre. L'unico immediatamente riconoscibile . Dopo chissà !
Eppure l'evento era annunciato. Non sono bastati nove mesi alla Giustizia Italiana per predisporre quanto necessario per evitare questa barbarie. Abituata a rinvii di ogni genere, ad aggirare principi di civiltà predisponendo norme che non troveranno applicazione, la nostra malandata Giustizia è stata "sorpresa" dalla nascita ed ora , in attesa della decisione dei suoi Giudici, mette i sigilli al rapporto madre-figlio, sovrapponendosi alla natura, minando per sempre una giovane vita.
Occorre rivendicare con la massima decisione che le persone condannate a pene detentive - e nel caso di specie si tratta addirittura di soggetti ancora in attesa di giudizio definitivo - non cessano per ciò stesso di essere titolari di diritti, quale che sia la gravità dei delitti che vengono loro ascritti, e che lo Stato ha il dovere di tutelare il loro diritto a coltivare gli affetti e, prima di tutti, l'affetto genitoriale. La legge in particolare tutela il diritto delle madri detenute ad occuparsi personalmente della cura dei propri figli in tenera età (ed il correlato diritto dei figli a godere dell'affetto e delle cure delle proprie madri recluse) anche in contesto detentivo, quando eccezionali esigenze di cautela non consentano di concedere loro gli arresti domiciliari. Nessuna condanna penale può autorizzare a sottrarre d'imperio un neonato alla propria madre, a meno che essa non venga motivatamente giudicata incapace di accudirlo. Per converso, lo straordinario clamore mediatico che circonda il caso in questione, come tanti altri, sembra ammantare di normalità anche una simile incondivisibile decisione giudiziaria, nel cinismo della cronaca che deborda in pubblica invettiva contro il colpevole.
Signor Ministro, faccia sentire la Sua voce. L'Unione Camere Penali crede nella svolta impressa alla cultura dell’esecuzione ed alle parole significative ed innovative e soprattutto in linea con la legislazione interna e comunitaria, con le quali ha sostenuto la necessità di una complessiva riforma del sistema. Quanto accaduto è l'ennesimo inaccettabile segnale della distanza di quella cultura della dignità della persona che troppo spesso governa l’amministrazione della giustizia, l’esecuzione delle pene detentive e l’utilizzo dello strumento custodiale.

La Giunta dell'Unione Camere Penali Italiane

L'Osservatorio Carcere UCPI