13/03/2014
The final countdown.

Mancano appena due mesi alla scadenza del termine imposto dalla CEDU al Governo italiano per trovare una soluzione concreta al sovraffollamento carcerario, ed il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa già manifesta il proprio scettiscismo.


L'8 gennaio 2013 la CEDU giudicava l'Italia responsabile della violazione dell'art.3 a causa del sovraffollamento carcerario e dava il termine di un anno per porvi rimedio. Quel termine sarebbe già decorso se il governo italiano non avesse tentato disperatamente di procrastinarlo con un ricorso palesemente inammissibile. Ma, comunque, ormai ci siamo: mancano poco più di due mesi al fatidico 27 maggio e il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, che deve vigilare sull'osservanza delle sentenze della Corte da parte degli Stati, non sembra convinto che ce la faremo a ripristinare la legalità nelle nostre carceri e ad arginare quei 3000 ricorsi bloccati un anno fa (ma altre migliaia premono alle porte) che travolgeranno la nostra economia. Si sperava che la politica, insensibile ai richiami voltaireiani alla civiltà delle prigioni, lo fosse quantomeno ai prospettati risarcimenti.
Il 27 novembre 2013 il Governo si era presentato all'Europa con un Action Plan che prevedeva delle linee di intervento di breve e lungo periodo, frutto del lavoro delle commissioni ministeriali alle quali anche l'Unione aveva partecipato. E quelle linee programmatiche richiamavano i nostri progetti di legge, le nostre battaglie: dalla depenalizzazione alla limitazione del ricorso alla custodia cautelare, dalla previsione di nuove misure alternative al loro ampliamento e alla facilità d'accesso. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo un governo(i) fragile e una politica più preoccupata dei richiami dell'elettorato alla sicurezza che non a quelli dell'Europa a conformarsi alla sentenza CEDU. E così il decreto "svuota carceri", che doveva avere efficacia risolutiva, é stato privato proprio di quelle norme fondamentali, sia ai fini di un effettivo ridimensionamento numerico, sia per gli scopi compensativi e risarcitori. Non stupiamoci, quindi, che il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa giudichi "insufficienti" le misure prese dall'Italia contro il sovraffollamento e abbia espresso "preoccupazione" per come il nostro Paese sta affrontando la questione. Il Comitato ha ricordato, tra l'altro, che "per essere pienamente efficace" l'intervento deve comportare "misure di fondo anche preventive per lottare contro la sovrappopolazione" e ha chiesto all'Italia di "fornire un piano d'azione dettagliato con le informazioni ancora mancanti così che esso possa essere valutato nel suo complesso".
Terminato il mandato delle commissioni, mutati Ministro e sottosegretari, non è dato conoscere chi stia seguendo e monitorando quel piano. Ci auguriamo che il Governo non metta sul tavolo i numeri ipotetici di un'edilizia penitenziaria che nel progetto doveva servire non a risolvere il problema del sovraffollamento ma a sostituire luoghi invivibili o la costruzione di padiglioni destinati a togliere i già esigui spazi di attività comuni. La scommessa ora si gioca sui disegni di legge sulla messa alla prova e sulla riforma della custodia cautelare. L'Unione farà sentire la propria voce affinché quei progetti non vengano stravolti perdendo la loro efficacia.

La Giunta e L'Osservatorio Carcere

 DOWNLOAD