26/03/2013
OPG: cronaca di una proroga annunciata ma non per questo accettabile.

Era nell'aria, ma rimane inaccettabile lo slittamento di un anno della chiusura degli OPG. Il rinvio, inoltre, non potrà essere risolutivo se non ci sarà, da parte di chi ha responsabilità politiche ed istituzionali, un deciso approccio finalizzato a risolvere uno dei grandi problemi che abbassano il livello di civiltà del Paese. Il documento dell'Osservatorio Carcere Ucpi....

La annunciata proroga della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari

Con decreto legge varato il 22 marzo 2013 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero della Sanità, ha rinviato al 1^ aprile 2014 la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Il provvedimento, purtroppo, era annunciato. Un anno fa all’Aquila, nel corso del convegno organizzato dall’Unione delle Camere Penali Italiane sulle misure di sicurezza, avevamo profeticamente sostenuto che ci saremo trovati di lì a un anno nella stessa identica situazione: avremmo voluto sbagliarci, ma così non è stato.
E’ passato un anno e l’ineluttabile rinvio è stato disposto, nella inerzia e disinteresse delle istituzioni che non hanno saputo gestire il percorso di chiusura degli Opg e le risorse economiche stanziate.
Resteranno quindi aperti, e continueranno a ricevere internati, cinque luoghi definiti “di tortura” dal Consiglio d'Europa, di “autentico orrore indegno di un paese appena civile” dal Presidente Napolitano ed infine qualificati dalla commissione Marino come luoghi nei quali è calpestata ogni forma di dignità umana.
Proprio per fronteggiare quell'emergenza era stata emanata la L.9/2012 che, pur presentando limiti e criticità, aveva avuto il pregio di non voler più conservare luoghi di segregazione ove una umanità dolente era internata senza limiti di tempo e, spesso, senza la predisposizione di un reale progetto di cura.
Oggi si dice che la proroga è necessaria per fronteggiare una nuova emergenza: quella delle inevitabili conseguenze, sulla sicurezza sociale e sulla tutela della salute, che la mancanza di luoghi di cura alternativi produrrebbe.
Ed allora va detto con chiarezza che la proroga è dovuta al ritardo accumulato nel corso di quest'anno nell’emanazione di provvedimenti funzionali alla messa a punto delle strutture sanitarie ma, soprattuto, alla sostanziale inerzia della maggior parte delle Regioni e dei Servizi di Salute Mentale.
Ciò pur a fronte dei cospicui stanziamenti portati dalla Legge Marino che prevedeva una copertura di fondi di tutto rispetto.
Nonostante i richiami che il Ministro della Giustizia ha inviato alle Regioni sin dal gennaio 2013, la maggior parte di esse non ha infatti ancora inviato uno specifico programma di utilizzo delle risorse, con l’indicazione dell'organizzazione dei progetti e dei luoghi riabilitativi, pur conoscendo i criteri ed i parametri strutturali sin dall’ottobre scorso.
Il de profundis è stato poi sancito da una dura presa di posizione della società italiana di psichiatria che, a ridosso del termine, ha infranto un inspiegabile silenzio, per sottolineare l’impreparazione e i timori per la salute e la sicurezza che la situazione ha prodotto e per chiedere una proroga, non prima di aver sollecitato sia “un adeguato investimento scientifico ed economico sui percorsi di cura alternativi, che non devono essere limitati alla creazione delle strutture previste dalla normativa e non ancora realizzabili, ma principalmente all’incremento dell’investimento sui DSM delle ASL” ma anche la realizzazione di “percorsi di cura adeguati dentro e fuori agli Istituti di Pena”.
I fondi esistevano, dunque, le possibilità di affrontare i problemi organizzativi anche, ma nulla è stato fatto, se non applicare l’italico vizio del rinvio, e la situazione è destinata a rimanere invariata se non si prende atto che il problema deve essere risolto senza ricorrere al circuito carcerario.
Il decreto legge dei giorni scorsi, del resto, nel disporre la proroga del termine sollecita non solo gli interventi strutturali regionali, ma interviene sul comma 6 dell'art.3 ter invitando i Servizi di Salute Mentale ad incrementare “la realizzazione di percosi terapeutici riabilitativi” e a favorire l'adozione da parte dei magistrati di “misure alternative all' internamento”.
Nulla più di quanto già auspicava e sollecitava la Corte Costituzionale con le ben note sentenze del 2003 e del 2004 e di quanto prevedeva il DPCM del 2008; auspicio rimasto anch’esso lettera morta per la parte relativa al superamento degli Opg ed anche, a seguito dell’entrata in vigore della L.9/2012, frustrato dalla mancata dimissione dei soggetti che potevano essere dimessi e non lo sono stati, come testimonia l’imponente numero degli attuali internati.
Non c’è solo la debacle organizzativa delle istituzioni, alla base di questo vergognoso rinvio, ma anche un preciso atteggiamento.
L’Unione delle Camere Penali Italiane chiede con forza che la politica e le istituzioni non rimangano ancora inerti davanti a quella che è stata definitia una delle “pagine più impresentabili della nostra storia”, ma diano una risposta chiara e seria sui tempi di attuazione della legge.
Il timore che la proroga di un anno non produca nulla è fondato se solo si pensa a questo anno trascorso: questo non è più tollerabile.
Le istituzioni, sia a livello centrale che regionale, non possono nascondersi dietro al rinvio, devono indicare con quali mezzi e in quali tempi la legge sarà attuata.
L’Osservatorio Carcere
Roma, 26 marzo 2013