30/06/2026
La Commissione europea propone il rafforzamento dei mandati di Europol e Eurojust

La Commissione europea ha presentato due proposte di regolamento destinate a incidere in modo significativo sull’architettura della cooperazione penale europea: una relativa al nuovo mandato di Europol, Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione di polizia, e una relativa al nuovo mandato di Eurojust, Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale. Il documento dell'Osservatorio Europa 

Le proposte si collocano all’interno di un più ampio pacchetto di riforme volto a rafforzare la capacità dell’Unione di prevenire, individuare, investigare e perseguire la criminalità grave e organizzata transfrontaliera, il terrorismo, la criminalità informatica, i reati finanziari e le nuove forme di criminalità con dimensione digitale o ibrida.

Il dato politico e giuridico di fondo è chiaro: la Commissione intende costruire una cooperazione sempre più integrata tra intelligence di polizia, investigazioni nazionali, coordinamento giudiziario e azione delle agenzie europee. Europol ed Eurojust vengono presentate come strutture complementari: Europol quale hub informativo, operativo e tecnologico per le autorità di law enforcement; Eurojust quale centro di coordinamento giudiziario e di assistenza alla attività delle procure nazionali.

Per gli avvocati penalisti, le due proposte meritano particolare attenzione, perché rafforzano in modo rilevante la capacità europea di raccolta, analisi, incrocio e circolazione delle informazioni investigative, con potenziali ricadute sulla formazione della prova, sull’accesso difensivo agli atti, sulla tutela dei dati personali, sulla contestabilità delle risultanze investigative e sul controllo giurisdizionale, in un contesto in cui pare ancora troppo scarsa l’attenzione alle prerogative difensive ed al ruolo dei difensori.

La proposta Europol: verso un hub europeo dell’informazione investigativa

La proposta di regolamento su Europol mira a trasformare l’Agenzia in un vero e proprio centro europeo dell’informazione investigativa, del supporto operativo e dell’innovazione tecnologica.

Tra gli elementi più rilevanti figurano il rafforzamento dello scambio automatizzato e sicuro di informazioni, la creazione di una infrastruttura cloud europea sicura e sovrana, la realizzazione di un Police Shared Data Space, nonché la possibilità per gli investigatori di lavorare congiuntamente, anche in ambienti virtuali, su casi comuni.

La proposta prevede inoltre l’istituzione di Europol Support Offices presso gli Stati membri, composti da personale con esperienza presso Europol e nelle autorità nazionali. Tali uffici dovrebbero facilitare l’utilizzo degli strumenti Europol nelle indagini nazionali, anche in materia di analisi dei dati, forensics, identificazione di collegamenti transfrontalieri e accesso ai sistemi informativi dell’Agenzia.

Di particolare rilievo è anche la configurazione di Europol come technology and innovation hub, chiamato a individuare i bisogni tecnologici comuni delle autorità di polizia, sostenere investimenti congiunti in ricerca e sviluppo, sviluppare strumenti avanzati e metterli a disposizione delle autorità nazionali tramite il nuovo spazio europeo condiviso dei dati di polizia.

Per la difesa penale, questo rafforzamento pone questioni centrali: la natura dei dati conferiti a Europol, i criteri del loro incrocio, le autorità abilitate ad accedervi, la tracciabilità delle consultazioni e le modalità attraverso cui le risultanze analitiche prodotte dall’Agenzia entrano nel procedimento penale nazionale. Tra l’altro proprio il tema della gestione dei dati da parte di queste agenzie è stato oggetto di acute censure da parte della stessa Autorità europea in materia di protezione di dati personali (EDPS). Da ciò dipende anche l’effettività degli strumenti riconosciuti alla difesa per contestarne origine, attendibilità, completezza e utilizzabilità.

La proposta insiste sul rispetto dei diritti fondamentali e della protezione dei dati personali, ma il passaggio da una cooperazione basata su scambi informativi puntuali a un sistema di analisi integrata, automatizzata e potenzialmente predittiva impone una vigilanza rafforzata. La difesa dovrà poter conoscere non solo il risultato investigativo, ma anche il percorso attraverso cui quel risultato è stato prodotto: fonti, banche dati consultate, eventuali alert, criteri di matching, catena di custodia digitale e limiti di utilizzazione.

La proposta Eurojust: più iniziativa, più coordinamento, più ruolo nei conflitti di giurisdizione

La proposta di regolamento su Eurojust rafforza la dimensione giudiziaria della cooperazione penale europea. Eurojust viene confermata come centro di coordinamento tra autorità investigative e requirenti nazionali nei casi di criminalità grave che coinvolgano due o più Stati membri o che richiedano un’azione comune.

La novità più significativa è l’ampliamento delle capacità operative e proattive dell’Agenzia. Eurojust dovrebbe poter agire con maggiore iniziativa nell’individuare collegamenti tra procedimenti, anticipare esigenze di coordinamento, contribuire alla soluzione di conflitti di giurisdizione e sostenere le autorità nazionali sin dalle prime fasi dell’indagine.

La proposta estende inoltre il mandato di Eurojust a settori emergenti, tra cui cybercrime, violazioni delle misure restrittive dell’Unione, criminalità con dimensione ibrida e violenza di genere con elementi transfrontalieri. Si prevede anche un rafforzamento della cooperazione con Europol, EPPO, OLAF e altre strutture dell’architettura antifrode e di giustizia dell’Unione.

Un profilo di particolare interesse per gli avvocati penalisti riguarda il ruolo di Eurojust nella prevenzione e risoluzione dei conflitti di giurisdizione. In procedimenti paralleli, indagini coordinate o sovrapposizioni tra Stati membri, Eurojust potrà contribuire a individuare la giurisdizione meglio collocata per procedere, anche al fine di evitare duplicazioni, conflitti investigativi e possibili violazioni del principio del ne bis in idem.

Tale funzione può assumere rilievo anche in chiave difensiva. Nei procedimenti transnazionali, infatti, la frammentazione delle indagini e la moltiplicazione dei fori possono incidere in modo significativo sui diritti dell’indagato o imputato: conoscenza degli atti, prevedibilità della giurisdizione, rischio di duplicazione procedimentale, coordinamento delle misure cautelari, accesso alla prova raccolta all’estero, trasferimento dei procedimenti e rispetto del ne bis in idem europeo.

Proprio per questo, il rafforzamento del ruolo di Eurojust dovrebbe accompagnarsi a criteri chiari e controllabili. La scelta della giurisdizione, nei procedimenti transnazionali, non è mai neutra: può incidere sulle garanzie processuali, sulle possibilità difensive, sui tempi del procedimento e sulle regole di utilizzabilità della prova.

DA questo punto di vista appare urgente riconoscere e garantire un diritto di accesso anche degli avvocati ad agenzie quali Eurojust il cui ruolo è sempre più rilevante in materia di cooperazione giudiziaria.

Il nodo Europol-Eurojust-EPPO

Le due proposte rafforzano in modo deciso il raccordo tra Europol, Eurojust ed EPPO. L’obiettivo dichiarato è costruire una continuità tra intelligence criminale, attività investigativa, coordinamento giudiziario e follow-up prosecutorial.

Questo dato è particolarmente importante nei procedimenti in materia di frodi agli interessi finanziari dell’Unione, criminalità economica transfrontaliera, e-evidence, asset recovery, freezing e confiscation orders. Europol potrà fornire maggiore supporto analitico e tecnologico; Eurojust potrà coordinare le autorità giudiziarie nazionali; EPPO potrà beneficiare di più efficaci canali di informazione e supporto.

La prospettiva dell’efficienza è evidente. Ma, dal punto di vista dell’avvocatura penale, resta essenziale che l’integrazione tra agenzie non produca una zona opaca nella quale informazioni di polizia, analisi strategiche, dati provenienti da terzi Paesi, elementi di intelligence e fonti investigative confluiscano nel processo penale senza adeguata tracciabilità e senza effettiva possibilità di contraddittorio.

Il punto non è soltanto l’accesso al documento finale trasmesso all’autorità nazionale. È la possibilità di comprendere come quel documento sia stato formato, quali dati siano stati utilizzati, quali passaggi istituzionali vi siano stati e quali limiti debbano valere per la sua utilizzazione processuale.

I profili di garanzia da presidiare

Le proposte della Commissione confermano una tendenza ormai strutturale del diritto penale europeo: la cooperazione non riguarda più soltanto la trasmissione di singoli atti o richieste, ma la creazione di ecosistemi comuni di dati, piattaforme condivise, infrastrutture cloud, strumenti automatizzati di incrocio informativo e forme di coordinamento operativo permanente.

In questo scenario, l’avvocatura penale dovrà seguire ponendo la massima attenzione ad almeno cinque profili.

Primo: la trasparenza della genesi della prova. Ogni dato utilizzato nel procedimento nazionale dovrà essere riconducibile a una fonte identificabile, verificabile e contestabile.

Secondo: la tutela dei dati personali e dei dati sensibili. L’ampliamento delle capacità di trattamento, analisi e conservazione delle informazioni impone garanzie effettive, non solo formali.

Terzo: il controllo sull’uso di strumenti automatizzati, sistemi di matching, analisi predittive o modelli di intelligenza artificiale applicati alle indagini.

Quarto: il diritto di accesso della difesa alle informazioni rilevanti, comprese quelle provenienti da Europol, Eurojust, EPPO, autorità di altri Stati membri o Paesi terzi; garantendo anche la possibilità di accedere alle Agenzie in questione.

Quinto: la possibilità di contestare l’utilizzabilità processuale di elementi acquisiti attraverso circuiti di cooperazione europea, soprattutto quando essi siano il risultato di passaggi successivi tra autorità di polizia, autorità giudiziarie e agenzie dell’Unione.

Una cooperazione europea che non può essere solo investigativa

Il rafforzamento di Europol e Eurojust rappresenta un passaggio importante nella costruzione dello spazio penale europeo. Esso risponde a esigenze reali: la criminalità organizzata opera oltre i confini, utilizza infrastrutture digitali, frammenta le proprie attività tra più ordinamenti e sfrutta la lentezza della cooperazione tradizionale. Tuttavia, la risposta europea non può essere affidata soltanto alla velocità dello scambio informativo, all’automazione dei processi o alla concentrazione di capacità investigative sovranazionali. Una cooperazione penale autenticamente europea deve fondarsi anche su garanzie comuni, rimedi effettivi e piena parità delle armi.

La sfida, per l’avvocatura penale, sarà dunque presidiare il punto di equilibrio tra efficienza investigativa e diritti della difesa. L’Europa della sicurezza non può essere separata dall’Europa del giusto processo.

Roma, 30 giugno 2026
L’Osservatorio Europa