La Camera dei Deputati ha approvato ieri, in prima lettura e all’unanimità, la proposta di legge costituzionale volta a inserire nell’art. 24 della Costituzione un riferimento alla tutela delle vittime di reato, immediatamente dopo l’affermazione del principio secondo cui la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. La nota della Giunta
La Camera dei Deputati ha approvato ieri, in prima lettura e all’unanimità, la proposta di legge costituzionale volta a inserire nell’art. 24 della Costituzione un riferimento alla tutela delle vittime di reato, immediatamente dopo l’affermazione del principio secondo cui la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Va detto con chiarezza che la riforma è al contempo superflua e pericolosa.
Superflua, perché la tutela delle persone offese dal reato trova già pieno fondamento nei principi costituzionali di solidarietà e uguaglianza e nella stessa potestà punitiva dello Stato.
Pericolosa, perché l’introduzione del riferimento alla vittima all’interno della norma costituzionale che presidia il diritto di difesa altera inevitabilmente la grammatica del processo penale, insinuando l’idea che le garanzie difensive debbano essere bilanciate rispetto a esigenze contrapposte.
Non cambia la sostanza del problema il trasferimento della modifica dall’art. 111 all’art. 24 della Costituzione. Anzi, la collocazione accanto al principio dell’inviolabilità della difesa rende ancora più evidente il mutamento culturale che si intende promuovere.
Processo e garanzie nascono storicamente proprio per sottrarre la giustizia alle pulsioni emotive e punitive inevitabilmente generate dal torto subito, pulsioni che, se trasferite nel processo, rischiano di condurre alla condanna dell’innocente, all’inasprimento irragionevole della pena e alla deformazione stessa della funzione della giurisdizione.
L’introduzione della “vittima” nella dimensione costituzionale del processo non è neutra. Se uno dei soggetti entra nel processo come vittima, un altro vi entra inevitabilmente come colpevole. È questa la ragione per cui la riforma rischia di incrinare la stessa presunzione di innocenza e di rafforzare un modello di giustizia sempre più orientato alla soddisfazione delle istanze punitive e sempre meno alla tutela delle garanzie.
Questo disegno di legge di revisione costituzionale rappresenta un ulteriore e preoccupante passo regressivo, culturale prima ancora che normativo, verso un modello di processo penale sempre più vittimocentrico, emotivo e simbolico, e sempre più distante dalla tradizione liberale dello Stato di diritto.
Roma, 28 maggio 2026
La Giunta
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