31/01/2026
Le Istituzioni giudiziarie dovrebbero garantire neutralitą e pluralitą delle voci, non silenziare una parte accreditandone un'altra come unica legittimata.

La nota della Giunta a seguito di quanto accaduto durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026 nel distretto di Corte d’appello di Torino.

Quanto verificatosi nel distretto di Corte d’appello di Torino, durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026, solleva seri interrogativi sul rispetto dei principi di equilibrio, imparzialità e pluralismo che devono guidare ogni manifestazione istituzionale della giurisdizione.
L’esclusione dei rappresentanti della Camera Penale Vittorio Chiusano del Piemonte Occidentale e della Valle d’Aosta che avevano legittimamente chiesto di intervenire, a fronte dell’ammissione di posizioni espressive di una sola area culturale, contraddice il senso stesso di una cerimonia che dovrebbe essere inclusiva e rappresentativa dell’intero sistema giustizia. Non si tratta di una scelta organizzativa, ma di un principio sostanziale: un momento solenne nel Palazzo di Giustizia non può trasformarsi in una sede di esposizione unilaterale su temi costituzionali, senza confronto o bilanciamento.
Ciò è ancor più grave nel contesto attuale, segnato da un acceso dibattito pubblico e da una imminente consultazione referendaria sull’assetto della giustizia e sulla tutela dei cittadini. In questa fase le Istituzioni dovrebbero garantire neutralità e pluralità delle voci, non silenziare una parte accreditandone un’altra come unica legittimata.
La giurisdizione non è monopolio di alcuna componente: si esercita in nome del popolo e vive dell’equilibrio tra giudici, pubblici ministeri, avvocati e cittadini. L’avvocato, specie penalista, è presidio essenziale delle libertà e garante del diritto di difesa. Escluderlo da momenti simbolici di alto valore istituzionale indebolisce l’idea stessa di giustizia come spazio di confronto e garanzia.
Il Palazzo di Giustizia e le sue cerimonie appartengono alla collettività e non possono essere usati per affermare primati o ridurre il pluralismo, ricchezza del sistema costituzionale. Su questi principi, centrali per democrazia e Stato di diritto, non possono esservi ambiguità né silenzi.
 
Roma, 31 gennaio 2026
 
La Giunta