Con parole nette, il professor Sabino Cassese richiama uno dei nodi più critici del sistema giudiziario: il peso delle correnti “nell’autogoverno della magistratura”, che negli anni ha finito per condizionare nomine, carriere e dinamiche decisionali, indebolendo la credibilità delle istituzioni.
Non si tratta di una polemica contingente, ma di una critica di lungo periodo, fondata sull’esigenza di tutelare la terzietà del giudice e l’autonomia reale della giurisdizione. Ridurre l’influenza delle correnti significa restituire centralità alle regole, al merito e alla funzione di garanzia che la giustizia deve esercitare nei confronti dei cittadini.
È in questa prospettiva che la riforma si colloca: intervenire sulle distorsioni del sistema per rafforzare, non indebolire, l’indipendenza della magistratura e la fiducia nello Stato di diritto.

