Non è una scoperta di oggi.
Già nel maggio 2022, ospite a Otto e mezzo su La7, il magistrato Nicola Gratteri osservava come l’appartenenza a una corrente potesse incidere in modo significativo sulla carriera dei singoli magistrati.
Era una constatazione lucida, che fotografava un problema strutturale: il sistema non è riuscito a darsi da solo gli anticorpi necessari e il controllo politico delle correnti sui singoli magistrati è rimasto sostanzialmente invariato nel tempo.
È anche da qui che nasce l’esigenza della riforma: non per mettere in discussione l’autonomia della magistratura, ma per renderla più solida, più trasparente e più credibile agli occhi dei cittadini.
Separare le carriere significa introdurre regole più chiare, liberare i magistrati dal controllo e dai condizionamenti delle correnti, ridurre le distorsioni e rafforzare la fiducia nella giustizia come istituzione al servizio di tutti.

