La magistratura associata utilizza la propria credibilità istituzionale per diffondere affermazioni false sulla riforma costituzionale, parlando di giudici “dipendenti dalla politica”. Un uso improprio dell’autorevolezza che trasforma la disinformazione in propaganda.
Pubblichiamo le dichiarazioni del Presidente Petrelli
Da ieri troviamo in bella mostra nelle stazioni ferroviarie e per le strade un manifesto del Comitato per il “NO” dell’Associazione Nazionale Magistrati che indica la scelta di giudici “dipendenti dalla politica” come fosse l’oggetto del quesito referendario.
Non è un’interpretazione discutibile della riforma costituzionale, ma come è agevole constatare, una mistificazione sfacciata del suo contenuto.
L’articolo 104 della Costituzione, che sancisce l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario da ogni altro potere, non viene in questo minimamente modificato. L’articolo 101, comma secondo, secondo cui il giudice è soggetto soltanto alla legge, resta intatto.
Parlare di giudici assoggettati alla politica significa fingere di ignorare il testo di riforma costituzionale, sperando che lo facciano anche i cittadini.
La separazione delle carriere e l’istituzione di due Consigli superiori, formati attraverso il sorteggio dei componenti, non introducono alcuna dipendenza politica, né per i giudici né per i pubblici ministeri. Il resto è pura propaganda, realizzata con lo strumento della disinformazione e finalizzata ad alimentare paura e disorientamento.
Ma il fatto stesso che ciò provenga da un comitato promosso da magistrati è l’aspetto più grave della vicenda in quanto si spende, consapevolmente, il patrimonio di credibilità della magistratura per sostenere una campagna comunicativa fondata su di una affermazione falsa.
Ci si presenta come tecnici, ma si agisce da politicanti. Ci si invoca come garanti, ma si utilizzano slogan che deformano la realtà. Non è informazione, è un uso improprio dell’autorevolezza istituzionale.
L’autorevolezza della magistratura non è un patrimonio corporativo: è un bene comune. E proprio per questo andrebbe maneggiata con serietà, non utilizzata come clava comunicativa.
L’Unione delle Camere Penali difende la Costituzione e la sua riforma in senso liberale.
Non quella immaginata per spaventare i cittadini, ma quella scritta nel testo della legge.
Roma, 5 gennaio 2026
Il Presidente dell'Unione delle Camere Penali Italiane
Francesco Petrelli
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