Il documento della Giunta sull’iniziativa di raccolta di firma per l’indizione del referendum sulla riforma della giustizia, già ammesso dalla Cassazione.
Sarebbe bene intendersi sul significato dell’iniziativa di raccogliere le firme per l’indizione di un referendum che è già stato ammesso dalla Cassazione. La democrazia offre ai cittadini spazi per esercitare i propri diritti, e le tecnologie ne hanno reso l’esercizio sempre più semplice ed effettivo. Ciò che un tempo richiedeva sforzi organizzativi rilevanti è oggi divenuto agevole e accessibile. Da democratici e liberali convinti, non possiamo che guardare con favore a ogni iniziativa che si richiami alla partecipazione politica. La vera questione riguarda piuttosto la sua finalità. Il referendum confermativo esiste già: è stato richiesto ed è stato approvato. Promuovere una nuova raccolta di firme non serve quindi a ottenerlo, ma a rinviarlo, ad allontanare nel tempo l’appuntamento elettorale. Chi sostiene questa iniziativa sa di essere oggi nettamente sfavorito nei sondaggi e sembra confidare che il tempo possa colmare un divario che gli argomenti di merito non riescono a superare. Non vi è nulla di antidemocratico in questa scelta, ma è legittimo chiamare le cose con il loro nome: più che un’azione a favore del referendum, si tratta di una fuga dal referendum, di un tentativo di sottrarsi a un confronto che si teme di perdere. Se ciò dovesse tradursi in una campagna referendaria più lunga non ne siamo preoccupati. Anzi, ne trarremo vantaggio, perché il SÌ avrà più tempo per riaffermare le proprie ragioni: decisioni più autorevoli e trasparenti, affidate a un giudice realmente terzo, e una magistratura finalmente autonoma, libera dall’egemonia delle correnti. Avremo più tempo per spiegare che ciò che si vuole conservare è un modello antiquato, legato a una concezione autoritaria del processo che il Paese ha da tempo superato. Noi siamo pronti al confronto e non temiamo il referendum. Se c’è chi vuole, invece, difendersi dal Referendum chiedendo un Referendum che già c’è, forse ha sbagliato strada.
Roma, 2 gennaio 2026
La Giunta
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