11/09/2025
«Riforma Nordio: basta propaganda dalla magistratura». L'intervista al Presidente Petrelli
L'intervista al Presidente Petrelli per il quotidiano Libero: «Politicizzare il dibattito danneggia le toghe stesse». E sulla legge: «Non è né di destra né di sinistra, darà ai cittadini un sistema giudiziario moderno». 
Presidente, è la volta buona per la riforma della giustizia?
Speriamo proprio di sì. Questa volta sembrano esserci le condizioni per una riforma che noi, come Unione delle Camere Penali, riteniamo fondamentale. E le dico, sbaglia di grosso chi sostiene che non è una riforma che interessa al Paese e che non migliorerà il funzionamento della giustizia. A beneficiarne saranno, in primis, i cittadini che vedranno tutelati i loro diritti all’interno del processo: un giudice davvero terzo è garanzia di un corretto controllo dell’azione penale. Quello che preoccupa però è la pericolosa polarizzazione che sta assumendo il dibattito attorno alla riforma, con la magistratura che troppo spesso abdica al suo ruolo istituzionale lasciandosi andare alla propaganda politica e con chi sul fronte della politica immagina che questa sia una riforma contro la magistratura. 
Come valuta la riforma scritta dal ministro Nordio?
La valutazione dei contenuti della riforma della separazione delle carriere è assolutamente positiva. Ed è una valutazione che rivendico con orgoglio da presidente dell’Unione delle Camere Penali dato che siamo stati noi a riportare al centro del dibattito il tema della separazione delle carriere dei magistrati. Nel 2017 avevamo raccolto ben 72 mila firme di cittadini favorevoli a quella nostra proposta.
Ad oggi c’è una disparità tra chi rappresenta l’accusa e chi la difesa all’interno del processo?
Bisogna considerare che la parità delle parti, prevista dall’articolo 111 della Costituzione all’esito della riforma costituzionale del 1999, dipende molto dalla posizione del giudice. Il processo può svolgersi ad armi pari solo davanti ad un giudice che sia davvero terzo, cioè inserito in una organizzazione diversa da quella del pm. Certo è che se il giudice indossare la stessa casacca dell’accusa, la partita non può essere equilibrata.
Uno dei principali argomenti di chi è contrario alla separazione delle carriere, in particolare dell’Anm, è che la riforma indebolirebbe l’indipendenza dei magistrati. Secondo lei è così?
No, anzi. La riforma Nordio riprende la nostra proposta di istituire due Csm distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Questa impostazione scardina all’origine la critica di chi sostiene che l’obiettivo della riforma sia quella di ridurre l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Avere un Csm proprio non farà altro che aumentare l’indipendenza dei pm rispetto alla situazione attuale. 
Come valuta l’ostruzionismo della magistratura alla riforma? Siamo davanti a uno sconfinamento delle toghe all’interno del dibattito politico?
È necessario essere chiari: esprimere la propria contrarietà sotto un profilo tecnico è legittimo. Diverso è se dietro il paravento del “contributo tecnico” si fa della propaganda, con tutto ciò che questo significa in termini di estremizzazione e politicizzazione dei concetti e delle espressioni. Scendere in campo in questo modo determina a mio avviso un danno enorme alla magistratura stessa. Un conto è essere auditi in Commissione; un altro è che esponenti di spicco della magistratura, associata e professionale, partecipino ad audizioni informali di natura puramente politica. Quando la campagna elettorale sarà terminata le toghe non potranno disinvoltamente dismettere l’abito da agit-prop per tornare a vestire la toga dell’arbitro imparziale come nulla fosse.
L’Unione delle Camere Penali ha recentemente costituito un comitato per il Sì alla separazione delle carriere. Sarete in prima linea quindi…
Ci stiamo organizzando per dare il nostro contributo in una campagna che, a causa della forte polarizzazione politica, rischia di dimenticarsi dei contenuti. Vogliamo evitare che la consultazione si trasformi in un referendum sul governo. Questa non è una riforma di destra o di sinistra: gioverà a tutti i cittadini che avranno finalmente un sistema giudiziario più moderno e più funzionale alle loro aspettative. 
È innegabile che fra toghe e governo sia in atto uno scontro e uno dei terreni su cui si sta consumando è il caso del rimpatrio del generale libico Almasri. L’ultima notizia in merito è l’apertura di un’indagine sul capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi. Lei da osservatore esterno che idea si è fatto di questa vicenda?
È in corso uno scontro con toni sempre più accesi tra giudici e governo. Come avvocatura associata riteniamo che questo conflitto non serva al Paese e danneggi il percorso delle riforme. Noi abbiamo avuto modo di intervenire più volte sottolineando, con dati incontestabili, sia gli errori della politica che della magistratura, come quando abbiamo evidenziato come non sia un atto dovuto l’iscrizione di una notizia che non abbia un minimo di fondamento come invece aveva sostenuto il Procuratore di Roma quando aveva deciso di iscrivere al registro degli indagati il presidente del Consiglio, il ministro della Giustizia, il ministro dell’Interno e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Allo stesso modo, abbiamo detto che il governo avrebbe dovuto eventualmente rivendicare la responsabilità di una sua scelta politica. Si tratta comunque di una vicenda complicata della quale ora  toccherà al Parlamento esprimersi in merito.