La nota della giunta sui toni e i contenuti della comunicazione dell’Associazione Nazionale Magistrati.
In un video diffuso sulle pagine social di ANM, in ricordo di Gaetano Costa - Procuratore a Palermo ed ucciso nell’agosto del 1980 - sono riportati spezzoni di un’intervista al giornalista Felice Cavallaro, nella quale lo stesso testualmente afferma espressamente:
"Gaetano Costa viene ucciso nell’agosto del 1980. Perché? Perché come dice Chinnici si era stabilito un sotterraneo patto con gli avvocati dei mafiosi per eliminare i processi per associazione a delinquere".
A questo punto lo spezzone dell’intervista è interrotto e, dunque, non è possibile comprendere l’originario senso del ragionamento del giornalista; ciò che certamente emerge è solo l’incredibile e surreale correlazione tra un presunto patto con non meglio precisati “avvocati dei mafiosi” e l’omicidio del Procuratore.
L’ANM accredita così la tesi che gli “avvocati della mafia” siano, non è chiaro a quale titolo, concorrenti nell’omicidio di Gaetano Costa.
Si tratta di una affermazione gravissima, in quanto investe l'intera avvocatura di una responsabilità diretta nell’uccisione del magistrato. Ma ciò che risulta ancora più grave è il fatto che l'ANM abbia diffuso sulle proprie pagine social una simile dichiarazione che non trova riscontri in nessuna sentenza ed è, oltretutto, pesantemente infamante e denigratoria nei confronti della intera categoria e della stessa funzione difensiva, nell’odiosa equiparazione tra assistito e difensore e fra delitto ed avvocato. Si tratta di un messaggio che si inserisce in un contesto di comunicazione che ormai è evidentemente sfuggito di mano, nel tentativo di opporsi alla riforma costituzionale della separazione delle carriere.
Il video segue, infatti, quello in cui il rappresentante del comitato famigliari delle vittime della strage di Bologna afferma che la separazione delle carriere faceva parte del disegno di Licio Gelli, a sua volta preceduto da altro video con le dichiarazioni del Dott. Carofiglio, secondo cui la riforma sarebbe un’aggressione ai magistrati, al controllo di legalità che esercitano e alla giustizia e seguito, infine, da un post sul Caso Almasri, nel quale, col pretesto di spiegare i futuri passaggi parlamentari e processuali, si sottolinea la formulazione dell’accusa nei confronti dei rappresentanti del Governo.
Si è evidentemente del tutto perso ogni rispetto per i propri interlocutori, ma ancor prima il senso dello Stato, che dovrebbe indurre i rappresentanti dei magistrati a toni e modi ben diversi da quelli che, purtroppo, ritroviamo sulle loro pagine social.
Non solo l’ANM fa così apertamente politica contro il Governo e le forze politiche di maggioranza, ma non esita a screditare, con affermazioni del tutto prive di fondamento, chiunque venga individuato come “nemico”, in quanto sostenitore della riforma.
Simili toni e contenuti non faranno altro che delegittimare ulteriormente la magistratura e, in un’ultima analisi, danneggiare i cittadini, posto che una magistratura autorevole, affidabile e riconosciuta da tutti come priva di interessi politici propri è un bene fondamentale e imprescindibile per ogni democrazia moderna.
La Giunta
Roma, 7 agosto 2025
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