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Il trattenimento amministrativo dei migranti formalmente esorbita dall’area della giurisdizione penale, ma presenta con questa robusti profili di affinità, anche per le finalità improprie che, neppure troppo velatamente, ne costituiscono motivazione recondita, spesso legata a giudizi di pericolosità sociale sottesi a presupposti amministrativi ondivaghi che lasciano totale arbitrio all’autorità di polizia.
La tutela dei diritti, oggi, deve prescindere dalle etichette e rivolgere il proprio sguardo sulla sostanza delle situazioni. Proprio la creazione di aree di controllo sociale estranee alle tradizionali forme e al relativo ambito di garanzie, ma altrettanto invasive, costituisce una delle principali frontiere della riflessione scientifica e dell’attività di difesa delle libertà.
L’Unione delle Camere Penali Italiane ha intrapreso la proprio attività di monitoraggio e di vigilanza sul fenomeno del trattenimento amministrativo dei migranti parallelamente a quella indirizzata verso i luoghi di detenzione penitenziaria già da diversi anni. Ha oggi deciso di dedicarvi un’attenzione più specifica mediante la creazione di un’apposita commissione, nella convinzione che questo rappresenti un vero e proprio nervo scoperto della nostra società democratica.
La commissione si occuperà di promuovere ed elaborare una riflessione collettiva, nell’ambito della comunità dei penalisti, sugli aspetti fondativi e sui profili di criticità, rispetto al panorama costituzionale e convenzionale della normativa sull’argomento, al contempo aspirando all’esercizio di un diretto monitoraggio, anche attraverso visite ispettive dei luoghi di detenzione, che consenta di disvelare la concreta attuazione che a questa materia viene riservata e con quali ricadute sulla tutela degli spazi di libertà e dignità degli individui coinvolti.
Responsabile:
TERRANOVA GABRIELE
Delegato di Giunta:
MURGANO VALERIO
Componente:
BONAFEDE CHIARA
CAPPELLO EDOARDO
CHINNICI ROCCO
GRESELIN MATILDE
MANCIOPPI MARIA
MISCIA ENRICO
PISCONTI FILOMENA
RADAELLI ANTONIO
SAPIA ORLANDO
TANI GUIA
VALENTINI ELENA
VILLA FRANCO
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Il nostro cordoglio all’ennesima vittima dei CPR e la nostra solidarietà ai medici che tutelano la salute anche degli ultimi.
Una nota della Giunta e della Commissione Centri di Permanenza per i Rimpatri
vai alla notizia...Visite ai Centri di permanenza
RELAZIONE IN MERITO ALL’ACCESSO DELLA COMMISSIONE UCPI AL CENTRO DI PERMANENZA PER I RIMPATRI DI PONTE GALERIA DELL’8 APRILE 2025
La visita presso il CPR di Ponte Galeria si è svolta nella mattina del giorno 8 aprile 2025.
È stato consentito l’ingresso a quattro componenti della Commissione: al Responsabile, Avv. Gabriele Terranova, e a tre componenti, Avv. Guia Tani, Avv. Orlando Sapia e Avv. Matilde Greselin. Era presente anche il mediatore culturale Reda M.A. Mossa.
Al nostro arrivo, l’accesso al CPR era presidiato da personale dell’Esercito Italiano che ha verificato la nostra autorizzazione. Nessuno ha controllato i nostri documenti di identità e siamo dunque stati condotti dalla Commissaria Capo Dott.ssa Anna Sbardella, che dirige l’Ufficio della Questura presso il Centro, per incarico che risale a circa tre mesi fa.
La Dott.ssa Sbardella ci ha intrattenuto per una breve presentazione sui temi che seguono.
Attualmente sono presenti 45 ospiti di cui 3 donne. La reale capienza del CPR sarebbe di circa 120 persone ma, a seguito agli atti di incendio e danneggiamento posti in essere dalle persone trattenute, la capienza è ridotta.
L’autorizzazione che ci era stata concessa dalla Prefettura concerneva anche l’accesso agli spazi comuni. La struttura, nella situazione attuale, però non dispone di spazi comuni, in quanto tutti in ristrutturazione, a seguito di rivolte.
L’ultimo evento critico che ci viene riferito essersi verificato risalirebbe alla domenica precedente al nostro ingresso. L’ultima rivolta di rilievo risale invece allo scorso febbraio e, da allora, si è ridimensionato come sopra detto il numero degli ospiti del Centro. A richiesta non ci è stato consentito di prendere visione del registro degli eventi critici, che pure ci viene riferito essere presente.
In sostanza, la Commissione ha avuto accesso solo alla Caserma e alla sala dove si svolgono le udienze di convalida. Ci si è potuti appena affacciare all’ingresso delle aree detentive, senza possibilità di varcare i cancelli che le delimitano e di parlare con le persone presenti.
Ci è stato detto che è presente una barberia ed uno spazio in cui la Comunità di Sant’Egidio per 2/3 volte alla settimana tiene corsi di lingua e cultura italiana. Sarebbe questa l’unica attività al momento presente nel Centro. Alla domanda su come trascorrano le giornate gli stranieri presenti, ci viene riferito che non fanno nulla, salvo giocare a calcio o a carte. Il campo da calcio però è inagibile; quindi, anche il gioco del calcio si svolge nelle pertinenze delle aree di pernottamento.
Il medico è presente tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00 mentre l’infermeria è aperta 24 ore al giorno nell’arco di tutti i 7 giorni della settimana. Il Medico, sempre secondo quanto ci viene riferito a precisa domanda, sarebbe dipendente della ASL e non dell’Ente Gestore. Sono presenti due psicologi per circa tre ore al giorno ed è presente una uno psichiatra per due volte alla settimana. Non vi sarebbero persone con patologie psichiatriche poiché queste renderebbero incompatibile il trattenimento: gli ospiti non fanno uso di psicofarmaci, se non forse qualcosa per dormire.
L’Ente Gestore è cambiato a febbraio 2025. Prima la qualità del cibo offerto era discutibile, ora è migliorata. Sono rispettate le diete specifiche delle singole religioni. Vi è “rispetto religioso assoluto”, hanno fatto una festa per la fine del Ramadan. Vengono forniti tre pasti al giorno e la merendina. Fino a settembre vi era uno spaccio e un distributore automatico ma anche queste due fonti di approvvigionamento sono “stati sfasciati”.
L’Ente gestore fornisce, al momento dell’ingresso, un Kit con asciugamani e altri beni per le esigenze di igiene personale. Vi è compreso un telefono (Nokia) senza foto-videocamera e senza connessione dati. Può essere utilizzata la scheda sim personale del trattenuto. Chi non ne fosse in possesso, può attivarla, ma non è chiaro come ci si potrà regolare con l’entrata in vigore della nuova normativa che non consente di attivare schede sim a chi non sia in possesso di valido titolo di soggiorno. In caso di fornitura della scheda prevista nel kit, questa ha un credito di 5 € e non è possibile ricaricarla. Anche le schede personali possono essere ricaricate solo dall’esterno, perché gli stranieri trattenuti non hanno a disposizione denaro e non possono accedere a nessuna forma di pagamento. Non possono neppure ricevere denaro dall’esterno, né inviarne.
Non è possibile svolgere videochiamate. La Commissaria ha parlato di chiamate Whatsapp con una postazione dell’Ente gestore ma questo non è emerso nel corso dei colloqui con i migranti.
La Commissaria ci ha indicato sommariamente le etnie/ nazionalità presenti: Egitto, Ghana, Nigeria, Pakistan, Marocco. Il tempo medio di permanenza presso il Centro, a suo dire, sarebbe di un mese circa. Questo e gli ulteriori dati che subito seguiranno, vengono riportati per completezza, ma sono stati forniti in maniera del tutto approssimativa, tanto che, alla richiesta di quale fosse la fonte e l’attendibilità, ci è stato risposto che si trattava di valutazioni personali e sommarie.
Il 90-95% dei trattenuti chiederebbe asilo e, decorso il termine massimo di trattenimento consentito, verrebbe liberato. Sempre secondo la percezione personale della Commissaria, la percentuale dei rimpatri si assesterebbe intorno al 5%.
Molti verrebbero liberati anche per inidoneità psico-fisica al trattenimento (presumibilmente sopravvenuta). Su questo dato, in particolare, poiché abbiamo insistito per avere chiarimenti, ci è stato fornito l’esempio di azioni di autolesionismo strumentali poste in essere frequentemente ed in modo generalizzato, che otterrebbero spesso l’obiettivo perseguito. Si percepisce però che sono considerazioni svolte senza alcun intento di fornire dati attendibili, che probabilmente non sono neppure disponibili e comunque non sono noti alla nostra interlocutrice.
Circa le condizioni di detenzione, che non possiamo constatare ma di cui chiediamo, ci viene riferito che gli ospiti sono trattati meglio del personale in servizio e come esempio viene fatto quello dell’infestazione di topi: sono stati disinfestati i locali dei migranti, non quelli della Caserma.
Questo il quadro descritto dalla Commissaria. Per quanto riguarda la nostra visita però non si è potuto vedere non solo le camere dove alloggiano le persone ma nemmeno le aree in cui sono collocate, gli ambienti su cui si affacciano e neanche la barberia o il luogo dove si svolgono le lezioni di italiano.
Poiché la nostra autorizzazione all’accesso comprendeva espressamente la facoltà di incontrare gli stranieri trattenuti che si fossero dichiarati a ciò disponibili al fine di sottoporre loro un questionario volto a verificare la qualità dell’informazione giuridica e dell’assistenza legale loro concretamente prestata, non insistiamo oltre e ci concentriamo su quello che ci pare essere l’unico espediente utile per attingere informazioni dirette.
Abbiamo potuto sottoporre il nostro questionario ad un campione molto ristretto di persone: tutte e tre le donne attualmente presenti e un uomo. Era presente anche un quinto migrante, che ci ha atteso, con il quale abbiamo solo potuto brevemente interloquire perché, al termine della mattinata, ci è stato riferito che il tempo concessoci era scaduto.
Sulla valutazione degli esiti del questionario, sarà effettuata una più completa valutazione in seguito, al termine del nostro complessivo programma di visite. Certamente sono emerse subito molte criticità, circa la consapevolezza, da parte dei trattenuti, della propria posizione giuridica, specie con riferimento ai termini finali del trattenimento ed allo stato dei procedimenti di convalida e di asilo. É anche emersa un’evidente relazione molto labile con i difensori, con cui nessuno aveva mai intrattenuto colloqui al di fuori del contesto dell’udienza, dove talvolta anche il difensore stesso, oltre al giudice ed all’interprete, erano collegati da remoto.
Visita al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio e accesso civico agli atti.
La visita presso il CPR di Palazzo San Gervasio si è svolta il 17 maggio 2025.
La delegazione che ha eseguito l’accesso era composta dagli Avv.ti Enrico Miscia, Filomena Pisconti, Guia Tani, e Franco Villa, componenti della Commissione, unitamente al responsabile, Avv. Gabriele Terranova, e ai colleghi della Camera Penale e del COA di Potenza, Clemente Delli Colli, Rosita Gerardi e Shara Zolla.
La nostra visita si è svolta in totale autonomia. Nessuno del personale presente di Polizia di Stato e dell’ente gestore ci ha accompagnato né ci sono state rivolte indicazioni o spiegazioni su come si svolge la vita nel Centro o altro.
I moduli abitativi sono totalmente circondati da alte e imponenti cancellate, sormontante da tettoia che copre anche la parte esterna, antistante i vani destinati all’alloggio degli ospiti. La zona esterna presenta modestissimi arredi in cemento fissati al suolo (un tavolo e delle panchine). Non eravamo autorizzati ad accedere ai moduli abitativi; quindi non abbiamo potuto vedere l’interno.
Gli alimenti acquistabili in autonomia sono pochi e, in assenza di possibilità di detenere fornelli ovvero di poter cucinare, gli ospiti provvedono attraverso l’uso dell’acqua calda. In particolare, ci è stato mostrato come il caffè venga consegnato in formato sfuso, in buste di plastica trasparente chiuse a mano con un nodo, senza alcuna tracciabilità ovvero possibilità di verifica sulle modalità con cui avvenga la manipolazione dell’alimento prima della consegna all’utenza.
Gli spazi comuni ai quali ci è stato consentito di accedere coincidono sostanzialmente con un’area centrale che percorre tutto il centro, circondata dai moduli abitativi e, su un lato, dalla Caserma e dai locali destinati agli uffici. Abbiamo potuto constatare anche la presenza di un campo sportivo in cemento, al quale, a turno, previa apertura della relativa cancellata e di quella dei rispettivi moduli abitativi, viene consentito l’accesso agli ospiti. Anche durante la nostra visita, alcuni di essi, si trovavano nel campo.
Ci siamo potuti quindi liberamente aggirare per le parti comuni del Centro, avvicinandoci liberamente alle cancellate di accesso ai moduli abitativi e al campo sportivo, da dove gli ospiti del Centro richiamavano la nostra attenzione e colloquiavano pressoché liberamente con noi.
Il personale del Centro presente si è limitato ad osservarci e a seguirci. Qualcuno si è presentato, in particolare la Direttrice del Centro, Dott.ssa Catia Candido. Altri ci hanno chiesto chi fossimo.
Fra gli ospiti del Centro con cui siamo venuti in contatto con queste modalità, vi era, in particolare, un ragazzo appena maggiorenne, cittadino tunisino, che riferiva di essere appena uscito da una casa famiglia per minori non accompagnati. Presentava un piede ferito, medicato con cerotto e garze, che ci ha spiegato di avere deliberatamente fratturato, facendo leva sulle sbarre della cancellata, sperando di provocare così una revisione della certificazione di idoneità al trattenimento. In nostra presenza, interrogava su quando sarebbe avvenuta la visita di revisione la direttrice del Centro, la quale gli rispondeva che ci sarebbe stata probabilmente il lunedì (la visita si è svolta di sabato). Il ragazzo si muoveva saltellando sul piede sano, non avendo a disposizione stampelle.
Altro straniero con cui abbiamo così interloquito e che ha attirato la nostra attenzione è stato un cittadino della Repubblica Popolare Cinese, di età piuttosto avanzata, visibilmente invalido: aveva una mano deformata e priva di dita, conseguenza, per quanto ci ha riferito, di un risalente infortunio sul lavoro verificatosi in Cina prima di emigrare. Ci ha riferito di essere in Italia da quasi un trentennio e di avere 2 ex mogli e 2 figli, ormai maggiorenni, tutti residenti in Italia. Riferiva di non avere potuto rinnovare il permesso di soggiorno, nel 2021, a causa di una condanna giudiziaria e di essere rimasto in clandestinità, lavorando in modo irregolare, fino a quando, a seguito di un controllo, era stato tradotto nel CPR. Ci ha riferito anche di essere diabetico, mostrandoci i segni delle iniezioni di insulina che il personale sanitario (non lui personalmente) gli praticherebbero in occasione dei pasti. Ci ha infine riferito che, nel Centro, ormai da qualche tempo, mancherebbe un mediatore di lingua cinese, mentre, all’inizio della sua permanenza, era stato assistito da un giovane mediatore africano che parlava cinese. Il colloquio con noi è avvenuto in italiano, che la persona parlava in modo molto stentato e si faceva molta difficoltà a comprenderlo.
Dopo la visita così condotta in prossimità di tutte le aree occupate dai moduli abitativi, abbiamo chiesto di poter ricevere qualcuno degli ospiti del Centro in spazio idoneo alla somministrazione dei nostri questionari sul diritto di difesa. Un mediatore culturale albanese che ci aveva seguito per parte della visita, ci ha usato la cortesia di accompagnare nell’ambiente che ci è stato messo a disposizione, le persone disponibili, alcune delle quali dai noi indicate fra quelle con cui avevamo preventivamente colloquiato.
I colloqui volti alla compilazione del questionario sul diritto di difesa si sono svolti in una stanza che, all’apparenza, era adibita (anche) ad infermeria, come testimoniato dalla presenza di 3 letti, con materassi privi di lenzuoli, collocati alle spalle della scrivania e delle sedie su cui ci siamo accomodati.
Sulla valutazione degli esiti del questionario, sarà effettuata una più completa valutazione in seguito, al termine del nostro complessivo programma di visite. Possiamo comunque fin da subito annotare che, in generale, le persone intervistate non avevano consapevolezza della durata prevista del trattenimento e della possibilità che fosse prorogato. Molti hanno inoltre negato di avere ricevuto informazioni circa la loro condizione giuridica e la possibilità di avanzare richiesta di asilo / protezione internazionale. Nessuno ha avuto occasione di incontrare il proprio giudice di persona, in occasione della convalida, poiché le udienze si svolgono tutte in collegamento telematico. Spesso anche il difensore era collegato da remoto, anche se diversi hanno riferito di avere avuto modo di incontrarlo brevemente dopo l’udienza e comunque di avere la possibilità di contattarlo liberamente per telefono.
Tutti fruiscono di telefoni comuni, privi di foto-videocamere, che condividono con gli altri occupanti del proprio modulo abitativo, che vengono forniti con una scheda che consente di chiamare liberamente in Italia, mentre è complicato chiamare all’estero, per l’insufficienza del credito, tanto che un trattenuto di origine pakistana ci ha riferito di chiamare casa avvalendosi della compiacenza di un amico, connazionale che risiede in Italia e che, quanto viene contattato, colloca il proprio telefono accanto ad altro apparecchio, con il quale, a sua volta, chiama la sua famiglia.
Prima della visita, la Prefettura e la Questura di Potenza, in risposta ad una nostra richiesta di accesso civico, ci hanno inviato copiosa documentazione in merito alle presenze nel Centro, alla provenienza geografica dei trattenuti, alla permanenza media, alle cause di cessazione del trattenimento e molto altro. Ci è stata rilasciata anche copia del contratto di appalto intercorrente con l’ente gestore, degli atti della gara relativa all’assegnazione, dei controlli eseguiti circa il rispetto degli obblighi contrattuali e delle sanzioni irrogate per le violazioni riscontrate. Ci è stata fornita, ancora, copia dei protocolli siglati in materia sanitaria e delle fatture relative all’acquisto di farmaci. Ci è stata fornita, infine, copia dei contratti di lavoro e di collaborazione stipulati dall’ente gestore per la gestione dei servizi relativi al Centro.
Dall’analisi di tale documentazione, che ha richiesto un po' di tempo ed è pervenuta solo il giorno precedente la visita, abbiamo potuto constatare, in particolare, quanto di seguito riportato.
Anzitutto, il contratto di appalto, conformemente ai modelli ministeriali, commisura il compenso al numero delle presenze giornaliere, secondo un valore pro capite pro die. Ciò conferma che, come è noto, l’ente gestore ha interesse a che sia garantita una presenza quanto più vicina possibile alla piena capienza, nel caso di Palazzo San Gervasio stabilita in 128 persone. L’ente gestore è individuato nell’impresa OFFICINE SOCIALI società cooperativa sociale, con sede a Priolo (SR).
Il contratto di appalto, fra i servizi amministrativi demandati all’ente gestore, prevede, in particolare, i servizi finalizzati alle attività di comunicazione e di notifica degli atti relativi ai procedimenti di esame delle domande di protezione internazionale, secondo quanto previsto dall'art. 11, comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio 2008 n. 25; i servizi finalizzati alle attività di comunicazione di ogni altro atto o provvedimento riguardante la permanenza dello straniero nel centro secondo modalità informatiche standardizzate. Fra i servizi di assistenza generica alla persona: il servizio di mediazione linguistico–culturale; il servizio di informazione, che deve assicurare, attraverso l’impiego di personale qualificato, l’informazione sulla normativa concernente l’immigrazione, la protezione internazionale, la tutela delle vittime di tratta e i rimpatri volontari assistiti, le garanzie per i minori non accompagnati e i diritti e doveri dello straniero, anche attraverso la diffusione di materiale Prefettura – Ufficio territoriale del Governo di Potenza informativo, tradotto nelle principali lingue parlate dagli stranieri presenti nel centro, e comunque in inglese, francese, spagnolo e arabo; il servizio di assistenza sociale, che comprende anche tempestive segnalazioni di situazioni sanitarie che richiedano interventi di cura; il servizio di assistenza sanitaria, che si attua mediante accesso alle prestazioni del servizio sanitario nazionale, che l’ente gestore si fa carico di garantire.
Nell’offerta formulata dalla Officine Sociali s.c.s., che ha vinto l’appalto, si nota quanto si dice in merito al servizio di informazione legale, che è garantito dalla presenza della figura dell’Operatore legale, figura specializzata, affiancata dalla presenza del Mediatore che ne agevola gli interventi.
L’operatore legale fornisce orientamento, informazione e consulenza sui diritti/doveri del migrante, previsti dalle norme costituzionali e sovranazionali (su salute, lavoro, istruzione, formazione, unità familiare, tutela di genere e contro le discriminazioni). Informa il migrante sulle procedure per l'ottenimento del permesso di soggiorno, della protezione internazionale, fornisce orientamento e accompagnamento nell'interlocuzione con le istituzioni preposte e nelle procedure burocratico- amministrative, l’informazione sulla normativa concernente l’immigrazione, la protezione internazionale, la tutela delle vittime di tratta e i rimpatri volontari assistiti, le garanzie per i minori non accompagnati e sui diritti e doveri. È presente all’arrivo e presente nell’accoglienza dell’ospite nel CPR, per informare sulle regole comportamentali vigenti nel Centro (dettagliate nell’apposito regolamento, tradotto nelle principali lingue parlate, esposto negli ambienti comuni del CPR e consegnato agli ospiti), fornisce le informazioni sulle modalità di identificazione e sulle conseguenze del rifiuto di collaborare al procedimento di identificazione. La presenza di questa figura professionale è stata implementata con 7 ore settimanali, per offrire agli ospiti maggiori possibilità di sostegno sul piano informativo/legale.
Quanto al Servizio di assistenza psicologica – Il servizio assicura agli ospiti, sin dall'ingresso e per tutta la permanenza nel Centro, la valutazione delle condizioni personali e il sostegno necessario, anche in considerazione della momentanea condizione di privazione della libertà, per intervenire o prevenire patologie che potrebbero acuirsi o insorgere a seguito della insofferenza determinata dalla condizione di costrizione in cui l’ospite si ritrova. L’apporto che l’intervento del Professionista, il quale pone attenzione ai fattori emotivi, è di grande aiuto per i soggetti interessati e per la convivenza sociale nel Centro. La presenza di questa figura professionale è incrementata e supportata dai volontari, psicologi della Cooperativa Rembrandt e dell’ASSOCIAZIONE PSICOATTIVITA’ APS, con le quali sono stati sottoscritti protocolli di collaborazione. Tutti gli interventi attuati dallo Psicologo sono annotati sulla Scheda individuale di ciascun ospite e archiviate nel database del software.
Quanto al servizio di trasporto, si nota che, in linea con il bando e i vari capitolati, questo non contempla alcun servizio in favore di chi venga dimesso, al fine di consentirgli di raggiungere luoghi dove vi sia la possibilità di accedere a mezzi pubblici, una lacuna che, per Palazzo San Gervasio, viste le caratteristiche geografiche del luogo, appara particolarmente rilevante.
Circa il servizio di assistenza medica, dalle tabelle relative al personale, si apprende che il medico responsabile è retribuito per 8 ore giornaliere, mentre l’assistenza infermieristica è garantita per 24 ore al giorno, lo psicologo per 16 ore alla settimana, così come per assistente sociale e l’informazione normativa, mentre la mediazione linguistica per 36 ore a settimana.
Dalla documentazione relativa alla gestione del contratto, in particolare dalle verifiche condotte periodicamente dalla Prefettura circa l’osservanza degli obblighi del gestore, si rilevano frequenti violazioni in merito all’assistenza medica e infermieristica fornita, sia per la mancata osservanza del numero delle ore che avrebbero dovuto essere garantite, sia per l’impiego di personale con qualifica diversa da quella prevista (oss in luogo di infermiere).
Ancor più sistematica e quasi integrale è la violazione dell’obbligo di garantire assistenza psicologica.
Quanto all’informazione normativa, viene regolarmente decurtata la differenza fra il costo orario livello di inquadramento D1 moltiplicato per n. 71 ore e il compenso lordo corrisposto, con una formula sibillina che, almeno a noi, non consente di comprendere se il servizio sia stato prestato da personale non dotata dell’inquadramento previsto ovvero se non sia stato proprio prestato.
Tra i farmaci del cui acquisto si trova traccia nelle fatture rilasciateci in copia, ad un occhio inesperto come il nostro, rileviamo ricorrenti acquisti di trittico e tavor, che sono antidepressivi, e anche di rivotril, farmaco antiepilettico non indicato per la somministrazione ad uso psicoattivo, che notoriamente viene utilizzato impropriamente per gli effetti di questo tipo. Ci sono anche ricorrenti acquisti di antidolorifici, in particolare notiamo il contramal che ci risulta essere farmaco oppiaceo.
Quanto ai volumi, ci siamo concentrati soprattutto sul rivotril, che ci sembra particolarmente indicativo di un uso disinvolto di sedativi e abbiamo constatato, quale dato di maggior rilievo, ad esempio, acquisti per circa 100 confezioni fra i soli mesi di agosto e settembre 2024*.
Di grande interesse, infine, i dati forniti dalla Questura mediante analisi dei dati estrapolati dal sistema gestionale rimpatri.
Circa la provenienza delle persone transitate presso il CPR, rileviamo che il Paese di origine più ricorrente è la Tunisia (213), seguito da Marocco (181) e Nigeria (121); molto distaccati, seguono Egitto (59), Gambia (34), Georgia (32), Albania (24), Algeria (22), Romania (21), Senegal (20), Pakistan (16), Balgladesh (12) e Perù (11), per citare solo i più ricorrenti.
Il numero totale delle persone transitate fra aprile 2024 e aprile 2025 è di 881, delle quali solo 186 rimpatriate. Le altre principali cause di cessazione del trattenimento sono la non convalida (300), la mancata proroga (118), motivi sanitari (108), riesame (43), arresto (19), accoglimento ricorso c. espulsione (17), sospensiva protezione internazionale (17), sospensiva espulsione (12), accoglimento ricorso protezione internazionale (10). Si segnalano solo 2 decorrenze termini, 2 allontanamenti arbitrari e 1 decesso.
Notiamo quindi che la percentuale di effettivi rimpatri, rispetto al totale delle persone trattenute, si attesta intorno a poco più del 20%.
La permanenza media viene indicata in 36 giorni.
Non conosciamo il numero dei presenti al momento della visita, ma ci è stata fornita copia del registro delle presenze fino alla data del 30 aprile 2025, da cui rileviamo che, a quella data, le persone ospitate nel Centro erano 112, su una capienza massima, come sopra già riportato, di 128.
Avv. Enrico Miscia
Avv. Filomena Pisconti
Avv. Guia Tani
Avv. Gabriele Terranova
Avv. Franco Villa
* Sulla valutazione della documentazione concernente l'acquisto di farmaci abbiamo chiesto un parere al Dott. Nicola Cocco, infettivologo ed esperto di medicina in ambito detentivo. Riportiamo di seguito le sue considerazioni.
Le note di spesa e le fatture relative ai farmaci acquistati presso il CPR di Palazzo San Gervasio confermano quanto già emerso in occasione di precedenti accessi di analoga natura e quanto ho potuto personalmente rilevare attraverso l’analisi dettagliata dei fogli di terapia delle persone detenute. Da tale documentazione risulta evidente che una quota considerevole dei farmaci acquistati è costituita da psicofarmaci. In questa categoria rientrano benzodiazepine, antipsicotici, antidepressivi, antiepilettici e altre molecole affini.
Alla luce di questo quadro, è necessario richiamare alcuni elementi fondamentali. In primo luogo, l’art. 3 della c.d. Lamorgese stabilisce in maniera esplicita che le persone affette da disturbi psichiatrici — con questa espressione si intende l’intera gamma dei disturbi della salute mentale — devono essere considerate, in linea di principio, inidonee al trattenimento all’interno dei CPR. In secondo luogo, occorre sottolineare che i professionisti della salute impiegati nei CPR, e nello specifico i medici che vi operano, non dispongono delle competenze cliniche e specialistiche necessarie per la gestione appropriata di questi farmaci, che per loro natura richiedono un monitoraggio e una titolazione altamente specialistici.
A fronte di ciò, quale conclusione è lecito trarre? Che l’impiego massiccio di psicofarmaci — i quali, a una stima approssimativa, rappresentano circa un terzo del totale dei farmaci acquistati — risponde in realtà a una finalità esclusivamente sedativa. Tale finalità sedativa, pur potendo apparire giustificabile in funzione della gestione quotidiana delle criticità che si verificano nei CPR, risulta del tutto priva di giustificazione sotto il profilo deontologico, terapeutico, clinico e, aggiungerei, anche sociale. Questo perché le persone che manifestano problemi di salute mentale, oppure che ne sono già affette, dovrebbero, conformemente alla normativa vigente, essere dichiarate inidonee al trattenimento e quindi non dovrebbero trovarsi in quella condizione.
Infine, non va trascurato un ulteriore aspetto particolarmente grave: l’utilizzo, l’abuso e il misuso — per ricorrere a un termine della lingua inglese ormai entrato anche nell’uso comune — di questi farmaci comporta un concreto rischio di insorgenza di farmacodipendenza, soprattutto in relazione ad alcune specifiche molecole. Tra queste, spicca il rivotril, per il quale si è registrata una richiesta particolarmente elevata, ma anche il lyrica e altri psicofarmaci risultano coinvolti in dinamiche simili. Questo fenomeno, oltre a produrre effetti deleteri durante la permanenza nei CPR, determina conseguenze durature che si ripercuotono sulla salute e sulla vita delle persone detenute anche dopo il rilascio.
Relazione sulla visita al CPR di Torino del 19 luglio 2025
La nostra delegazione era composta da Matilde Greselin, Gabriele Terranova ed Elena Valentini, integrata dai colleghi della Camera Penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta Roberto Capra, Matteo Ferrione, Federica Galfione, Davide Mosso ed Emilia Rossi.
Siamo stati ricevuti dal Direttore, Dott. Vincenzo Salvo, e dalla Vice Direttrice, Dott.ssa Martina Di Vincenzo. Il Direttore è un ex Ispettore di P.S. in pensione, che operava nel Centro già nella precedente veste. La Vice Direttrice invece, proviene da esperienze di direzione in RSA.
Prima della visita, abbiamo avuto un lungo colloquio con questi, nel corso del quale ci hanno fornito molte informazioni generali sull’organizzazione della vita nel Centro, rispondendo a lungo alle nostre domande.
La capienza teorica del Centro è di 180 persone, poiché vi sono 6 aree di trattenimento, ciascuna composta di 5 moduli abitativi da 6 posti. In ciascuna si trova anche un refettorio. Tutte sono interamente circondate da cancellate con accesso ed uscita controllati e presidiati h 24 da personale militare (presenti, al momento della nostra visita, sia Carabinieri e P.S., sia personale dell’Esercito). Ciascuna di queste aree ha un accesso diretto al campo sportivo, senza necessità di uscire.
La capienza, da contratto di appalto, è invece di 70 posti e attualmente ci sono 60 persone presenti. La maggioranza proviene da dimissioni dal sistema penitenziario.
Il Centro è stato riaperto il 24 marzo 2025, dopo una chiusura di circa due anni.
Delle 6 aree di trattenimento, due sono state devastate e incendiate in occasione di rivolte verificatesi in questi 4 mesi (30 aprile, l’incendio dell’area viola; 18 maggio la devastazione di quella bianca). Tre sono quelle attualmente aperte: area blu (che ospita 17 persone), l’area gialla (che ne ospita 23), l’area verde (che ne ospita 20).
Circa la provenienza e lo status giuridico delle persone trattenute nel Centro, oggetto di richiesta di accesso civico alla Questura rimasta inevasa, ci è stata mostrata una scheda. Da questa abbiamo ricavato che le presenze, per cittadinanza sono le seguenti: Marocco 19, Tunisia 10, Egitto e Nigeria 5, Gambia e Senegal 4, Bangladesh, Pakistan e Serbia 2, Albania, Algeria, Guinea, Jugoslavia (?), Moldavia, Perù e Turchia 1. Risultavano anche le date di ingresso: 3 in aprile, 2 a maggio, 18 a giugno e 36 nello stesso mese di luglio. Ci è stato inoltre riferito, su espressa richiesta, di 11 trasferimenti in Albania. Il Centro, a seguito degli eventi critici verificatisi, ha registrato anche molti trasferimenti in altri Centri, che non ci sono stati quantificati. Dai colleghi di Torino presenti, vengono riferiti i dati resi noti nella relazione di recente pubblicazione della Garante Comunale, Monica Cristina Gallo, secondo cui, da marzo ad oggi, su 196 transiti, vi sono stati 18 rimpatri, con una percentuale quindi inferiore al 10%.
L’assistenza sanitaria nel Centro è garantita da medici assunti dalla Cooperativa gestrice, con l’eccezione dello psichiatra, che è della ASL ed interviene con cadenza periodica su segnalazioni indirizzategli dall’area medica interna. Il Direttore tiene a precisare che, sulle problematiche psichiatriche c’è molta attenzione. Lui personalmente è intervenuto per sollecitare la rivalutazione sanitaria di una persona trattenuta che faceva uso di psicofarmaci. Più tardi, nel corso dei colloqui con i trattenuti, abbiamo ricevuto notizia da un giovane che, prima del trattenimento a Torino, faceva uso di vari farmaci, fra cui il rivotril, che qui gli viene negato. L’assistenza psicologica è prestata da 3 persone che, a turno, sono presenti dalle 9 alle 19, tutti i giorni. La valutazione del rischio autolesivo è svolta dal medico e, in certa misura, è implicitamente esclsua dalla certificazione di idoneità al trattenimento che precede l’ingresso, ma gli psicologi che operano nella struttura, compiono a loro volta una valutazione, di solito il giorno successivo a quello dell’ingresso.
Ci sono circa 8/9 mediatori, presenti a turno sempre almeno in 2.
Il cibo viene consegnato nelle aree mensa (abbiamo poi assistito alla distribuzione mentre utilizzavamo quello spazio per le interveniste sul diritto di difesa). Dagli stessi ospiti del Centro, ci viene riferito che la qualità e la quantità sono soddisfacenti. Esiste anche un servizio di spesa e ci viene mostrato l’elenco dei beni che possono essere acquistati dai trattenuti, con relativi prezzi (si va dalle bibite, come coca cola e fanta, in confezioni da 45 cl, al prezzo di 1,60 euro, al latte, euro 1,20 per 500 cl, al caffè solubile, euro 5 per 200 gr, allo shampo panteen, a euro 4, ai croissant, ad euro 0,60, ai biscotti baiocchi, ad euro 0,60 per 28 gr).
Alla domanda di quale sia l’offerta di attività, in particolare di quelle formative, dirette alle persone trattenute, ci è stato riferito che i protocolli siglati con varie associazioni per attività di questo genere, compreso il servizio scolastico, sono rimasti tutti inattuati per inadempimento delle associazioni che li avevano sottoscritti (velatamente si allude ad una sorta di sabotaggio collettivo organizzato). Ci è stato quindi riferito che gli operatori dell’ente gestore tentano di sopperire, organizzando personalmente quello che possono. Ci è stato riferito di un progetto sportivo, molto partecipato, gestito con l’associazione baloon, che organizza quotidianamente (attualmente, in orario estivo, alle ore 18) tornei di calcio nel campo interno. Alcuni progetti sono svolti dagli psicologi del Centro, ad esempio un progetto di pittura legato all’emotività ed uno di scrittura. Ce ne ha parlato diffusamente la Dott.ssa Alessandra Bianchi, psicologa del Centro, che ci ha spiegato in cosa consista il progetto di pittura, che si basa su una tecnica di arte terapeutica, senza l’interpretazione psicologica dei singoli elaborati che usualmente si dovrebbe compiere all’esito di questo tipo di percorsi. Al termine del progetto, hanno svolto anche una messa in scena teatrale. I trattenuti coinvolti sono stati circa una dozzina per area. Il progetto si è svolto negli spazi mensa delle aree di trattenimento. Ci è stato mostrato un disegno coloratissimo di grandi dimensioni realizzato dagli ospiti che si sono cimentati nel progetto. Il Direttore ci riferisce che vorrebbe acquistare una struttura di plexiglas per esporlo.
L’assistenza religiosa è garantita da ministri di culto, cattolico e islamico, i quali accedono liberamente e regolarmente al Centro.
Inevitabilmente ci siamo soffermati anche sul c.d. Ospedaletto, interessato da una nota vicenda giudiziaria ancora non giunta all’epilogo. Al termine della visita, siamo stati anche accompagnati a visitarlo. Sono piccoli moduli detentivi individuali che sarebbero stati utilizzati per isolamento.
Il Direttore, con grande trasparenza, ci racconta di essere stato personalmente coinvolto dalle indagini, quando era ispettore di P.G., e che la sua posizione è stata archiviata rapidamente e pienamente chiarita.
Oggi non vi sarebbero spazi di isolamento. In caso di necessità di osservazione o sanitarie, si utilizza la stanza antistante l’ambulatorio medico o la sala di attesa di fronte all’ufficio che ospita le udienze. In ogni caso, non vi si rimane mai per più di mezza giornata. Vi è una zona di osservazione allestita anche presso il P.S. del più vicino Ospedale, dove il trattenuto rimane in carico al personale del Centro mentre aspetta di accedere alle prestazioni sanitarie.
Le convalide dell’Ufficio del Giudice di pace si svolgono nel Centro, dove il giudice si reca personalmente; quelle della Corte d’appello (settima sezione) e del Tribunale (nona sezione), si svolgono da remoto. Ci è stato riferito però che i magistrati che ne fanno parte hanno effettuato delle visite nel Centro.
In ogni area di trattenimento, vengono messi a disposizione 4 telefoni cellulari, privi di telecamera ma con accesso a whatsapp, che vengono condivisi tra tutti gli ospiti dei 5 moduli abitativi dell’area. Gli apparecchi sono però dotati di un parental control, che ne impedisce l’utilizzo dalle 20 alle 8 del mattino.
Il pocket money è di euro 2,50 al giorno; possono comprare le sigarette. Gli accendini sono collocati fissi in mensa.
Al momento dell’ingresso, oltre alle informazioni, anche legali, che vengono impartite da operatori e mediatori, vengono distribuiti opuscoli scritti. Il Direttore fa riferimento, in particolare, ad un vademecum dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. A ciascun trattenuto viene consegnata una copia delle carte dei diritti e dei doveri dello straniero durante il trattenimento, che ci viene mostrata da uno degli ospiti del Centro nel corso dei colloqui successivi.
Abbiamo chiesto quali siano le tempistiche per la formalizzazione della domanda, quando uno straniero manifesta la volontà di chiedere la protezione internazionale. Ci hanno risposto che, solitamente, la sua volontà viene formalizzata in giornata. Una delle colleghe di Torino ha fatto notare invece che, per sua esperienza diretta, ci vorrebbe qualche giorno. Il Direttore ha replicato che, comunque, le conseguenze giuridiche decorrono già dalla mera manifestazione di volontà.
Ultima domanda ha riguardato modi e tempi con cui vengono informati i trattenuti dell’imminente esecuzione del rimpatrio. Ci hanno riferito che vengono informati solo del fatto che saranno trasferiti, senza specificare la destinazione (rimpatrio o trasferimento in altro Centro). L’informazione viene fornita immediatamente, quando perviene dall’Ufficio Immigrazione, solitamente poche ore prima.
Siamo stati accompagnati a visitare anche le aree di trattenimento, dove abbiamo avuto accesso anche ai moduli abitativi ed abbiamo potuto constatare che, al netto di qualche guasto (in uno dei moduli, ci è stato fatto notare che uno dei bagni turchi non aveva lo sciacquone funzionante da giorni e che non era stato riparato), abbiamo constatato una qualità degli ambienti che, per pulizia e conservazione, denota una buona cura e manutenzione, oltre a rispecchiare la recentissima ristrutturazione. Abbiamo visitato anche una delle aree devastate dai recenti eventi critici, riscontrando le tracce ancora evidenti degli incendi.
Al termine della visita, abbiamo incontrato una quindicina di persone trattenute, procedendo alle interviste sulla qualità del diritto di difesa. Abbiamo proceduto alle interviste direttamente nella sala refettorio di una delle aree di trattenimento, in modo sostanzialmente riservato, in quanto gli operatori si aggiravano nell’area, ma non si avvicinavano ad ascoltare. Al di là degli specifici esiti delle interviste, abbiamo constatato un clima piuttosto disteso fra operatori e ospiti del Centro, molti dei quali ci hanno mostrato gli atti in loro possesso, comprese informative scritte sull’accesso alla protezione internazionale. Incidentalmente è emerso che, ferma la libertà di comunicare telefonicamente con i limiti già sopra precisati, dal Centro non è possibile spedire corrispondenza scritta. Sul punto, abbiamo chiesto un chiarimento al Direttore, che non solo non ha smentito, ma ha ventilato che si erano verificate delle problematiche in quanto alcuni trattenuti indirizzavano direttamente al Garante o altri soggetti esterni segnalazioni sulle proprie condizioni di detenzione, al di fuori dei canali ufficiali gestiti dalla Cooperativa, dunque confermando che, per questo, è stato introdotto un controllo sulla corrispondenza. Ad una nostra richiesta di ulteriore approfondimento, il fatto è stato minimizzato, sottolineando che comunque le segnalazioni inoltrate tramite l’ente gestore non vengono lette e non vi sarebbe quindi motivo di ricercare altri canali.
Esame della documentazione rilasciata a seguito di accesso civico agli atti.
Si è già menzionato sopra il dato del mancato riscontro, da parte della Questura, alla nostra richiesta di accesso civico agli atti, invece riscontrata, per quanto alla stessa riferita, dalla Prefettura, che ha fornito il contratto di appalto e relativi allegati, gli atti del procedimento amministrativo relativo all’assegnazione dell’appalto, il protocollo sanitario stipulato con la ASL di Torino.
Non ci è stata fornita copia di documentazione di controlli sull’osservanza degli obblighi contrattuali da parte dell’ente gestore, né sull’irrogazione di conseguenti sanzioni, poiché il centro è stato riaperto, al momento della nostra visita, da soli 4 mesi, nel corso dei quali non sono state irrogate sanzioni. I controlli sull’andamento dei primi 3 mesi sarebbero stati in corso.
Ci è stato fornito un sunto della pianta organica degli operatori del centro che dà conto di 47 rapporti contrattuali, di cui 27 lavoratori dipendenti a tempo determinato, 2 a tempo indeterminato e 17 liberi professionisti. Fra i dipendenti, oltre al Direttore e ad un impiegato amministrativo, si annoverano 3 addetti alle pulizie, 7 mediatori, 15 operatori generici, un operatore sociale e 1 psicologo. Altre 2 psicologhe operano in libera professione, così come il direttore medico responsabile, 3 medici, 9 infermieri, 2 informatori normativi, e 1 barbiere.
Il contratto di appalto dell’ente gestore ricalca sostanzialmente i modelli ministeriali.
Ci limitiamo dunque a constatare che, fra i servizi di assistenza alla persona e di assistenza sociale, è previsto l’impegno dell’ente gestore allo svolgimento di attività ricreative e di formazione mediante la fruizione di corsi formativi gratuiti (ad esempio per l’apprendimento della lingua italiana, per l’educazione civica o per l’apprendimento di arti e mestieri) svolti con l’utilizzo di postazioni informatiche e/o strumenti audiovisivi messi a disposizione dall’ente gestore, oppure svolti in collaborazione con enti, pubblici o privati, organizzazioni del terzo settore ed agenzie internazionali che abbiano stipulato al riguardo preventivi accordi con il medesimo gestore o con la Prefettura.
Al netto dell’inadempimento (o del boicottaggio) attribuito a soggetti terzi, l’osservanza di questo impegno è risultata decisamente carente.
Al servizio di informazione e orientamento legale, inoltre, è demandato di assicurare, attraverso l’impiego di personale qualificato, l’informazione sulla normativa concernente l’immigrazione, la protezione internazionale, la tutela delle vittime di tratta e i rimpatri volontari assistiti, l’accesso ai servizi sociali e sanitari e i relativi diritti in base alla condizione giuridica, le garanzie per i minori non accompagnati e i diritti e doveri dello straniero, anche attraverso la diffusione di materiale informativo, anch’esso tradotto nelle principali lingue parlate dagli stranieri presenti nel centro.
Si tratta dunque, come è naturale che sia, di un impegno informativo distinto da quello concernente le regole comportamentali vigenti nel centro, la cui illustrazione, anche mediante l’apposito regolamento ed altro materiale scritto e tradotto nelle lingue parlate dagli ospiti, compete sia al personale addetto ai servizi di informazione e orientamento legale sia a quello di assistenza sociale.
Nella documentazione che ci è stata estesa, era presente il regolamento del centro, con due soli allegati:
la carta dei diritti e dei doveri dello straniero nel centro, conforme a quella che ci è stata mostrata da uno degli ospiti durante le interviste successive alla visita, che non contiene informazioni sulla normativa relativa all’immigrazione, ai rimpatri ed al diritto di asilo e alla protezione internazionale;
un opuscolo in lingua inglese redatto dal Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione avente ad oggetto il rimpatrio volontario assistito.
Il regolamento prevede inoltre la diffusione di un opuscolo di UNHCR, che non ci è stato trasmesso, solo a chi risulta già richiedente asilo al momento dell’ingresso.
Anche il testo, pur diffuso, del regolamento non contiene informazioni sulla disciplina normativa del trattenimento amministrativo e sull’accesso alla protezione internazionale.
Ciò ha trovato pieno riscontro nel contenuto delle nostre interviste, che hanno denotato una modesta consapevolezza degli ospiti del centro sulle proprie posizioni giuridiche, riferita soprattutto ad informazioni asseritamente ricevute dai propri difensori o presso gli uffici immigrazioni, prima del trasferimento al Centro, se non addirittura da parte di altri ospiti del centro.
Il regolamento prevede inoltre l’obbligo di mettere a disposizione dei trattenuti l’elenco aggiornato degli avvocati che prestano patrocinio gratuito, fornito periodicamente dal COA, elenco che nessuno dei trattenuti ricorda di avere mai visto.
Sul piano sanitario, ci è stata rilasciata copia dell’articolato protocollo sanitario sottoscritto dalla Prefettura con la ASL di Torino, di cui ci sembra meritevole di menzione soprattutto la previsione di un’assistenza psichiatrica anche oltre la necessità di verifica della sussistenza e ricorrenza dei presupposti del trattenimento. Si riconosce infatti che il contesto del CPR, caratterizzato dall’isolamento sociale, rappresenta un fattore di rischio attivo per lo sviluppo di un malessere e che il DSM garantisce consulenze a richiesta del personale medico del CPR ma non può garantire la costante osservazione clinica, che è invece di competenza esclusiva del personale medico del CPR. Si prevede quindi che vi possano essere prescrizioni farmacologiche effettuate a cura del DSM, la cui assunzione sarà però a cura e responsabilità del personale sanitario del CPR.
Non ha avuto specifico riscontro la nostra richiesta di conoscere i registri (o di accedere alle copie dei documenti di acquisto) di psicofarmaci, altrove rivelatasi molto eloquente.
Il protocollo sanitario prevede infine anche la possibilità di chiedere consulenza del personale medico del SerD, disciplinando le modalità con cui inoltrarla, in caso di riscontrata positività alle principali sostanze stupefacenti e psicotrope.
É quindi previsto che il personale medico del SerD effettui consulenze specialistiche in favore degli ospiti tossicodipendenti, con possibilità di prevedere anche la somministrazione di farmaci sostitutivi, che viene affidato al personale medico del centro.
Visualizza qui la sintesi realizzata dalla Commissione Carcere e Sorveglianza della Camera Penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta
Visita al C.P.R. di Bari dell’8 settembre 2025
La nostra delegazione è composta dall’Avv. Gabriele Terranova, responsabile della Commissione, e dai colleghi della Camera Penale e del C.O.A. di Bari Maria Agneta, Filippo Castellaneta e Guglielmo Starace.
Veniamo ricevuti dal Sost. Comm. Ramona Mastroleo, responsabile del C.P.R. e dal Comm. Capo Arturo Valletta, Vice Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Prefettura di Bari, nonché dalla Direttrice del C.P.R., Noemi Borraccino, la cui qualificazione professionale è quella di assistente sociale.
L’accoglienza è molto cordiale. Al di là delle qualifiche, il personale è anagraficamente giovane e appare molto motivato, anche umanamente.
Ci rappresentano una grande attenzione alla sinergia e alla collaborazione fra ente gestore e personale di P.S.
Nel corso del diffuso colloquio che precede la visita, ci viene anzitutto sottolineata la problematica relativa alle certificazioni di idoneità al trattenimento, che talvolta agli operatori del centro appaiono inappropriate e li pongono di fronte a situazioni molto difficili da fronteggiare. In casi simili, si può solo sollecitare una rivalutazione, tramite il personale medico interno. Il riferimento è rivolto soprattutto a casi di persone con problematiche psichiatriche.
Si soffermano sull’esigenza di programmare una diversa forma di presa in carico, in caso di dimissione, esigenza che non riguarda solo le dimissioni per sopravvenuta inidoneità. Gli operatori ritengono che occorrerebbe siglare appositi protocolli al momento non disponibili. L’unico sostegno di cui dispongono è quello del Pronto Intervento Sociale della A.S.L. di Bari, con cui interagiscono frequentemente.
Le persone di cui è problematico il trattenimento per motivi sanitari e che sono perciò in attesa di dimissione vengono tenute in astanteria, ma non possono soggiornarci a lungo e c’è l’esigenza di una rapida presa in carico esterna anche per liberare l’astanteria.
Anche al momento della nostra visita, come poi abbiamo potuto constatare direttamente, l’astanteria era occupata da un cittadino polacco che appariva in evidente stato di scompenso psichico (deambulava ossessivamente, seminudo e in condizioni di igiene personale trasandate, delirando) e che era isolato da qualche giorno, anche perché il personale del pronto soccorso esterno al quale era stato inviato per la rivalutazione dell’idoneità al trattenimento non aveva certificato l’inidoneità e quindi non si era potuto dare corso alla dimissione, pur essendo evidentemente una persona che non poteva essere inserita nei moduli abitativi insieme agli altri ospiti.
Il centro si compone di 7 moduli abitativi (di cui uno, il n. 4, reso inagibile da una protesta verificatasi il 7 luglio u.s.), ciascuno dei quali, pur avendo una capienza teorica di 24 persone, viene predisposto per ospitarne 18, per un totale teorico di 126 (al momento 108). Ciascun modulo si compone di una stanza comune, destinata ai pasti ed alla socialità, arredata con tavoli e panchine di cemento fissi al suolo, corredata anche da una televisione (l’unica presente nel modulo abitativo). Vi sono poi 6 camere da 3 posti ciascuna e locali adibiti a servizi igienici e docce comuni. Ciascun modulo dispone di n. 2 telefoni cellulari mobili privi di telecamera per consentire il contatto con l’esterno agli ospiti e di n. 2 accendini a parete per sigaretta.
La struttura è stata interessata, anche di recente, da lavori di manutenzione / ripristino, ma anche volti a migliorarne la sicurezza. Altri lavori sono in corso o in programmazione. Ad esempio, ci viene segnalato il progetto di operare modifiche atte ad impedire che gli ospiti del centro si arrampichino sui tetti, cosa che si è verificata più volte, con finalità di protesta, con conseguenti problemi di incolumità. Alcuni lavori sarebbero programmati entro fine settembre, sui moduli che si affacciano sul “miglio”, ovvero il corridoio centrale dal quale si dipartono, da un lato e dall’altro, i moduli abitativi, che qui, a differenza di altri centri che abbiamo già visitato, è chiuso e buio, accentuando la sensazione di oppressione che si avverte nel percorrerlo.
Sul miglio si affacciamo portoni metallici e finestrone chiuse da grate metalliche, da cui si intravedono i moduli abitativi, ai quali non siamo stati autorizzati, purtroppo, come ormai avviene di consueto, ad entrare.
Gli ospiti dei moduli, al nostro passaggio, si accalcano alle finestre, rivolgendoci domande e raccomandazioni.
Il personale che ci accompagna ci appare abbastanza cordiale anche in questa interlocuzione. Si mostrano a conoscenza delle situazioni che vengono rappresentate e manifestano una certa conoscenza dei singoli casi, oltre che una buona interazione personale, pur limitandosi a rinviare a dopo la visita gli opportuni approfondimenti.
Nel centro, non esistono attività ricreative, culturali, formative o anche di mero intrattenimento di nessun tipo. Anche il capo sportivo, che è presente ma non sembra direttamente accessibile dai moduli, attualmente è inutilizzato. Ci viene riferito del programma di organizzare un torneo di calcio autogestito che sarebbe stato sospeso in conseguenza della rivolta del 7 luglio.
Le presenze alla data della visita sono 99. Il dato è suscettibile di variare anche nel corso delle ore, non solo dei giorni, perché si verificano accessi in tutti gli orari, anche di notte. Da quando i moduli sono ridotti a 6, la presenza media si aggira intorno alle 100 unità; quindi, di poco sotto la piena capienza. Al 7 luglio, quando si è verificata la rivolta cui si è già accennato, erano presenti 126 persone, che corrisponde alla capienza massima.
La provenienza è variegata. Verbalmente ci vengono date indicazioni che non riportiamo, avendo poi acquisito dati statistici più precisi.
Personale e prestazioni, secondo quanto ci viene riferito: c’è un solo psicologo, che assicura 16 ore settimanali; un solo assistente sociale per 22 ore settimanali; 1 solo informatore legale per 16 ore settimanali; 3 mediatori culturali e 20 addetti all’accoglienza, alle pulizie, alla distribuzione dei pasti ecc.
L’assistenza infermieristica è garantita h 24, mentre la presenza del personale medico (ve ne sono 4/5 in rapporto di collaborazione stabile con l’ente gestore, che si alternano) per 8 ore al giorno.
Le persone ristrette effettuano videochiamate con i familiari ma non effettuano mai colloqui in presenza, salvo che con gli avvocati, il cui accesso è regolato in 2 fasce orarie.
Le udienze dell’Ufficio del Giudice di Pace si svolgono in presenza, presso il centro (ce n’è una in corso anche durante la nostra visita), mentre quelle delle Corti d’appello si svolgono in collegamento telematico.
Il C.O.A. di Bari, come ci riferiscono i colleghi del Foro che partecipano alla visita, gestisce liste di difensori d’ufficio differenziate per la difesa nelle udienze di convalida del trattenimento, selezionate in base ad autodichiarazione di disponibilità / qualificazione degli avvocati disponibili. Il personale del centro ci fa però notare che il Giudice di Pace, per la nomina dei difensori d’ufficio, attinge alle liste ordinarie.
La richiesta di accesso civico agli atti che abbiamo, come di consueto, indirizzato alla Prefettura e alla Questura prima della visita, ha avuto esito parziale e problematico.
La Questura inizialmente non ha fornito alcun riscontro. Siamo stati quindi invitati a riproporre l’istanza dal personale di P.S. incontrato durante la visita, con cui – come già riportato - si è instaurato un clima cordiale.
Dopo la reiterazione è, in effetti, pervenuto puntuale riscontro.
I dati richiesti alla Questura concernevano indicazioni statistiche sulla provenienza, la permanenza media e la causa di cessazione del trattenimento delle persone transitate nel centro nei 12 mesi antecedenti alla visita.
Dai dati sulla provenienza, ricaviamo che i Paesi da cui si registra il maggior flusso di presenze sono: Tunisia (164 presenze), Marocco (98), Nigeria (87), Albania (69), Egitto (60), Gambia (36), Algeria (26), Bangladesh (21), Pakistan (18), Perù (10). Il totale delle presenze nei 12 mesi ammonta a 729.
La permanenza media varia notevolmente. Quella relativa ai Paesi da cui provengono i maggiori flussi va dai 38 giorni di permanenza dei cittadini tunisini, ai 56 dei marocchini, ai 53 dei nigeriani, ai 33 degli egiziani e ai 17 degli albanesi. La permanenza media generale è di 44 giorni.
Quanto alle cause di cessazione del trattenimento, vanno segnalati soprattutto i 127 rimpatri (di cui 76 con charter, 45 con scorta e 6 senza scorta), che rappresentano circa il 17% delle presenze.
Fra le altre cause, si segnalano 35 trasferimenti in altri C.P.R., 234 non convalide, 160 mancate proroghe di convalida, 20 revoche della convalida, 18 decorrenze termini.
La richiesta di accesso civico agli atti indirizzata alla Prefettura concerneva, invece, tutta la documentazione relativa al contratto di appalto ed alla relativa esecuzione, con particolare riguardo ai controlli ed alle eventuali sanzioni riferibili agli ultimi 12 mesi.
La risposta è parziale ed accompagnata da una nota in cui si contesta la legittimità della richiesta, in quanto giudicata troppo generica ed estesa, tale da comportare, per la relativa evasione, uno sforzo sproporzionato e suscettibile di interferire con il buon andamento dell’Ufficio, nonché rispondente ad una finalità di controllo generalizzato sull’operato dell’amministrazione volto a scandagliare un’intera attività senza un interesse specifico o un finalità precisa, tale da far trasmodare l’esercizio del diritto di accesso in un abuso.
In particolare, ci viene trasmesso il contratto di appalto, il relativo rinnovo, le specifiche tecniche e il capitolato d’appalto, omettendo totalmente ogni riscontro sulla relativa esecuzione, sui controlli e sulle eventuali sanzioni.
Ci è invece stato trasmesso il protocollo sottoscritto fra la Prefettura e la A.S.L. che disciplina le modalità di svolgimento delle visite per l’accertamento dell’idoneità al trattenimento e di accesso degli ospiti del centro all’assistenza sanitaria di base e specialistica. Al di là delle lacune segnalateci direttamente durante la visita circa la mancata copertura di eventuali esigenze di presa in carico sanitaria dei dimittendi, il protocollo non sembra corrispondere a parte delle indicazioni contenute nella recente sentenza del Consiglio di Stato (7 ottobre 2025, n. 7839 R.Provv. Coll.), che ha annullato il capitolato ministeriale di appalto, segnatamente per quanto riguarda la previsione del rischio suicidiario e di atti di autolesionismo, nonché la disponibilità del fascicolo sanitario in favore degli ospiti e la sua trasmissione all’autorità giudiziaria o alle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.
É ignorata anche la nostra richiesta specifica di accedere alla documentazione relativa all’acquisto di psicofarmaci che, in altre occasioni, era risultata indicativa di abuso e misuso, in linea con le medesime criticità interessate dalla citata decisione del Consiglio di Stato.
Segue quindi quanto appare utile compendiare, per flash, della documentazione ostesa, fermo restando che – in risposta ai rilievi di abuso del diritto – verrà reiterata la richiesta con maggior puntualità e con riguardo ad un segmento temporale ridotto.
Il contratto d’appalto ha durata annuale e contempla 80 posti. Scadeva a dicembre 2024 ed è rinnovato fino a dicembre 2025. Dalla documentazione in nostro possesso non si evince come si giustifichino le capienze concretamente riscontrate e riferiteci a voce nel corso della visita.
Il contenuto corrisponde al modello di capitolato.
Notiamo che l’ente gestore riconosce alla Prefettura la facoltà di chiedere la sostituzione di qualunque unità di personale ritenuta non idonea, con l’obbligo di provvedere in conformità entro 8 giorni.
Al Dirigente pro tempore dell’Ufficio Immigrazione della Prefettura è affidata la funzione di direttore dell’esecuzione, con compiti di coordinamento, direzione, verifica e controllo tecnico-contabile sull’esecuzione del contratto. A lui compete, fra le altre, la funzione di segnalare tempestivamente eventuali ritardi, disfunzioni o inadempimenti rispetto alle prescrizioni contrattuali, anche al fine dell'applicazione delle penali inserite nel contratto (che provvede egli stesso ad applicare) ovvero della risoluzione dello stesso per inadempimento. A tal fine, svolge controlli periodici, a sorpresa, anche avvalendosi di nuclei ispettivi costituiti mediante la collaborazione di organismi, enti e istituzioni pubbliche presenti sul territorio.
L’Ente gestore, oltre a dover assicurare la collaborazione necessaria per lo svolgimento dell’attività di controllo, trasmette all’Ufficio Immigrazione della Prefettura una relazione mensile in cui sono indicati i beni ed i singoli servizi erogati nel centro, comprese le prestazioni in favore delle persone portatrici di esigenze particolari, il numero degli operatori, il numero di ore e gli orari di lavoro svolto nel centro per ogni tipologia di servizio, nonché i costi del personale, il numero delle prestazioni sanitarie effettuate e delle urgenze.
L’Ufficio Immigrazione può provvedere direttamente, a spese del gestore, al compimento di prestazioni che il gestore abbia omesso di assicurare, previa assegnazione di un termine per provvedervi.
Il compenso dell’ente è commisurato alle effettive presenze e al prezzo pro capite/pro die, determinato dal rapporto fra il valore complessivo dell’appalto e il numero massimo di presenze previsto.
Vi è clausola risolutiva espressa correlata all’esito di ricorso al TAR proposto da altro soggetto che aveva partecipato alla gara e che ne contesta l’esito, clausola non rinnovata in sede di rinnovo contrattuale dopo la prima scadenza.
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