17/04/2023
Diritto alla genitorialitÓ e processo: una questione sempre aperta

L’Osservatorio Pari Opportunità dell’Unione delle Camere Penali Italiane esprime solidarietà all’avvocata Ilaria Salamandra alla quale il Tribunale di Roma ha negato il rinvio dell’udienza nonostante avesse necessità di assistere il figlio di due anni, ricoverato in ospedale.

Proprio il nostro Osservatorio aveva, nel 2016, presentato un articolato emendamento al fine di vedere riconosciute alle avvocate la tutela della maternità e della genitorialità, al pari di tutte le lavoratrici in ogni settore professionale.

Nel 2017, al termine di una lunga interlocuzione con le forze politiche, grazie alla nostra iniziativa si è realizzato, con l’introduzione dell’art. 420 ter comma 5 bis c.p.p., il riconoscimento del legittimo impedimento dell’avvocata nei due mesi antecedenti alla data del parto e nei tre mesi successivi, ovverosia quella che è unanimemente riconosciuta come astensione obbligatoria.

Il riconoscimento di questo minimo, ma sacrosanto diritto avrebbe dovuto rendere chiaro, nel quadro costituzionale di tutela e garanzia della maternità, che anche la necessità di cura e assistenza del minore configura un legittimo impedimento.

Ritenevamo che la novella normativa per la quale ci eravamo battute per anni, avesse finalmente aperto la strada ad una visione illuminata e garantista di riconoscimento dell’importanza della maternità, anche all’interno del processo penale e che l’essere avvocata e mamma non rappresentasse una differenza e non continuasse ad essere una preclusione professionale.

Ci sbagliavamo.

Quanto accaduto alla avvocata Salamandra, per di più per decisione di un Collegio composto da tre giudici donne, dimostra plasticamente come, ancora oggi, la maternità, per il mondo giudiziario, o meglio, per le avvocate, è a tutti gli effetti, un vero handicap che pregiudica la loro vita professionale. Infatti, ciò che viene pacificamente riconosciuto a tutte le lavoratrici madri, in ogni settore, viene ancora negato alle avvocate.

Questo non è ulteriormente accettabile.

Proseguiremo quindi la nostra battaglia per vedere affermato il diritto al legittimo impedimento per la cura e l’assistenza del minore nei primi tre anni di vita, senza passare dall’imponderabile discrezionalità delle decisioni dei Giudici, perché episodi simili non abbiano più a verificarsi e soprattutto perché che il diritto a svolgere il mandato defensionale non debba cedere a fronte delle gravi difficoltà di salute di un bimbo, mettendo l’avvocata nella drammatica posizione di scegliere tra lo stare in aula, o in ospedale al fianco del proprio bambino malato.

Roma, 17 aprile 2023

L’Osservatorio Pari Opportunità UCPI