09/06/2021
L' UCPI E I REFERENDUM

La nota della Giunta UCPI sui quesiti referendari

La Giunta UCPI

preso atto dell’avvenuto deposito presso la Corte di Cassazione di alcuni quesiti referendari in tema di ordinamento giudiziario, responsabilità civile dei magistrati, custodia cautelare e legge c.d. Severino, da parte del Partito Radicale e della Lega di Matteo Salvini, osserva:

l’esercizio del diritto costituzionale di proposizione di referendum abrogativi merita sempre di essere salutato con favore, trattandosi del più importante strumento di democrazia diretta a disposizione dei cittadini. Ciò vale a maggior ragione quando i quesiti referendari abbiano ad oggetto temi relativi alla giustizia penale ed all’ordinamento giudiziario, sui quali da molti anni - come è a tutti noto- Politica e Parlamento versano in una allarmante e sempre crescente situazione di ancillare condizionamento da parte del potere giudiziario. E’ d’altronde questa la ragione per la quale UCPI si è già fatta promotrice della raccolta delle firme per la presentazione di una legge costituzionale di iniziativa popolare per la separazione delle carriere, sottoscritta da 75mila cittadini ed oggi ancora pendente avanti la Commissione Affari Costituzionali della Camera;
 il coinvolgimento diretto dei cittadini sui temi della giustizia penale e della sua amministrazione, pur nei limiti notoriamente angusti e condizionanti della natura solo abrogativa dello strumento referendario, può dunque rappresentare una felice occasione per sollecitare la Politica ed il Parlamento a recuperare forza ed indipendenza su quei temi cruciali, nel segno di un salutare ed anzi indispensabile riequilibrio tra i poteri dello Stato;
al tempo stesso, tale positivo giudizio che, nei termini ora richiamati, l’U.C.P.I. esprime con convinzione e senza riserve, non fa venir meno alcune considerazioni critiche, di metodo e di merito, che questa Giunta ritiene utile ed anzi necessario esplicitare;
la scelta di blindare tale iniziativa - nella selezione dei quesiti, nella loro articolazione tecnica, nella individuazione dei promotori, nella stessa “cerimonia” del deposito in Corte di Cassazione, fino alla pubblica prospettazione della gestione della campagna di raccolta delle firme -  all’interno di un accordo bilaterale tra Partito Radicale e Lega di Matteo Salvini rischia, all’evidenza,  di vulnerarne o comunque fortemente indebolirne la capacità di coinvolgimento trasversale delle forze politiche e dei cittadini, tipica dello strumento referendario;
allo stesso modo deve essere valutata la scelta, operata dai promotori, di escludere ogni forma di consultazione e di confronto con l’Unione delle Camere Penali Italiane, cioè con l’interlocutore che più di ogni altro ha dedicato e dedica da quasi trent’anni la propria quotidiana iniziativa politica ai temi della libertà personale, del giusto processo e della riforma dell’ordinamento giudiziario, forte della quotidiana esperienza professionale in 131 Fori d’Italia, e della ormai costante e feconda sinergia con l’espressione più autorevole e diffusa dell’Accademia e del pensiero giuridico italiano;
tale confronto avrebbe sollecitato, in particolare e tra alcune altre criticità, una attenta riflessione su quello oggi asseritamente avente ad oggetto “la separazione delle carriere”. In realtà, come i promotori ben sanno, il quesito proposto non potrà produrre altro, insieme al comunque utile sondaggio degli orientamenti della pubblica opinione sul tema, che una blanda accentuazione della c.d. separazione delle funzioni, già in essere nel nostro sistema nel quale, numeri alla mano, il passaggio dalla requirente alla giudicante – oggetto reale del quesito - costituisce un aspetto solo marginale del problema. Sarebbe anzi stato utile prudentemente considerare che è proprio la separazione delle funzioni la prospettiva più efficacemente invocata, come fumo negli occhi, dagli irriducibili avversari della separazione delle carriere, che esige infatti tutt’altro: concorsi separati, organi di autogoverno separati, scuole di formazione separate, come appunto prefigurato nella legge di iniziativa popolare dell’Unione Camere Penali, che vede semmai ora aggravarsi il rischio di un suo da molti auspicato accantonamento.

Tutto ciò premesso

la Giunta dell’U.C.P.I. esprime l’auspicio che l’iniziativa referendaria possa costituire l’occasione per un forte coinvolgimento della pubblica opinione sui temi più avvertiti ed urgenti della giustizia penale, della crisi della magistratura, della difesa dei valori costituzionali del giusto processo, della presunzione di non colpevolezza, e della strenua difesa dei diritti di libertà della persona.

Roma, 9 giugno 2021

La Giunta

 

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