12/03/2020
Appello pubblico al Governo

Riportiamo la legalità nelle carceri.

Premesso 
 
che la diffusione tra la popolazione del virus COVID-19 desta una particolare preoccupazione di carattere sanitario ed umanitario per la più elevata possibilità di contagio e di trasmissione nelle carceri, all’interno delle cui celle sovraffollate non possono essere attuati quei comportamenti precauzionali, di distanza e di igiene, che il Governo ha imposto ai cittadini liberi;
 
che anche in questo quadro di gravissima preoccupazione gli atti di violenza posti in essere da alcuni detenuti in numerosi istituti penitenziari meritano la più ferma ed inequivoca censura, al pari di ogni altra forma di violenza da chiunque perpetrata;
 
che purtroppo solo dopo tali gravi episodi, il Governo – che fino a quel momento aveva emanato solo atti ulteriormente e definitivamente restrittivi dei rapporti detenuti/familiari/volontari/difensori – ha preannunziato, ma non ancora attuato, misure di difesa dal coronavirus, prevedendo modalità protette per consentire nuovamente i colloqui;
 
che tuttavia è urgente intervenire, in quanto è necessario comprendere che l’emergenza del virus si è innestata su di un’altra cronica, storica e non più tollerabile emergenza, quella del sovraffollamento delle carceri;
 
che la presenza dei detenuti negli istituti penitenziari italiani ha raggiunto la soglia di 61.230 a fronte di una capienza regolamentare pari a 50.931;
 
che tale capienza regolamentare risulta ulteriormente ridotta in ragione della indisponibilità strutturale di altri 4.000/4500 posti, numero purtroppo in continuo aumento (portando, quindi, l'indice di sovraffollamento tra il 120% ed il 135%);
 
che l'emergenza nazionale dettata dal propagarsi in misura esponenziale di una epidemia aggressiva provocata dal  “coronavirus” rende ancor più allarmante la condizione dei detenuti e di tutti coloro che operano all'interno delle strutture penitenziarie;
 
che tra la popolazione detenuta ben 8.682 (14,18%) reclusi hanno una pena residua compresa tra 1 giorno ed 1 anno di detenzione ed altri 8.146 (13,30%) hanno una pena residua compresa tra 1 anno e 2 anni;
 
che ben 5216 (8,52%) hanno un'età maggiore dei 60 anni, di cui quasi mille oltre i 70;
 
che larga parte della popolazione carceraria presenta particolari patologie croniche che intaccano il sistema immunitario;
 
che le allarmanti notizie circa l'aggressività del coronavirus, insieme alla deficitaria risposta sanitaria penitenziaria, destano forte preoccupazione in ordine al rischio che il virus in questione possa trovare condizione ideale per propagarsi rapidamente all'interno delle carceri proprio in ragione della condizione di sovraffollamento e di stretto contatto tra i detenuti e, attraverso il personale di polizia penitenziaria ed esterno, anche al di fuori delle strutture stesse;
 
che un eventuale diffusione del virus all'interno delle carceri, oltre a mettere a rischio la vita di un numero così elevato di persone, renderebbe impossibile la sua gestione all'interno delle strutture penitenziarie stesse, riversandosi, inevitabilmente e drammaticamente, all'esterno, sul sistema complessivo sanitario e di sicurezza che già sta fronteggiando il virus in condizioni prossime alla impossibilità di assistere utilmente tutti i malati;
 
che le decisioni adottate prima dell'improvvisa esplosione dell'emergenza sanitaria dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di interrompere i colloqui con i familiari dei detenuti appare del tutto inadeguata a fronteggiare la minaccia sanitaria in questione; 
 
che, pur nella necessità di dover affrontare con strategie di medio e lungo periodo l'emergenza tutta italiana -ed unica in ambito europeo- del sovraffollamento carcerario anche attraverso una immediata discussione parlamentare per la adozione di un provvedimento di amnistia ed indulto volto a soccorrere un sistema giudiziario ormai al collasso, si impongono decisioni che abbiano l'immediato effetto di prevenire e di rendere umanamente gestibile l'emergenza sanitaria anche nelle carceri;
 
SI CHIEDE
l'immediata adozione di un decreto legge che preveda:
 
- la prosecuzione della espiazione della pena in detenzione domiciliare per soggetti con pena residua non superiore a 24 mesi, nonché per detenuti di età superiore ai 70 anni, previa indicazione di domicilio idoneo;
 
- l’aumento del tetto di pena, residua e non, per la concessione di misure alternative alla detenzione;
 
- l’immediato potenziamento degli organici dei Tribunali di Sorveglianza mediante adozione di provvedimenti di distacco temporaneo dei magistrati attualmente sollevati da impegni di udienza.
 
- l'immediata applicazione presso i Tribunali di Sorveglianza di magistrati e personale in grado di accelerare le valutazioni sulla concessione o meno di misure alternative alla detenzione in atto pendenti;
 
- l’attribuzione al giudice competente di un breve termine per rivalutare d’ufficio lo stato delle esigenze cautelari dei detenuti in attesa di giudizio, in funzione della verifica della sufficienza degli arresti domiciliari;
 
In considerazione della assoluta necessità ed urgenza di attuare un ragionevole bilanciamento tra le esigenze di sicurezza pubblica con la tutela del diritto costituzionalmente protetto alla salute, nonché di prevenire ulteriori aggravamenti della situazione sanitaria nazionale.  
 
 
L’Unione delle Camere Penali Italiane
 
Il Riformista