27/01/2020
Lo strano caso del Distretto di Torino

La Giunta dell’Unione interviene sullo strano caso di Asti e attende una spiegazione sull’intervenuto spostamento del Presidente di quel Collegio addirittura in Corte di Appello di Torino e la conferma degli altri componenti il Collegio nella loro sede e nella loro funzione.

 

Ad Asti, qualche settimana fa, un Collegio ha emesso una sentenza di condanna comminando una pena pesantissima senza che il difensore dell’imputato avesse avuto la possibilità di esporre la sua arringa difensiva. Fatto inaudito. Protesta della difesa. Sorprendenti reazioni dei magistrati che segnalavano come l’errore fosse stato la precoce lettura del dispositivo, non già una decisione maturata senza aver considerato le ragioni della difesa. Di ciò si occuperanno competenti Procure e Organi di disciplina. Per l’Avvocatura rileva la perdita di credibilità della giurisdizione. Camere Penali territoriali e Ordini degli Avvocati hanno indetto lo stato di agitazione; ferma presa di posizione dell’Unione delle Camere Penali.

La Camera Penale del Piemonte Occidentale e Val d’Aosta ha poi riservatamente invitato i tre giudici ad un passo indietro dalla giurisdizione penale. Il Procuratore generale di Torino “richiama” gli avvocati al rispetto delle prerogative degli organi deputati all’azione disciplinare e ironizza sulla loro non coerenza rispetto al principio di presunzione di innocenza. La ANM distrettuale lancia strali minacciando la fine dell’interlocuzione con l’avvocatura penale. Qualche avvocato fuori dal coro – c’è sempre qualcuno che pensa di capirne di più – propone distinguo rispetto alle iniziative dei colleghi.

La Giunta UCPI denuncia e respinge l’iniziativa polemica del Procuratore Generale di Torino e dell’A.N.M., evidentemente strumentale a distogliere l’attenzione pubblica dal vero problema in discussione. Non un giudice monocratico, magari smarritosi per una qualche imponderabile crisi psico-fisica, ma ben tre giudici di un Collegio chiamato a giudicare reati molto gravi, hanno pronunciato una sentenza di condanna dell’imputato ad 11 anni di reclusione senza dare la parola al difensore, e dunque dando lettura di una decisione già preventivamente e concordemente adottata.

Piuttosto che invocare la gogna perché i Colleghi della Camera Penale di Torino hanno inviato una lettera, esplicitamente riservata, a quei tre giudici, violando non si comprende bene quali regole deontologiche o procedimentali, ci si dia una spiegazione sull’intervenuto spostamento del Presidente di quel Collegio addirittura in Corte di Appello di Torino (sede prestigiosa dove tuttavia non risulta ancora abrogata la discussione del difensore) e la conferma degli altri componenti il Collegio nella loro sede e nella loro funzione.

Non consentiremo che un fatto di questa inaudita gravità venga liquidato come un inspiegabile (ed inspiegato) incidente professionale, e non consentiremo che le doverose riflessioni e conseguenze che occorre trarre da una simile vicenda lasci il posto a pretestuose polemiche su di una missiva riservata che non a caso altri -non certo la Camera Penale di Torino- ha deciso di rendere pubblica.

Roma, 27 gennaio 2020

La Giunta

 DOWNLOAD