26/11/2019
Rapporto Censis 2019: la paura degli italiani di rimanere vittime di errori giudiziari

Pubblichiamo il comunicato dell' Osservatorio sull'errore giudiziario UCPI 

Il rapporto Censis 2019 elaborato sul tema de L’avvocato nel quadro dell’innovazione forense, dedica una sezione, la terza, all’opinione degli italiani sul nostro sistema giudiziario.

Se molte delle risposte sui quesiti formulati sono lo specchio abbastanza fedele del dilagante populismo giudiziario (gli intervistati ritengono le pene troppo poco severe, il sistema giudiziario squilibrato a favore delle elites, i processi troppo lunghi, i casi di prescrizione eccessivi, etc.), sorprende come il campione intervistato, pressoché nella identica percentuale, avverta il rischio di rimanere vittima di un errore giudiziario (57,4%), ma al contempo giudichi troppo benevolo il quadro di garanzia attribuito all’imputato (57,6%).

Il rapporto Censis conferma, dunque, che le garanzie difensive non fanno parte della cultura popolare, la quale ritiene che l’imputato non si presuma innocente, ma colpevole.

Tutto ciò nonostante, paradossalmente, da quasi la metà degli intervistati (42%) sia avvertito il rischio di essere coinvolti da estranei in un processo penale e da oltre la metà (57,4%) il pericolo di incorrere in un errore giudiziario.

Eppure ai più ancora non è chiaro che le garanzie difensive non rappresentano un complesso di limiti e vincoli alla punizione dei colpevoli, bensì un sistema di regole razionali che, se rispettato, garantisce l’accertamento della “verità processuale” e di conseguenza la punizione dei veri colpevoli nel momento in cui potrà dirsi raggiunta la prova “oltre ogni ragionevole dubbio”.

L’errore giudiziario, per come sintetizzato in una nota dall’editore del testo Gli errori Giudiziari di Jaques Vergès, si può prevenire attraverso quattro regole: 1. La più severa vigilanza sulla condotta del magistrato inquirente e di quello giudicante, affinché la loro funzione non sia inficiata dalla passione o dal fanatismo; 2. La più assoluta e rigorosa applicazione del principio di presunzione di innocenza dell’imputato; 3. La più grande “lontananza” possibile (in senso fisico e professionale) del magistrato inquirente da quello giudicante; 4. L’obbligo per il magistrato di rispondere di fronte alla legge, ove abbia commesso gravi errori nell’esercizio della sua funzione.

Ed allora è del tutto evidente che quel campione intervistato che tanto teme di rimanere vittima di un errore giudiziario non ha ancora realmente compreso che il rischio dell’errore, così come il rischio di essere coinvolti da innocenti in un processo, di subire intrusioni nella libertà di comunicazioni, di essere vittima di “gogna mediatica”, è frutto proprio dell’insufficienza delle prerogative difensive che concorre, unitamente agli altri fattori, a determinare quel numero – da considerarsi sempre eccessivo – di errori giudiziari che peraltro lo Stato risarcisce con malcelata ritrosia.

Così come ancora appare evidente che il medesimo campione intervistato ignora la circostanza che l’errore giudiziario è molto spesso frutto di un errore investigativo compiuto durante le indagini preliminari, un errore iniziale che si riverbera, inevitabilmente, nelle altre fasi del processo penale.

Gli Italiani interrogati, infatti, sui soggetti ritenuti più efficaci nella denuncia dei reati che destano scandalo nell’opinione pubblica, hanno, in prevalenza attribuito maggiore efficacia alle forze dell’ordine (36,4%), mentre una quota significativa dà risalto al ruolo ormai assunto dai giornalisti di inchiesta (15,5%).

Solo al terzo posto – e sostanzialmente a pari percentuale con programmi e trasmissioni televisive (12,6%)! – si colloca la magistratura e i pubblici ministeri.

Con ciò dimostrando di ignorare l’importanza di una corretta conduzione delle indagini, e, soprattutto i rischi che comportano – anche con specifico riguardo all’errore giudiziario – i processi mediatici. 

In conclusione, quindi, il campione intervistato è disponibile ad arretrare di un passo rispetto all’esigenza di protezione dei diritti fondamentali, ma al contempo teme di rimanere vittima di quegli errori che solo il rispetto dei principi costituzionalmente garantiti può impedire.

Occorre, quindi, una maggiore consapevolezza in Italia in ordine alla possibilità che solo un processo liberale possa realmente prevenire il rischio di un errore giudiziario.

Gli avvocati penalisti sanno, per le competenze professionali acquisite e per le esperienze maturate nelle aule di giustizia che, al contrario, l’apparato normativo delle garanzie difensive dell’imputato – innocente fino a prova contraria, non bisogna mai smettere di affermarlo – sia tutt’altro che benevolo e che, drammaticamente esso è oggetto di continua erosione tanto per via legislativa che giurisprudenziale.

Le battaglie intraprese dall’Unione delle Camere Penali (prima fra tutte quella sulla separazione delle carriere e per l’abolizione delle recenti norme che abrogano la prescrizione dopo la sentenza – anche di assoluzione – emessa all’esito del primo grado di giudizio), prima ancora che di civiltà giuridica sono culturali.

Roma 25.11.2019

L’Osservatorio sull’Errore Giudiziario