05/09/2019
Il nuovo Governo abbandoni la strada del diritto penale simbolico

L’Unione delle Camere Penali auspica che il nuovo Governo abbandoni la strada, perniciosa e funesta, del diritto penale simbolico, di quella riforma della prescrizione che introdurrebbe nel nostro Paese, a partire dal gennaio 2020, la nuova, drammatica figura sociale dell’imputato a vita, dell’idea iperbolica della sanzione penale, del “marcire in carcere”, della sovversione del principio di presunzione di innocenza, della scellerata narrazione del processo penale come una fastidiosa congerie di cavilli posti a difesa di colpevoli che vogliono farla franca. Rivolge in particolare questi auspici -insieme alle più sincere congratulazioni- al Ministro di Giustizia confermato in carica, Avv. Alfonso Bonafede. Il comunicato della Giunta UCPI.

L’Unione delle Camere Penali Italiane auspica che il nuovo Governo sappia far prevalere, nelle necessarie riforme della Giustizia penale, il rispetto dei principi fondamentali del diritto penale liberale e del giusto processo scolpiti nella nostra Costituzione.

Esprimiamo dunque l’invito ad abbandonare la strada, perniciosa e funesta, del diritto penale simbolico, dell’idea iperbolica della sanzione penale data in pasto ad una opinione pubblica impaurita con cinismo e sprezzo della verità, del “marcire in carcere” come rozza e sgrammaticata versione del principio di certezza della pena, della sovversione del principio di presunzione di innocenza, della scellerata narrazione del processo penale come una fastidiosa congerie di cavilli posti a difesa di colpevoli che vogliono farla franca. Rivolgiamo in particolare questi auspici -insieme alle più sincere congratulazioni- al Ministro di Giustizia confermato in carica, Avv. Alfonso Bonafede, perché crediamo nel dialogo, nella forza delle grandi idee che da sempre coltiviamo e difendiamo con passione, nella fecondità del confronto duro e leale, anche quando le differenze e le distanze appaiono – e spesso sono- incolmabili.

Lo dimostra la buona sintesi raggiunta insieme al tavolo per la riforma dei tempi del processo penale voluto dal Ministro, che deve però finalmente tradursi compiutamente in un nuovo testo di legge delega, senza più le mutilazioni inferte da veti ideologici che ne hanno del tutto pregiudicato senso, razionalità ed efficacia.

È necessaria la riforma dell’Ordinamento giudiziario per realizzare la terzietà del giudice e la effettiva autonomia della Magistratura con nuove regole di elezione e di funzionamento degli organi di Governo, rifuggendo da soluzioni improvvisate e costituzionalmente insostenibili.

Ma soprattutto, occorre impedire l’entrata in vigore di quella riforma della prescrizione che introdurrebbe nel nostro Paese, a partire dal gennaio 2020, la nuova, drammatica figura sociale dell’imputato a vita. Oltre 150 giuristi italiani firmarono il nostro appello che denunciava quell’inconcepibile oltraggio al principio costituzionale della ragionevole durata del processo: i penalisti italiani sapranno tenere vivo quel monito con tutta la forza e l’impegno necessari.

Roma, 5 settembre 2019

La Giunta