Nell’aprile 2007 la Camera Penale di Roma, a seguito di un accordo con l’Istituto di ricerca Eurispes, organizzava e realizzava un’indagine, la prima del suo genere, volta a verificare, secondo i criteri rigorosi della scienza statistica, che cosa accadesse davvero nelle aule giudiziarie della Capitale impegnate nella celebrazione dei processi penali ordinari.
L’idea della ricerca nasceva dalla constatazione, pur tuttavia non documentata fino a quel momento, che l’esperienza quotidiana nelle aule di giustizia offrisse indicatori di funzionamento ( o meglio, di malfunzionamento) del processo penale non espressi, se non in modo assai generico ed impreciso, dai dati generali raccolti “ufficialmente” (innanzitutto dal CED della Corte di Cassazione). Ciò perché i dati più significativi riguardanti il concreto svolgimento di ogni singolo processo penale spesso non vengono registrati nemmeno nei verbali di udienza o comunque quando questo accade, non vengono poi in alcun modo rilevati ed organizzati.
I risultati di quella indagine furono, secondo le previsioni, straordinariamente utili e aiutarono a comprendere le vere cause della irragionevole durata dei processi penali.
Tuttavia, pur dovendosi registrare con soddisfazione l’apprezzamento di quello studio negli ambienti politici e giudiziari alla cui attenzione fu proposto, esso recava in sé il limite dell’ambito territoriale del campione statistico.
Muovendo da tale constatazione, L’Unione delle Camere Penali Italiane ha ritenuto indispensabile rilanciare quella sfida scientifica e politica, proponendo a Eurispes la comune realizzazione della stessa ricerca in relazione ad un campione statistico nazionale.
Il progetto ha comportato un impegno organizzativo straordinario, il coinvolgimento di 27 Camere Penali e l’analisi di 12.918 processi penali monitorati. Si tratta esclusivamente di processi celebrati nella fase dibattimentale di primo grado presso le Sezioni in composizione collegiale e monocratica dei Tribunali appartenenti al campione statistico, ivi comprese le Sezioni distaccate di significativo rilievo statistico. In particolare sono stati monitorati i Tribunali di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lucca, Macerata, Melfi, Milano, Modena, Modica, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Salerno, Sassari, Torino, Trani, Trieste, Varese, Venezia.
L’indagine ha finalmente portato il luce le vere cause della “irragionevole” durata dei processi, sfatando quella mitologia che voleva, e purtroppo ancora vorrebbe, attribuire alle istanze della difesa la causa dei lunghi tempi della giustizia (richieste di rinvio per legittimo impedimento, dissenso alla utilizzabilità degli atti in caso di mutamento del giudice, ecc….) e rendendo evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, come gli interventi programmati dallo scorso governo, su sollecitazione della Associazione Nazionale Magistrati, non fossero affatto funzionali a garantire il diritto alla ragionevole durata, ma piuttosto a mortificare l’estensione e l’esercizio del diritto di difesa.
Le cause della “irragionevole” durata vanno dunque cercate altrove ed in primo luogo nelle disfunzioni interne al sistema giudiziario.
La verità è dunque ormai messa a nudo. Di questa verità la Giunta farà tesoro per contrastare con maggiore efficacia ogni tentativo di utilizzare pretestuosamente i ritardi della giustizia penale al fine di pregiudicare garanzie irrinunciabili e per formulare proposte che vadano effettivamente ad incidere sui tempi del processo, garantendo così all’imputato il diritto ad essere giudicato in un tempo ragionevole.