18/11/2018
Astensione: manifestazione nazionale a Roma il 23 novembre presso il teatro Manzoni.

Contro il populismo giustizialista in difesa della Costituzione e dei diritti della persona, al termine dei quattro giorni di astensione, si terrà il 23 novembre a Roma, presso il teatro Manzoni, la manifestazione nazionale dell’Unione. Hanno confermato la propria partecipazione o adesione, tra gli altri, numerosi esponenti dell’Accademia il cui elenco sarà pubblicato domani. In allegato la locandina

I penalisti italiani chiamano la comunità dei giuristi, la cultura, la politica e l’informazione a difesa dei diritti della persona riconosciuti dalla Costituzione e contro la restaurazione giustizialista del processo penale, per dire con chiarezza a tutti i cittadini che:
 
1. Il processo penale non è il luogo popolato di colpevoli in attesa di essere condannati o altrimenti di farla franca grazie ai cavilli degli azzeccagarbugli. Il processo è il rito pubblico e solenne mediante il quale il giudice verifica la fondatezza di una accusa formulata nei confronti di un imputato che si presume innocente
 
2. L’imputato ha diritto a che il Giudice pronunci la sentenza in un tempo ragionevole e definito. Solo una concezione disumana della persona ed un’idea incivile del processo penale possono generare il processo infinito, che oltraggia e pregiudica i diritti più elementari dell’imputato e delle stesse persone offese.
 
3. È inaccettabile la pretesa di intervenire sulla eccessiva durata dei processi comprimendo i diritti di difesa e le forme di acquisizione della prova in contraddittorio tra le parti, lasciando invece intatta la signoria dei pubblici ministeri sulla durata delle indagini 
 
4. È insanabilmente contraddittoria la pretesa di accorciare i tempi di celebrazione del processo ed allo stesso tempo di demolire la efficacia dei riti alternativi al dibattimento
 
5. Nessun Governo può seriamente affrontare materie complesse e delicate come il processo penale mediante emendamenti dell’ultim’ora, o comunque improvvisando riforme “epocali” senza alcun confronto serio con la comunità dei giuristi, e senza alcun rispetto per tempi, modi e forme irrinunciabili per qualsiasi democrazia parlamentare