26/10/2018
Provenzano: la CEDU condanna l'Italia

L'Unione delle Camere Penali Italiane, con il propro Osservatorio carcere, interviene sulla pronuncia della CEDU esprimendo sdegno per le reazioni scomposte nei riguardi del provvedimento di condanna della Corte.

L’ITALIA CONDANNATA DALLA CORTE EUROPEA PER AVER INFLITTO A BERNARDO PROVENZANO, IN FIN DI VITA, TRATTAMENTI INUMANI E DEGRADANTI.

L’UNIONE CAMERE PENALI AVEVA DENUNCIATO QUANTO ACCADEVA DEFINENDO IL PROVVEDIMENTO CONTRO NATURA E CONTRA LEGEM.

 

Bernardo Provenzano era un uomo da tempo sofferente, come accertato in sede giudiziaria, per patologie plurime e invalidanti che comportavano un grave decadimento cognitivo e motorio, anche per i postumi di vari interventi chirurgici. Per circa due anni è stato ricoverato presso il reparto detenuti dell'Ospedale San Paolo di Milano, in stato quasi vegetativo. Eppure, secondo l’allora Ministro della Giustizia Andrea Orlando era da ritenersi ancora individuo dall’ “elevata pericolosità”.

Un giudizio che oggi viene severamente censurato dalla Corte di Strasburgo, che condanna l’Italia per aver inflitto ad un detenuto in fin di vita il regime previsto dall’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario.

Le reazioni dell’attuale maggioranza al provvedimento della CEDU dimostrano ancora una volta che, in tema di Giustizia, il Governo cerca il facile ed immediato consenso popolare, senza alcuna analisi interpretativa e di sistema.

L’Unione Camere Penali Italiane, con il proprio Osservatorio Carcere, rappresenta il suo totale dissenso e la forte preoccupazione per le dichiarazioni dei due vicepremier Di Maio e Salvini.

Ascoltare Di Maio che dice “I comportamenti inumani erano quelli di Provenzano. Il 41 bis è stato ed è uno strumento fondamentale per debellare la mafia e non si tocca” e Salvini, che coglie l’occasione per un’ulteriore invettiva contro l’Europa: “…l’ennesima dimostrazione dell’inutilità di questo ennesimo baraccone europeo”, conferma che questo Governo ha fatto degli “slogan” il suo pane quotidiano, a prescindere dai temi sul tappeto. Lo stesso Ministro della Giustizia, pur mantenendo un profilo più basso: “Rispetto questa sentenza, ma non la commento”, aggiunge: “voglio sottolineare solo una cosa: il 41 bis non si tocca”.

L’art. 41 bis non ha nulla a che fare con la condanna dell’Italia per aver continuato a sottoporre a tale regime un uomo ormai ridotto ad un vegetale. Il provvedimento della CEDU è relativo agli ultimi 4 mesi di vita di Provenzano ed in particolare dal 23 marzo al 16 luglio 2016, giorno della sua morte. La giusta censura ad un Paese che proroga il regime di detenzione al carcere duro, prestando ossequio a sentimenti di vendetta inconciliabili con i principi di uno Stato di diritto. Tale provvedimento, infatti, non poteva essere finalizzato ad evitare contatti tra il detenuto e l'organizzazione criminale di appartenenza, né, nel caso concreto, poteva servire ad esigenze investigative - che pur non sarebbero consentite - miranti a "convincere" il destinatario a collaborare.

Uno Stato democratico dà prova della sua forza proprio quando dimostra di saper rispettare i diritti anche del più feroce dei suoi nemici.

L’Unione Camere Penali Italiane, con il proprio Osservatorio Carcere, esprime dunque, sdegno e sbigottimento a fronte di tali scomposte reazioni nei riguardi di un provvedimento di un Organo Giurisdizionale Internazionale che condanna giustamente l’Italia per aver torturato un uomo privo della capacità di pensare e di muoversi.

 

Roma, 26 ottobre 2018

 

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane

L’Osservatorio Carcere

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