09/10/2018
XXXIV Congresso Forense: l’intervento dell’Unione

L’Unione ha partecipato al XXXIV Congresso Forense, tenutosi a Catania, con l’Avv. Antonietta Denicolò Gigliotti, componente della Giunta. Pubblichiamo la videoregistrazione dell’intervento, ed una sintesi dello stesso.

Segui la videoregistrazione dell'intervento dell'Avvocato Antonietta Denicolò Gigliotti

 

 

“L'UCPI rivendica con forza le battaglie sostenute a tutela dei diritti - sacrosanti - di tutti gli imputati: la politica non deve dimenticare che l'imputato può anche essere - e molto spesso lo è - innocente, e solo attraverso l'attivazione tuzioristica dei principi sanciti dagli impianti processuali e sostanziali e dalla Costituzione, da ultimo con l'inserimento dell'art. 111, si vivrà la concreta possibilità di tutelare in modo fattivo i diritti degli assistiti. La politica conosce l'inadeguatezza dei nostri sistemi di reinserimento, di rieducazione, di risocializzazione, ma ha avuto ed ha il coraggio di rendere lettera morta gli Stati Generali dell'esecuzione penale, frutto di studi e di convergenze di opinione tra avvocatura, magistratura ed accademia. E lo ha fatto non perché le terminazioni assunte a quei tavoli fossero superflue o superate ma perché quell'adeguamento costava troppo e forse turbava la pancia dell'elettorato affrontare quel costo: dare riforma all'esecuzione penale urtava la vendicatività di molti elettori, il cui voto si inseguiva. Nella laica trasversalità che contraddistingue l'Unione abbiamo letto il fallimento degli stati generali dell'esecuzione penale, e il tradimento del Ministro Orlando, e del Governo nel quale sedeva, della riforma dell'Ordinamento penitenziario, e non vogliamo che anche oggi invece di procedere a riforme importanti e liberali, si attui una qualche riforma a costo zero” così, in occasione del XXXIV Congresso nazionale forense, l’Unione delle Camere Penali italiane, presente ai lavori con l’Avv. Antonietta Denicolò Gigliotti, componente della Giunta, ha manifestato la propria preoccupazione per l’attuale dibattito politico-giudiziario e ha parlato delle prossime sfide dell’Avvocatura, in particolare modo per quella penale, negli anni a venire, tra difesa delle garanzie e attenzione agli ultimi. “Il nostro invito - prosegue il messaggio - è al confronto della politica con l'Avvocatura, l'Accademia ed anche con la Magistratura, purché si tratti di un confronto scientificamente e culturalmente attestato, che porti a riforme ponderate e allontani il legislatore dalle spinte emozionali provenienti dalla pancia di un elettorato fomentato ed instillato dal cicaleccio di trasmissioni televisive nelle quali, tra la celebrazione mediatica di un processo per un delitto appena commesso, qualche castroneria sostanziale e processuale, siamo costretti anche ad ascoltare conduttori e conduttrici che rivendicano alle loro trasmissioni il merito di essere stati promotori di leggi. È impensabile sentire un Ministro della Repubblica parlare, nel 2018, di "galera": la galera dovrebbe non esistere più come concetto: dovremmo essere in grado di parlare di pena nella sua duplice funzione”.