06/07/2018
Una delega di civilta’ giuridica da esercitare categoricamente entro il 3 agosto 2018

Nota della Giunta e dell'Osservatorio Carcere

I prodotti che hanno una scadenza ad un anno generalmente contengono additivi e non possono considerarsi freschi. Non rispetta questa regola, la Delega per la Riforma dell’Ordinamento Penitenziario, che, priva di conservanti, è stata voluta dal precedente Parlamento per arginare il fenomeno del sovraffollamento delle carceri e garantire maggiore sicurezza ai cittadini.
Priva, infatti, di qualsiasi conformismo contiene precise indicazioni per modificare il pensiero comune sull’esecuzione penale, che ha visto l’Italia condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha chiesto al nostro Paese un repentino cambiamento.
La Delega al Governo, inserita nella Legge 23 giugno 2017, N. 103, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 luglio 2017, entrata in vigore il 3 agosto 2017, scadrà inesorabilmente il 3 agosto prossimo.
I giorni a disposizione sono davvero pochi. Le neo-nominate Commissioni Giustizia di Camera e Senato stanno esaminando il testo licenziato dal precedente Governo. Le notizie che giungono non sono confortanti e le dichiarazioni pubbliche del neo-Ministro della Giustizia lo sono ancora meno.
Desta allarme quanto recentemente affermato, riportato dall’Agenzia Ansa il 21 giugno u.s.: “sull’esecuzione penale esterna c’è un equivoco di fondo, come se questo Governo volesse mettere la gente in carcere e scordarsele: assolutamente no. Questo Governo vuole fare in modo che se un detenuto esce dal carcere e ha possibilità d’inserirsi nella società, lo faccia non perché ci sono degli automatismi, ma perché lo Stato ha valutato il percorso di reinserimento sociale, senza minare la certezza della pena”.
La Riforma dell’Ordinamento Penitenziario non prevede alcun automatismo nella concessione dell’esecuzione della pena all’esterno del carcere, ma ne affida ai Magistrati di Sorveglianza la concessione, attraverso la valutazione soggettiva ed oggettiva dei dati in loro possesso. E’ la Magistratura (quindi lo Stato) che viene investita del potere di decidere, con quella discrezionalità che già le viene attribuita quando deve determinare l’entità della pena tra un minimo e un massimo, nel processo di merito e spesso la forbice è molto ampia. Perché, quindi, opporsi a tale discrezionalità nell’esecuzione penale?
Le pene alternative al carcere – definite, creando un pericoloso equivoco, “misure” – non sono altro che una modalità con cui la pena viene eseguita, universalmente riconosciuta come la migliore per il reinserimento del detenuto nella società.
Le Camere Penali hanno da sempre sostenuto la Riforma che, pur non accogliendo tutte le proposte avanzate dai suoi rappresentanti, è un irrinunciabile traguardo per il rispetto dei principi costituzionali e per restituire dignità al nostro Paese.
E’ necessaria una mobilitazione generale che veda in prima fila anche la Magistratura, affinché venga ribadito che il Paese non ha bisogno di slogan populisti, ma di Leggi migliori.
Questo è il principio che dovrebbe guidare le Commissioni Giustizia di Camera e Senato nel rilasciare il loro parere. Questo l’obiettivo che il nuovo Governo dovrebbe perseguire nell’approvare, entro il 3 agosto, la Riforma.

Roma, 6 luglio 2018

La Giunta

L’Osservatorio Carcere

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