27/05/2018
"Un avvocato a palazzo". La lettera del Segretario Petrelli all'Avv. Conte

La lettera aperta, pubblicata su Il Tempo, del Segretario Petrelli all'Avv. Giuseppe Conte, incaricato dal Presidente della Repubblica per la formazione del nuovo governo.

Caro Presidente, ci lasci esprimere la nostra preoccupazione per quella parte del "Contratto per il Governo del Cambiamento" dedicata alla riforma del processo penale. Una questione fondamentale alla quale l'opinione pubblica è particolarmente sensibile. I capitoli dedicati alla «Giustizia rapida ed efficiente», alla «difesa sempre legittima», alla «certezza della pena» e alla «lotta alla corruzione» sono i passaggifiniti per primi sotto i riflettori. L'approccio sembra mostrare indifferenza a quelli che sono i dati di natura oggettiva affidandosi alla sola "percezione" dei fenomeni. Si rischia così di giungere a conclusioni errate ed a soluzioni pericolosamente ingenue. Allungare ulteriormente i tempi della prescrizione significa condannare collettività, vittime e imputati ad attese infinite dell'esito dei processi. La nostra legislazione è già fitta di un numero eccessivo di reati di difficile accertamento, spesso relativi a fenomeni efficacemente contenibili attraverso una seria azione preventiva e l'applicazione di sanzioni di tipo diverso. Costruire e riempire le carceri ed inasprire le pene (già nel nostro Paese altissime), non aumentala sicurezza in quanto è l'applicazione delle pene alternative ad abbattere i tassi di recidiva. Una difesa «sempre legittima» consegna al singolo un potere di vita e di morte irragionevole, induce ad una pericolosa corsa al riarmo, esponendo tutti i cittadini a rischi peggiori. Le pene per i reati contro la PA sono già state oggetto di molteplici inutili aumenti mentre gli strumenti per combattere tali fenomeni sono la semplificazione, la trasparenza e l'efficienza del sistema ed il potenziamento dei controlli preventivi. L'idea di intensificare l'uso già parossistico delle intercettazioni risulta insensato, così come appare contraria ad evidenti regole di civiltà l'introduzione negli uffici di «agenti provocatori» ed «infiltrati», strumento tipico dei regimi totalitari. Così come risultano propri di società antidemocratiche e illiberali sistemi di indiscriminata confisca dei beni al di fuori delle garanzie processuali. Gli avvocati, come Lei sa, sono il baluardo dei diritti dei cittadini di fronte alle prevaricazioni dell'autorità dello Stato. Se Lei si proclama sinceramente «avvocato del popolo», dovrà necessariamente prendere ripensare simili mostruosità programmatiche, che La pongono in evidente conflitto con il ruolo stesso che ha inteso consegnarsi. Viene, infine, proclamata l'intenzione di riformare il Csm al fine di garantirne autonomia e indipendenza da correnti e da partiti. Vista la rilevanza dell'impegno, ci si sarebbe attesa una indicazione meno generica, in quanto nulla viene detto circa il modo attraverso il quale perseguire tale condivisibile scopo. Come Lei insegna, le clausole di un contratto possono essere integrate. Se ne approfitti per operare una riforma ordinamentale seria che approdi ad una riorganizzazione dell'intero sistema separando le carriere dei pubblici ministeri da quelle dei giudici, affidandone il governo a due distinti Csm, così da garantire da un lato l'indipendenza dei pubblici ministeri e dall'altro una figura di giudice veramente terzo, garante te dei diritti di tutti i cittadini. Non dimentichi che una delle forze politiche che sostengono il Suo Governo, aveva la separazione delle carriere nel suo programma e che ben 70.000 cittadini hanno firmato la proposta di riforma costituzionale elaborata dall'Unione delle Camere Penali. Si tratta proprio di una di quelle proposte di "iniziativa popolare" che la forza politica che La sostiene individua come fondamentale strumento di ascolto della volontà popolare. Potrebbe essere una occasione storica per dare veramente al Paese una giustizia penale più giusta e più moderna. Francesco Petrelli