22/01/2018
Inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti 2018 - Firenze: Aperte le iscrizioni

Si terrà a Firenze, il 2 e 3 febbraio prossimi, l'inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti, presso la Sala Basilica – Fortezza Da Basso. Di seguito il link per l'iscrizione

Si terrà quest’anno a Firenze, il 2-3 febbraio 2018, l’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario dei penalisti italiani. Un evento che tradizionalmente si distingue per essere non un momento di celebrazione rituale, ma per voler essere, al contrario, una effettiva occasione di incontro e di confronto con tutte le componenti del mondo della giustizia. L’inaugurazione fiorentina sarà quest’anno dedicata al rapporto fra politica e giustizia, come nodo irrisolto della modernizzazione dell’ordinamento giudiziario e del processo penale. L’informazione, l’accademia e la magistratura stessa saranno chiamate a riflettere su questo rapporto, analizzandone cause e ragioni profonde, all’interno di un confronto nell’ambito del quale sarà  tuttavia l’avvocatura ad assumere su se stessa l’onere di prospettare direttamente alla politica ipotesi di riforma e soluzioni possibili.

L’esperienza maturata dall’UCPI nell’ambito della raccolta di firme per la proposta di iniziativa popolare per la riforma costituzionale della “separazione delle carriere” ha dimostrato come sia possibile costruire il consenso politico intorno a progetti di reale riforma della giustizia ritenuti minoritari, che invece dimostrano la loro straordinaria capacitò trainante. 

L’avvocatura, consapevole della propria capacità di proporsi non solo come soggetto politico, ma anche come interprete delle istanze di rinnovamento istituzionale, non può dunque sottrarsi all’onere di proporre un’idea per la giustizia, fra riforma dei codici e riforma ordinamentale, che sia costruita intorno ad alcuni principi costituzionali ed alle garanzie fondamentali dei cittadini.

Come ci è capitato di osservare in occasione della scorsa inaugurazione dell’anno giudiziario di Matera 2017, nell’attuale contesto le figure di legislatore, di giudice e di accusatore ne escono, non solo visibilmente distorte, ma spesso sovrapposte all’interno di una indistinta funzione palingenetica, tanto carica di aspettative, quanto produttiva di un pericoloso risentimento sociale, nel quale nasce la più deleteria delle distorsioni: il buon legislatore è quello che fornisce all’arsenale del processo penale pene esemplari e strumenti repressivi,  il pubblico ministero è sempre il giustiziere che estirpa il male, il giudice che assolve un traditore delle aspettative popolari.

Ricostruire la figura del giudice e ridefinire il ruolo delle procure, semplificare il processo penale rifondando la centralità del dibattimento, decomprimere il sistema penale, difendere i riti speciali, sono i temi sui quali si incentrano le proposte dei penalisti.

Gli stessi accenti preoccupati con i quali si sono, in questa e nelle precedenti inaugurazioni, ufficialmente denunciate le sempre più gravi derive del processo mediatico, dovrebbero essere oggetto di una riflessione tanto seria da superare i limiti della rituale condanna, ed indurre davvero ad una sostanziale inversione di marcia, anche in questo caso fondata sulla proposta di adesione ad una serie di regole semplici e chiare alle quali adeguare i comportamenti dell’informazione, delle procure e delle forze di polizia.

Un simile ampio fronte di intervento e di discussione deve aprirsi sulla attuazione della riforma dell’esecuzione penale e del processo di sorveglianza, che è giunta oramai alla sua fase legislativa finale. Si tratta di una delega che ha fatto sorgere grandi aspettative essendo note da tempo le condizioni critiche nelle quali versano l’universo carcerario e quello delle misure alternative. La realizzazione della riforma si deve confrontare inevitabilmente con almeno due scenari. Quello del sovraffollamento carcerario che ha nuovamente raggiunto livelli incompatibili con ogni forma di trattamento, e quello di una riforma che la ha bisogno di un formidabile sostegno culturale, e di una magistratura moderna che sappia essere interprete del nuovo modello, attuandone lo spirito nella luce dei valori della costituzione.

Tutte le forze politiche, presto chiamate ad un difficile confronto elettorale, potranno qui apprezzare quelle che saranno le linee guida di una possibile, quanto inevitabile, riforma di sistema.

A breve il programma definitivo.

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