05/11/2017
Diritto all’affettività e quel comunicato volgare dell’Uspp

La replica di Riccardo Polidoro, Responsabile Osservatorio Carcere UCPI e Componente Commissione per la Riforma dell’Ordinamento Penitenziario, pubblicata su Il Dubbio

Nel leggere il comunicato dell’USPP, dal titolo “Eiaculazione Penitenziaria. Al via i rapporti sessuali dei detenuti in carcere … ma fateci il piacere” , si ha l’immediata sensazione di trovarsi innanzi ad una c.d. “Notizia spazzatura” , dunque falsa , per la volgarità del contenuto, che giunge al suo apice nelle conclusioni: “non più afflittivitá della pena, ma affettività del pene”. Il controllo sul sito ufficiale del sindacato ci conferma quello che, a dire il vero, temevamo : la notizia è vera ed il comunicato è firmato dalla segreteria nazionale. Quella che abbiamo letto , dunque, non è una “notizia spazzatura”, ma una spazzatura di notizia. Si possono avere opinioni diverse, ma vanno espresse con modalità civili , al fine non solo di contribuire al dibattito in corso, ma anche per non penalizzare la categoria che si rappresenta, in quanto il testo del comunicato fa precipitare la polizia penitenziaria nel buio di un linguaggio rozzo e scurrile , indegno di un Corpo che tanto da al Paese e che, in questi ultimi anni, ha trovato da parte della politica, un’ attenzione in passato sconosciuta. É il caso di ricordare, allora, al Sindacato che in Europa il diritto all’ affettività é già operativo in moltissimi Paesi e che, il nostro é in forte ritardo rispetto alla sua concreta applicazione, tenuto conto che in alcuna norma italiana è previsto il “divieto all’ affettività “ ed é stato necessario inserire tale diritto nella recente Legge Delega al Governo per “muovere le acque” da sempre stagnanti. In Germania, in Francia, in Spagna, in Olanda, in Svizzera, in Belgio, in Norvegia, in Svezia, pur sotto varie forme, sono autorizzate le visite affettive dei detenuti . Sui 47 Stati del Consiglio d’ Europa, già 31 riconoscono tale diritto e gli effetti sono molto positivi, sia per la sicurezza interna degli istituti, sia per il reinserimento del detenuto che, nello scontare la pena, non è stato privato del rapporto umano e delle relazioni personali. La Polizia Penitenziaria invece di trincerarsi in una battaglia di retroguardia, potrebbe fornire un utile contributo sulle modalità operative degli incontri , che in una situazione precaria da un punto di vista strutturale e non solo, sono di complessa e difficile attuazione. Il Sindacato, invece, preferisce il facile consenso, anche strizzando l’occhio ad un’opinione pubblica sempre più propensa a “buttare la chiave” , perché vittima di una disinformazione che rappresenta il peccato originale e più grave dei nostri media, ma sopratutto della politica che lascia sconosciute ai cittadini le ragioni perché la nostra Costituzione dal 1948 e l’Ordinamento Penitenziario dal 1975, prevedono non solo la punizione del detenuto, ma anche le attività che possano consentire il suo reinserimento sociale . Tra queste, non ultima, il rapporto con la famiglia, dove mai alcuna esclusione – se non per ragioni motivate di sicurezza – vi è stata degli incontri intimi. Il Governo, investito di una delega precisa, ha la possibilità di equiparare il nostro Paese agli altri europei, riconoscendo il diritto all’ affettività. Lo farà ? Vedremo. Il comunicato del ‘USPP rappresenta il primo di una lunga serie di attacchi a tale diritto, che saremo costretti a leggere nelle prossime ore. Saranno giorni infiammati da una campagna elettorale dove l’affettività sarà ridotta al sesso, in slogan volgari e banali che ridicolizzeranno il nostro Paese, dinanzi ad una Europa che sui diritti civili ci continua a “bacchettare”.

Riccardo Polidoro

Responsabile Osservatorio Carcere UCPI  e Componente Commissione per la Riforma dell’Ordinamento Penitenziario