04/11/2017
Diritto all’affettività in carcere: le volgarità del sindacato di polizia penitenziaria.

L’Unione manifesta la propria preoccupazione per il comunicato dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria contro il diritto all’affettività.

La banalità e la volgarità del comunicato non meriterebbero alcuna replica, in quanto si rischierebbe di fare da cassa di risonanza a posizioni inconciliabili con quei principi che regolano l’esecuzione penale. Siamo, però, costretti a intervenire non solo perché abbiamo dato il nostro contributo affinché il diritto all’affettività facesse finalmente ingresso nelle carceri italiane,  ma anche nella consapevolezza che, purtroppo, il pensiero espresso così miseramente dal Sindacato trova consenso in parte dell’opinione pubblica. 
Scrivere di “eiaculazione penitenziaria” e di “affettività del pene” è di inaudita gravità e fa comprendere come alcuni componenti della  Polizia Penitenziaria  intendono  la detenzione, con le conseguenze tragiche che, in alcuni casi, travolgono altri diritti con atroci e a volte irrimediabili conseguenze.
La delega al Governo per riconoscere  in una norma il diritto all’affettività - per altro mai vietato da alcuna legge - corrisponde all’esigenza di adeguare il nostro Ordinamento a quello degli altri Paesi europei. 
La posizione del Sindacato, pertanto, doveva essere diversa, e desta preoccupazione per il contenuto e per le parole usate, laddove, invece, la Polizia Penitenziaria dovrebbe collaborare al rispetto effettivo del diritto, dando indicazioni e consigli sulle modalità operative degli incontri, resi difficili dall’emergenza strutturale e dal sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari. 

Roma, 4 novembre 2017 

La Giunta 

L’Osservatorio Carcere UCPI