02/08/2017
Indietro tutta

Il Ministro Orlando ha opportunamente deciso di stralciare la riforma dei Tribunali penali minorili dal DDL avente ad oggetto la più complessiva riforma del diritto della persona e della famiglia. L’Unione delle Camere Penali Italiane si era più volte espressa assai criticamente nei confronti di questa iniziativa legislativa. Speriamo che non solo tale scelta significhi un sostanziale riconoscimento della inadeguatezza ed insensatezza di quella scelta legislativa, ed il suo definitivo accantonamento, ma che anche in futuro il Governo sia capace di ripensare, ponendovi rimedio, agli errori commessi nel DDL di riforma del processo penale di prossima entrata in vigore, riflettendo sui danni straordinari che una non consapevole cultura del processo può apportare all’interno delle pur necessarie riforme del settore penale.

 

Il Ministro Orlando ha opportunamente deciso di stralciare la riforma dei Tribunali penali minorili dal DDL avente ad oggetto la più complessiva riforma del diritto della persona e della famiglia. L’Unione delle Camere Penali Italiane si era più volte espressa assai criticamente nei confronti di questa iniziativa legislativa, esponendo formalmente, anche in sede di audizione parlamentare, la propria contrarietà a questa iniziativa legislativa, ritenendola pericolosa e contraria ai preminenti interessi tutelati dalla Costituzione e coltivati dalla legge, dall’ordinamento e dalle convenzioni internazionali. L’UCPI ha più volte denunciato il rischio che la sottrazione della autonomia organizzativa e finanziaria del Tribunale per i Minori privi i magistrati di quella necessaria “autonomia giudiziaria e culturale” che deve caratterizzare la giurisdizione minorile. Il Ministro ha ritenuto di sottolineare come la riforma non prevedesse l’abolizione dei Tribunali per i Minori, cosa che se da un lato corrisponde alla verità sotto un profilo formale e nominalistico, dall’altro, nega una evidenza incontrovertibile che, cioè, la riforma prevede la sostanziale “soppressione” dei suddetti Uffici, ed il loro accorpamento ai Tribunali ordinari, ponendo un problema che certamente trascende i profili organizzativi e le finalità di redistribuzione e razionalizzazione delle competenze, che sembra motivare e giustificare l’intera riforma, venendo ad incidere sulle intrinseche peculiarità del processo penale minorile e sulla sua intera “cultura” fondata sui valori imprescindibili della specializzazione e della esclusività. La “trasmigrazione” dei sostituti procuratori minorili “assegnati di diritto” (assieme alle stesse Sezioni di PG) “alle Procure della Repubblica del luogo nel quale ha sede la Corte di Appello”, al di fuori di ogni criterio di “esclusività”, decreta anche per quanto riguarda la magistratura requirente la fine di quella specializzazione esperienziale  che da sempre è stato ritenuto il tratto rilevante della giustizia minorile. L’UCPI si è sempre battuta perché dietro il necessario obiettivo della semplificazione, ottimizzazione ed efficientizzazione degli uffici giudiziari e del riequilibrio delle competenze in questo come in altri settori, si giungesse di fatto ad una mortificazione delle esigenze di dignità dell’imputato, che, allorquando incarnato nella persona di un minore, diverrebbe una lesione tanto irreversibile quanto ingiustificabile. Speriamo che non solo tale scelta significhi un sostanziale riconoscimento della inadeguatezza ed insensatezza di quella scelta legislativa, ed il suo definitivo accantonamento, ma che anche in futuro il Governo sia capace di ripensare, ponendovi rimedio, agli errori commessi nel DDL di riforma del processo penale di prossima entrata in vigore, riflettendo sui danni straordinari che una non consapevole cultura del processo può apportare all’interno delle pur necessarie riforme del settore penale. 

Roma, 2 agosto 2017

La Giunta

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