12/07/2017
Il caso Poggiali. LibertÓ di informazione o perdita della libertÓ di informazione?

Ripercorrendo il racconto della storia giudiziaria dell’ex infermiera di Lugo, si percepisce chiaramente quanto possa essere invasiva e fuorviante l’informazione giudiziaria quando non esercitata con scrupolo ed equilibrio. Il documento dell’Osservatorio sull’informazione giudiziaria.

Ripercorrendo, attraverso gli articoli, reperibili on line, pubblicati da un quotidiano nazionale nella sezione cronaca di Ravenna, la storia giudiziaria dell’ex infermiera di Lugo, condannata dalla Corte d’Assise di Ravenna alla pena dell’ergastolo per l’omicidio di una paziente ricoverata nell’ospedale di Lugo e nei giorni scorsi assolta dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna, dopo aver patito custodia cautelare in carcere per quasi tre anni, si percepisce chiaramente quanto possa essere invasiva e fuorviante l’informazione giudiziaria quando non esercitata con scrupolo ed equilibrio.

Scorrendo gli articoli pubblicati nell’immediatezza dell’arresto, arricchiti da fotografie che immortalano l’allora indagata in  posa accanto ad un cadavere ovvero mentre si accinge ad entrare in aula per essere sottoposta ad interrogatorio di garanzia, ci si imbatte in improvvide analisi psicologiche, secondo le quali “davanti ad un’accusa da ergastolo, chi non ha fatto del crimine la propria modalità esistenziale, difficilmente riesce, nei primi momenti, a mascherare l’ansia, la tensione, a metabolizzare il fatto che il mondo rischia di chiudersi per sempre alla proprie spalle. La bionda infermiera lughese ha invece fatto di tutto per apparire sicura di sé. Sorridente e rilassata anche davanti al gip” che, a ben vedere, tradiscono una evidente propensione dell’autore dell’articolo ad indirizzare il lettore verso la ricostruzione accusatoria.

Si nota come fin da subito, quando ancora l’indagine non forniva sufficienti margini di certezza, si sia voluto fornire al lettore l’immagine di un killer spietato, di una figura dai tratti diabolici ed orridi, pronta ad uccidere per un godimento personale.

Ora, a prescindere dal merito della vicenda, che pure non può ignorarsi a fronte di una sentenza assolutoria, ciò che colpisce è ancora una volta l’indifferenza di buona parte dell’informazione rispetto al principio costituzionale di presunzione di innocenza, la deliberata scelta di ignorare la direttiva europea che invita gli Stati membri a far sì che l’indagato non sia presentato come colpevole, fino a quando la sua colpevolezza non sia riconosciuta da una sentenza di condanna irrevocabile.

Così facendo, non si ha solo un tradimento del principio costituzionale di presunzione di innocenza ovvero del principio, riconosciuto a livello sovranazionale, in forza del quale è illegittimo incidere anticipatamente sulla libera determinazione del giudicante, soprattutto se di esso fanno parte giudici popolari, ma si completa il tradimento del principio della libertà dell’informazione. Informazione che, accogliendo acriticamente la tesi accusatoria e prestandosi a supportarla, finisce per non essere più libera, dimenticando di esercitare la propria fondamentale funzione critica ed il dovere di essere libero testimone dei fatti, preferendo, come la vicenda ci insegna, il ruolo di supporto alle tesi dell’accusa in un momento in cui la fondatezza delle stesse deve ancora essere valutata nella sede propria.

Roma, 12 luglio 2017

L'Osservatorio sull'informazione giudiziaria