28/04/2017
28 Aprile 1977– 28 Aprile 2017: L’Osservatorio difesa d’ufficio “Paola Rebecchi” ricorda l’Avvocato Fulvio Croce

Pubblichiamo un documento redatto dall'Osservatorio difesa d'ufficio "Paola Rebecchi", in occasione dei 40 anni dall'assassinio dell'Avv. Fulvio Croce.

Sono trascorsi ormai 40 anni dal vile assassinio dell’Avvocato Fulvio Croce.

Quando ciò accadde, nel 1977, molti avvocati che oggi rivestono il ruolo di difensore d’ufficio non erano neppure nati, o erano così giovani da avere un ricordo tutt’al più sfumato di quegli anni.

Sono passati 40 anni e sono cambiate tante cose da allora: è cambiata la società ed è cambiato anche il codice di procedura penale.

Eppure il contegno mantenuto dagli Avvocati torinesi nominati come difensori d’ufficio durante il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse ed il comportamento esemplare dell’Avvocato Fulvio Croce devono essere ricordati da tutti noi.

Fulvio Croce aveva così spiegato la scelta di assumere la difesa e di coinvolgere in questo arduo compito, non potendo farsene carico da solo, altri Avvocati torinesi: “il criterio di scelta è stato quello che si usa sempre in questi casi cioè di scegliere degli avvocati che fossero idonei a svolgere questo ruolo, cioè degli avvocati che fossero tecnicamente preparati”.

In molte Scuole territoriali per la formazione tecnica e deontologica dell’Avvocato Penalista i corsi prendono avvio con la proiezione del documentario dedicato a Fulvio Croce: quel documentario che racchiude nel titolo “AVVOCATO!” quello che noi siamo (ed è allo stesso tempo evocativo del modo con cui Fulvio Croce venne chiamato da chi pose fine ai suoi giorni quel pomeriggio del 28 aprile di 40 anni fa).

Avvocato!

Senza ulteriori precisazioni o distinzioni. Perché Fulvio Croce – che pur non era solito frequentare le aule penali – quando venne incaricato come Presidente dell’Ordine di individuare chi avrebbe difeso i terroristi che rifiutavano la difesa, scelse immediatamente – e prima di tutti – se stesso. E scelse avvocati tecnicamente preparati.

Fulvio Croce era pienamente consapevole dei rischi che stava correndo: antepose il proprio ruolo e la propria etica professionale ad ogni altro interesse e non si piegò allo sconsiderato atteggiamento di coloro che doveva difendere e che non volevano essere difesi.

Ma nemmeno limitò il proprio ruolo a quello di semplice convitato di pietra. Anzi.

E fu probabilmente questa scelta, tanto coraggiosa quanto autonoma, tanto ferma quanto liberale e libertaria, a condannarlo a morte.

Se avesse rifiutato la difesa, o se avesse deciso di assumere – quasi passivamente, come da più parti si era suggerito – un ruolo di semplice e passivo spettatore forse non avrebbe incontrato i propri assassini.

Ma così non fece.

Fu un Difensore nella sua accezione e nella sua estrinsecazione più ampia, nella pienezza delle sue prerogative e nella tensione del più doveroso impegno professionale (come in altro processo di terrorismo un altro Avvocato avrebbe affermato).

E con lui – non dobbiamo mai dimenticarlo – anche tutti quegli avvocati che si prestarono ad assumere le difese di chi, per scelta ideologica, non voleva essere difeso. Di chi minacciò gli avvocati prima dell’assassinio di Fulvio Croce e di chi, dopo quel tragico fatto, in anni nei quali il terrorismo mieteva vittime quasi quotidianamente, disse apertamente che l’assassinio dell’Avvocato Croce era solo un primo avvertimento.

Fulvio Croce sacrificò la propria vita perché si comportò da Avvocato e Difensore.

Ed anche gli Avvocati che dopo di lui proseguirono la difesa dei terroristi in quello stesso processo misero a rischio la propria vita perché si comportarono da Avvocati.

Erano Avvocati preparatissimi dal punto di vista tecnico e deontologico, che interpretavano la funzione del difensore d’ufficio come garante della “correttezza del rapporto processuale” tanto formale quanto sostanziale, contro ogni possibile deviazione o distorsione del rito.

Furono, questi Difensori, i veri garanti della lealtà dello Stato, anche nei confronti di chi da quello Stato non voleva né garanzie né lealtà.

La Commissione Difesa d’Ufficio Paola Rebecchi vuole ricordare oggi l’Avvocato Fulvio Croce.

E vuole ricordare anche gli avvocati Aldo Albanese, Giovanni Avonto, Luigi Balestra, Gianfranco Bonati, Vittorio Chiusano, Geo Dal Fiume, Valerio Durante, Antonio Foti, Gian Vittorio Gabri, Fulvio Gianaria, Francesco Gilardoni, Bianca Guidetti Serra, Mari Magnani Noya, Graziano Maselli, Carlo Umberto Minni, Alberto Mittone, Vittorio Negro, Emilio Papa, Elena Speranza e Gian Paolo Zancan – che in quel lungo processo svolsero il proprio ruolo quali difensori d’ufficio con straordinario coraggio e con quella competenza tecnica e deontologica che, anche a distanza di quarant’anni, appare tanto attuale quanto ammirevole.

L’esempio di Fulvio Croce e degli Avvocati torinesi è e deve rimanere nella nostra memoria condivisa uno dei momenti più alti dell’avvocatura penalista, straordinario esempio di quell’effettivo (e non soltanto declamato) esercizio del diritto di difesa, che va riconosciuto a tutti.

Ai terroristi di ieri e di oggi. Agli accusati di ogni reato, anche del più bieco e ripugnante.

Questo è lo Stato di diritto ed il diritto di difesa.

E di tutto ciò il Difensore d’ufficio è, troppo spesso, l’ultimo (e unico) garante.

Roma, 28 aprile 2017

L'Osservatorio difesa d'ufficio "Paola rebecchi"