22/04/2017
Lo stato d’emergenza della democrazia e dei diritti fondamentali in Turchia dopo il referendum costituzionale.

L’Unione delle Camere Penali Italiane continua a monitorare con la massima attenzione lo sviluppo degli eventi in Turchia e a dar voce ai troppi colleghi, giornalisti, magistrati, accademici, politici e comuni cittadini incarcerati e processati per il solo sospetto di non condividere le scelte politiche del Governo in carica, o per lo svolgimento del proprio lavoro, come il nostro connazionale Gabriele Del Grande.

 

L’Unione delle Camere Penali Italiane continua a monitorare con la massima attenzione lo sviluppo degli eventi in Turchia, e a dar voce ai troppi colleghi, giornalisti, magistrati, accademici, politici e comuni cittadini incarcerati e processati per il solo sospetto di non condividere le scelte politiche del Governo in carica. La Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa - al quale, pure, appartiene la Turchia e che dovrebbe, quindi, condividerne i pilastri fondanti della democrazia, dello stato di diritto e della tutela dei diritti fondamentali - nel parere reso il 13 marzo scorso sul referendum costituzionale, aveva ritenuto le modifiche proposte tali da trasformare la Turchia in un regime politico privo dei controlli e dei contrappesi necessari richiesti per evitare derive autoritarie, evidenziando, in particolare, come il rafforzamento del controllo dell’esecutivo sul sistema giudiziario e sui pubblici ministeri fosse idoneo a indebolire ulteriormente la loro indipendenza, oltre a stigmatizzare il fatto che lo stato di emergenza non provvedeva a fornire un’impostazione democratica per un referendum costituzionale. Anche al nostro connazionale Gabriele Del Grande, giornalista, blogger e regista - dal 10 aprile in stato di fermo nella provincia di Hatay al confine turco-siriano -  fino a ieri non è stato consentito di incontrare il suo difensore e il console italiano, secondo una prassi, ormai, consolidata da tempo che, tuttavia, ad oggi, ed inopinatamente, non è stata censurata dalla Corte di Strasburgo. Come espressamente richiesto dai Colleghi turchi, pertanto, nella consapevolezza dell’importanza del nostro ruolo per la democrazia e lo stato di diritto, continueremo a far sentire loro il nostro sostegno, sia partecipando come osservatori ai processi che li riguardano anche nell’ambito del coordinamento recentemente istituito dal Consiglio Nazionale Forense con la propria Commissione Diritti Umani, sia collaborando con le altre associazioni ed istituzioni forensi europee affinché l’Unione Europea ed il Consiglio d’Europa non cedano alla tentazione di anteporre alla tutela dei diritti fondamentali altri interessi.

  

Roma, 22 aprile 2017

 

La Commissione UCPI per i Rapporti con l'Avvocatura e le Istituzioni Internazionali

 

La Giunta