02/10/2015
La specializzazione non tutela gli interessi dell’avvocatura ma i diritti dei cittadini.

La specializzazione degli avvocati ha rappresentato un obiettivo fondamentale della azione politica dell’Unione delle Camere Penali Italiane nell’ultimo decennio al fine esclusivo di assicurare ai cittadini il diritto ad una difesa piena ed effettiva dei propri diritti ed una piena e chiara informazione circa le competenze professionali di ogni singolo avvocato.

NO ALLA TUTELA DEGLI INTERESSI DI CORPORAZIONE, SI ALLA TUTELA DEL DIRITTO DEI CITTADINI DI POTER SCEGLIERE UN AVVOCATO SPECIALIZZATO.


Ci sono avvocati e rappresentanze associative forensi che proprio non vogliono saperne di cambiare. Nonostante la notoria esorbitanza dei numeri e la conseguente grave dequalificazione della nostra professione, e nonostante il livello sempre più basso della qualità della giurisdizione, cui noi stessi, in tal modo, concorriamo, l’idea di acquisire maggiore competenza professionale pare proprio che a molti avvocati non piaccia.
Seguendo una logica corporativa, e dimenticando il diritto dei cittadini ad avere un avvocato forte e tecnicamente attrezzato, culturalmente e deontologicamente consapevole, si antepone un interesse di categoria ad un interesse collettivo, temendo che dalla specializzazione possa anche derivare un pregiudizio economico.
Non possono diversamente interpretarsi le voci critiche levatesi immediatamente contro il Regolamento sulle Specializzazioni Forensi da parte di alcune associazioni di avvocati generalisti, prime fra tutte l’Associazione Nazionale Forense e l’Organismo Unitario dell’Avvocatura.
Dopo che il Governo ha finalmente deciso di prevedere anche per gli esercenti la professione forense, così come da tempo accade per i medici e per gli ingegneri, la facoltà di acquisire titoli di specializzazione, le associazioni generaliste annunciano di voler ricorrere al TAR contro il nuovo Regolamento Ministeriale.
Ritengono, evidentemente, che il cittadino non deve poter confidare nella qualificazione di un avvocato titolato, né conoscerne le specifiche competenze, e che la stessa giurisdizione non debba poter disporre di un avvocato difensore adeguatamente attrezzato per la tutela dei diritti e delle libertà delle persone.
Le argomentazioni con le quali si è criticata la specializzazione sono tanto deboli e contraddittorie da convincerci della loro strumentalità: dapprima si è invocata, infatti, la presenza delle università nella formazione degli specialisti, mentre, ora, se ne denuncia l’illegittimità, e se da un lato si lamenta l’unicità della specializzazione degli amministrativisti e dei penalisti, dall’altro, si dimentica che per un avvocato è il processo a determinare la specificità della competenza.
Gli Avvocati penalisti ritengono che di fronte a questa conquista di civiltà e di modernità per tutti i cittadini, non sia possibile una antistorica regressione verso l’obbligatorietà di un avvocato“tuttologo”.
La specializzazione degli avvocati ha rappresentato un obiettivo fondamentale della azione politica dell’Unione delle Camere Penali Italiane nell’ultimo decennio, non certo perché si ritenesse di voler garantire ai penalisti rendite di posizione, ma al fine esclusivo di assicurare ai cittadini il diritto ad una difesa piena ed effettiva dei propri diritti ed una piena e chiara informazione circa le competenze professionali di ogni singolo avvocato.
Così come non sarebbe tollerabile non poter conoscere la specializzazione del medico cui si affida la propria salute o dell'ingegnere che si incarica di costruire la nostra casa, così ci sembra oramai inaccettabile che i nostri assistiti non possano conoscere l’effettiva preparazione specialistica del proprio avvocato prima di affidargli la tutela dei propri diritti, della propria vita e dei propri interessi.
Gli Avvocati penalisti, forti di tali convinzioni e di anni di battaglie combattute sempre per la tutela dei diritti di tutti i cittadini e non per i privilegi di una corporazione, difenderanno il Regolamento sulle Specializzazioni degli Avvocati, in tutte le Sedi politiche ed in tutte le eventuali Sedi giudiziarie ove si ritenesse di porre in dubbio la legittimità di tale indispensabile strumento di progresso, di civiltà e di promozione professionale.
Roma, 30 settembre 2015

La Giunta

L'Osservatorio sulla specializzazione

 

 

(AGI) - Roma, 2 ott. - "Ci sono avvocati e rappresentanze associative forensi che proprio non vogliono saperne di cambiare. Nonostante la notoria esorbitanza dei numeri e la conseguente grave dequalificazione della nostra professione, e nonostante il livello sempre piu'' basso della qualita'' della giurisdizione, cui noi stessi, in tal modo, concorriamo, l''idea di acquisire maggiore competenza professionale pare proprio che a molti avvocati non piaccia". Lo sottolineano i penalisti, secondo i quali "non possono diversamente interpretarsi le voci critiche levatesi immediatamente contro il regolamento sulle specializzazioni forensi da parte di alcune associazioni di avvocati generalisti, prime fra tutte l''Associazione nazionale forense e l''Organismo unitario dell''Avvocatura". Dopo che il Governo ha "finalmente deciso - continua l''Unione delle Camere penali - di prevedere anche per gli esercenti la professione forense, cosi'' come da tempo accade per i medici e per gli ingegneri, la facolta'' di acquisire titoli di specializzazione, le associazioni generaliste annunciano di voler ricorrere al Tar contro il nuovo Regolamento ministeriale. Ritengono, evidentemente, che il cittadino non deve poter confidare nella qualificazione di un avvocato titolato, ne'' conoscerne le specifiche competenze, e che la stessa giurisdizione non debba poter disporre di un avvocato difensore adeguatamente attrezzato per la tutela dei diritti e delle liberta'' delle persone". Secondo i penalisti, "di fronte a questa conquista di civilta'' e di modernita'' per tutti i cittadini, non sia possibile una antistorica regressione verso l''obbligatorieta'' di un avvocato ''tuttologo'': cosi'' come non sarebbe tollerabile non poter conoscere la specializzazione del medico cui si affida la propria salute o dell''ingegnere che si incarica di costruire la nostra casa, cosi'' ci sembra oramai inaccettabile che i nostri assistiti non possano conoscere l''effettiva preparazione specialistica del proprio avvocato prima di affidargli la tutela dei propri diritti, della propria vita e dei propri interessi". L''Ucpi, dunque, annunciano che "difenderanno" il Regolamento sulle specializzazioni degli avvocati, "in tutte le sedi politiche ed in tutte le eventuali sedi giudiziarie". (AGI) Red/Oll 021756 OTT 15 NNNN

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