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La notiziona
05/02/2009
In nome della sicurezza si consuma la barbarie
Poche ore fa il Senato ha approvato emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza dei cittadini che danno la misura dell' inusitato livello di inciviltà cui un legislatore assetato di consenso popolare e mosso dalla furia della piazza può giungere. In nome della sicurezza e in barba alla Costituzione e all'indipendenza del giudice.
COMUNICATO STAMPA
Gli emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza approvati in queste ultime ore danno la misura di una concezione aberrante dello strumento penale, ancora una volta concepito ed utilizzato, anche a costo di incorrere in palesi censure di incostituzionalità, quale strumento di propaganda e di captazione di facile consenso.
Visualizza il testo dell'emendamento approvato dal Senato che nega gli arresti domiciliari per gli "stupratori"
Di seguito le agenzie di stampa relative al comunicato dell'UCPI:
SICUREZZA: PENALISTI, EMENDAMENTI A DDL INCIVILTA' GIURIDICA (AGI) - Roma, 5 feb. - L'Unione Camere Penali Italiane contesta con vigore gli emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza approvati nelle ultime ore, che prevedono l'obbligo di custodia cautelare a carico degli indiziati per stupro, e l'abolizione del divieto per il medico di denunciare lo stato di clandestinita' del proprio assistito. Questi emendamenti, secondo i penalisti, "danno la misura di una concezione aberrante dello strumento penale, ancora una volta concepito ed utilizzato quale mezzo di propaganda, anche a costo di incorrere in palese incostituzionalita'". L'emendamento in materia di stupro, sottolinea l'Ucpi, "offende i piu' comuni principi di civilta' giuridica e mortifica l'indipendenza del giudice: porre l'obbligo normativo di custodia cautelare a carico di un indiziato di un pur cosi' orribile delitto significa sacrificare i principi di necessita' ed adeguatezza della privazione della liberta' di chi e', fino alla sentenza definitiva e per dettato costituzionale, presunto innocente. Ne deriva il rischio di delegittimare l'operato del giudice, l'unico che puo' e deve valutare caso per caso la necessita' e l'adeguatezza di una misura di privazione della liberta'". Inoltre, escludere la concessione delle misure alternative alla detenzione sulla base del reato di cui si e' imputati "corrisponde - osservano le Camere penali - a negare la necessita' rieducativa della pena sancita dalla Costituzione, e mortificare l'esercizio della giurisdizione" e l'emendamento che abolisce il divieto per il medico di denunciare lo stato di clandestinita' del proprio assistito "viola uno dei principi deontologici della professione sanitaria, e rappresenta un attentato al diritto alla salute costituzionalmente garantito". Tali interventi "riflettono la profonda incivilta' giuridica che anima il nostro attuale legislatore - concludono i penalisti - ed impongono una ferma protesta in segno di rispetto della nostra Costituzione". (AGI) Red/Oll 051712 FEB 09 NNNN
Sicurezza/ Penalisti: Norme incostituzionali,incivilta' giuridica Protesta per no domiciliari a stupratori e denuncia clandestini Roma, 5 feb. (Apcom) - Il ddl sicurezza contiene "norme di inciviltà giuridica", a rischio di "incostituzionalità", come il divieto di concedere i domiciliari a chi è accusato di uno stupro o l'abolizione del divieto per i medici di denunciare i clandestini. L'Unione delle Camere Penali Italiane contesta con vigore le modifiche al provvedimento che oggi ha ottenuto il via libera in Senato. "Questi interventi riflettono la profonda inciviltà giuridica che anima il nostro attuale legislatore ed impongono una ferma protesta in segno di rispetto della nostra Costituzione", sostengono i penalisti in una nota. Si tratta di norme, insiste l'Ucpi, che "danno la misura di una concezione aberrante dello strumento penale, ancora una volta concepito ed utilizzato quale mezzo di propaganda, anche a costo di incorrere in palese incostituzionalità". "L'emendamento in materia di stupro - osservano i penalisti - offende i più comuni principi di civiltà giuridica e mortifica l'indipendenza del giudice. Porre l'obbligo normativo di custodia cautelare a carico di un indiziato di un pur così orribile delitto significa sacrificare i principi di necessità ed adeguatezza della privazione della libertà di chi è, fino alla sentenza definitiva e per dettato costituzionale, presunto innocente. Ne deriva il rischio di delegittimare l'operato del giudice, l'unico che può e deve valutare caso per caso la necessità e l`adeguatezza di una misura di privazione della libertà". Non solo. Per l'Ucpi "escludere la concessione delle misure alternative alla detenzione sulla base del reato di cui si è imputati corrisponde a negare la necessità rieducativa della pena sancita dalla Costituzione, e mortificare l'esercizio della giurisdizione". Inoltre, l`emendamento che abolisce il divieto per il medico di denunciare lo stato di clandestinità del proprio assistito "viola - sostengono i penalisti - uno dei principi deontologici della professione sanitaria, e rappresenta un attentato al diritto alla salute costituzionalmente garantito". Red/Arc 05-FEB-09 17:16 NNNN
SICUREZZA: UCPI, EMENDAMENTI SEGNO DI INCIVILTA' GIURIDICA (ANSA) - ROMA, 5 FEB - L'Unione Camere Penali Italiane ''contesta con vigore'' gli emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza approvati nelle ultime ore, che prevedono l'obbligo di custodia cautelare a carico degli indiziati per stupro, e l'abolizione del divieto per il medico di denunciare lo stato di clandestinita' del proprio assistito: ''riflettono la profonda incivilta' giuridica che anima il nostro attuale legislatore ed impongono una ferma protesta in segno di rispetto della nostra costituzione''. ''Questi emendamenti - lamentano i penalisti - danno la misura di una concezione aberrante dello strumento penale, ancora una volta concepito ed utilizzato quale mezzo di propaganda, anche a costo di incorrere in palese incostituzionalita' ''. In particolare, l'emendamento in materia di stupro ''offende i piu' comuni principi di civilta' giuridica e mortifica l'indipendenza del giudice''. ''Porre l'obbligo normativo di custodia cautelare a carico di un indiziato di un pur cosi' orribile delitto significa - spiega l' Ucpi - sacrificare i principi di necessita' ed adeguatezza della privazione della liberta' di chi e', fino alla sentenza definitiva e per dettato costituzionale, presunto innocente. Ne deriva il rischio di delegittimare l'operato del giudice, l'unico che puo' e deve valutare caso per caso la necessita' e l'adeguatezza di una misura di privazione della liberta'. Escludere la concessione delle misure alternative alla detenzione sulla base del reato di cui si e' imputati corrisponde a negare la necessita' rieducativa della pena sancita dalla Costituzione, e mortificare l'esercizio della giurisdizione''. Inoltre, l'emendamento che abolisce il divieto per il medico di denunciare lo stato di clandestinita' del proprio assistito ''viola uno dei principi deontologici della professione sanitaria, e rappresenta un attentato al diritto alla salute costituzionalmente garantito''. (ANSA). FH 05-FEB-09 17:33 NNN |
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